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Il governo dei talebani in Afghanistan è in via di costituzione, ma il regime uscito vincitore dalla guerra ventennale con l’Occidente recentemente conclusasi con il ritiro delle truppe straniere dal Paese è atteso dalla sua prima, vera prova diplomatica. Una diplomazia sui generis e messa in campo da un governo che nasce, primo nella storia recente, al di fuori se non addirittura contro l’attuale ordine globale, ma pur sempre diplomazia. Il destinatario di queste mosse è l’Uzbekistan, Paese confinante e da tempo attento a ogni scenario che riguarda la “tomba degli imperi”. L’oggetto del contendere sono gli aerei e gli elicotteri dell’aviazione del deposto governo di Kabul portati all’estero dai loro equipaggi nei giorni in cui la Repubblica Islamica dell’Afghanistan collassava e si riaffermava l’Emirato talebano.

La fuga dell’aviazione afghana

Secondo gli analisti, almeno 45 aerei hanno lasciato l’Afghanistan nei giorni del collasso del governo di Kabul e hanno portato all’estero diversi profughi intenti a scappare dai nuovi padroni del Paese. Almeno seicento persone, secondo il Wall Street Journalhanno in questo modo attraversato i confini afghani. Il Center for Strategic and International Studies(Csis) ha recentemente pubblicato delle fotografie satellitari scattate a pochi giorni di distanza sull’aeroporto uzbeko di Termez. Nella prima, datata 16 agosto, si vedono sulla pista dieci elicotteri (Mi-17, Mi-25, Uh-60) e ventuno aerei tra aerei da trasporto C-208 e A-29 Super Tucano da attacco; nella seconda, del 21 agosto, la pista appare invece sgombra e gli asset militari messi in un deposito o spostati.

Di fatto i talebani richiedono ora la restituzione in loro mano di questi velivoli in nome della legittimazione del loro governo come depositario del potere in Afghanistan. Consci che tra le sacche di resistenza del Pansjhir, l’insorgenza dell’Isis-K ed eventuali altri problemi securitari le loro forze attuali non sono sufficienti a mantenere il controllo del Paese in assenza di un’efficace aviazione, inoltre, gli studenti coranici reclamano spazi di manovra maggiori.

Via alla trattativa?

Tashkent vuole veder stabilizzato l’Afghanistan, mantiene operativa l’ambasciata a Kabul e il consolato a Mazar-e-Sharif e utilizza un approccio a due facce sul fronte del legame con il nuovo governo. Da un lato, l’Uzbekistan è stato il Paese che maggiormente ha consentito agli occidentali di utilizzare il suo spazio aereo per l’evacuazione dei profughi afghani e del personale civile e militare; dall’altro, ha mantenuto un approccio ambiguo sul fronte dell’apertura all’ingresso di rifugiati afghani sul suo territorio, ha cercato assicurazioni con i talebani per evitare repressioni sui cittadini scappati sul suo territorio e poi rientrati in patria, utilizza un approccio schiettamente realista. Il quale porta a prendere consapevolezza del fatto che il confine con l’Afghanistan talebano è una realtà di fatto e che evitare grane con un Paese tanto legato a problematiche di terrorismo e estremismo religioso può essere una sfida rischiosa.

C’è dunque spazio per una trattativa, in un contesto che mostra quanto su scala regionale il gioco si stia facendo tutt’altro che ostile per i talebani. Gli Stati Uniti hanno canali informali di comunicazione con i combattenti afghani che non vogliono veder esaurirsi, mentre come sottolinea Il Foglio, “Russia, Cina, Pakistan e Iran hanno mantenuto aperte le loro ambasciate a Kabul e non vorranno mettersi di mezzo” specie se dai talebani arriveranno concessioni.

Un rebus complesso

La trattativa per il ritorno in Afghanistan dei mezzi potrà in prospettiva dunque aprirsi quando i talebani avranno scoperto le carte sul loro governo, complice il fatto che gli studenti coranici hanno una vitale necessità di rimpinguare le forze della loro aeronautica. Dei 7 esemplari di A-29 Super Tucano catturati nel corso dell’avanzata, 6 sono stati resi inservibili e utili solo come sorgenti di parti di ricambio, mentre solo un Cessna 208B da trasporto resta operativo. Il fine della richiesta di restituzione è chiaro: le forze armate afghane addestrate dagli occidentali hanno impiegato i velivoli per combattere l’insurrezione talebana, mentre ora gli stessi “studenti coranici” puntano a utilizzare i velivoli lasciati indietro per piegare sul nascere eventuali movimenti di resistenza e per contrastare i loro nemici.

Ma chi, ora come ora, ha la volontà di posizionare i talebani nel campo degli irriducibili nemici da escludere definitivamente dal consesso di qualsiasi trattativa? Non gli Usa, per la questione dell’evacuazione; non le potenze regionali, per calcolo geopolitico; non Russia e Cina, che sentono tutte le voci in parte. Pensare che a farlo possa essere l’Uzbekistan rompendo sugli aerei, ragionando sul medio periodo, è in quest’ottica molto difficile.

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