La prima nave porta-droni europea? Entro il 2026 arriva al Portogallo. E intanto Turchia, Cina e Iran…

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La marina portoghese riceverà entro quest’anno la prima nave porta-droni appositamente costruita dall’Unione Europea, la “D. João II”.

La nave, formalmente denominata Piattaforma Navale Multifunzionale, è in costruzione presso il cantiere navale olandese Damen, in base a un contratto firmato il 24 novembre 2023, mentre il 7 ottobre del 2024 è avvenuto il taglio della prima lamiera. Il progetto è stato finanziato dal Recovery and Resilience Facility dell’Unione Europea, che fa parte di NextGenerationEU, per un valore di 94,5 milioni di euro, a cui si aggiungono 37,5 milioni di investimenti statali portoghesi.

La nave è destinata a supportare missioni di lunga durata, tra cui la sorveglianza marittima, la ricerca scientifica, il monitoraggio ambientale e la protezione civile nell’ampio dominio marittimo del Portogallo, ed è concepita fin dall’inizio per gestire droni aerei, di superficie e sottomarini come funzione primaria. L’architettura dei sistemi di bordo integra calcolo ad alte prestazioni, gestione di dati su larga scala, concetti di digital twin e Intelligenza artificiale. È inoltre destinata a fungere da piattaforma di test e sperimentazione per il più ampio ecosistema di innovazione portoghese, inclusa la Zona Livre Tecnológica Infante D. Henrique di Tróia.

Le specifiche tecniche

In termini di dimensioni, la “D. João II” ha una lunghezza di 107,6 metri, una larghezza di 20 metri e un dislocamento di circa 7mila tonnellate, ovvero poco più del dislocamento di una fregata classe Bergamini (o FREMM) della Marina Militare italiana. La propulsione è assicurata da due motori conformi allo standard Tier III, che consentono una velocità massima di circa 15,5 nodi. Nel gennaio 2025 è stata confermata la scelta di Schottel per la fornitura dei sistemi di manovra della nave, costituiti da due propulsori azimutali EcoPeller SRE 560 e un TransverseThruster STT 3 FP. L’equipaggio standard è di 48 persone, con possibilità di ospitare 42 specialisti aggiuntivi, tra cui scienziati e operatori di sistemi senza pilota. In situazioni di emergenza, la nave può ospitare temporaneamente tra 100 e 200 persone aggiuntive.

La nave ha un ponte di volo continuo di circa 94 metri e supporta il lancio e il recupero di droni aerei, con hangar dedicati per l’assemblaggio, la preparazione e la manutenzione, e strutture dimensionate per elicotteri di medie dimensioni, come NH-90 o SH-60, e per elicotteri pesanti come l’EH-101. Per le operazioni di superficie e sottomarine, la nave include hangar dedicati, sistemi di lancio e recupero e una rampa di poppa per veicoli senza pilota di superficie e subacquei, supportati da sistemi di posizionamento e comunicazione. La capacità di carico utile include spazio per un massimo di 18 container standard , configurabili per laboratori, camere iperbariche o funzioni ospedaliere, nonché 18 veicoli leggeri, tra cui ambulanze e fino a dieci imbarcazioni oltre al complemento organico. La “D. João II” trasporta anche il ROV “Luso”, un veicolo telecomandato in grado di operare a profondità fino a 6mila metri per ispezioni e attività sui fondali marini. La durata in mare è specificata fino a 45 giorni, consentendo missioni prolungate senza supporto logistico nelle vicinanze.

Il confronto con le altre unità

L’unità, più che per il combattimento, è decisamente pensata per la sorveglianza, del resto lo spazio marittimo del Portogallo, che si estende per circa 4 milioni di km quadrati, lo rende il più grande Stato costiero dell’UE e uno dei più grandi a livello mondiale, con la terza Zona Economica Esclusiva (ZEE) più grande d’Europa, circa 18 volte più grande della terraferma.

Il Portogallo si unisce così a quei Paesi che hanno in linea unità navali porta-droni (Cina, Iran e Turchia), sebbene per scopi profondamente diversi, almeno parlando dal punto di vista ufficiale.

La Turchia ha infatti in servizio la “Anadolu”, una vera a propria portaerei per droni in grado di lanciare e recuperare veicoli senza pilota da combattimento appositamente pensati per essere imbarcati. La Cina ha mostrato particolare attenzione a questa soluzione con un’unità particolarmente grande – circa quanto una LHD – dalla curiosa scelta costruttiva di avere due isole separate di grandezza diversa sul ponte di volo: soluzione simile a quella della nostra nave “Trieste” e delle portaerei britanniche classe Queen Elizabeth. L’Iran ha optato per una soluzione ancora meno costosa, se possibile, di quella portoghese, riadattando un mercantile a nave porta-droni con pesanti lavori di adeguamento per la costruzione di un ponte di volo con ski-jump.

La soluzione rappresentata dalla nave porta-droni non è solo valida per le medie e piccole potenze, come appare evidente dalla decisione cinese, ma risponde a un nuovo concetto di proiezione di potenza dal mare che permette di avere più flessibilità (l’approntamento è più rapido e meno dispendioso), scalabilità e riduzione dei rischi connessi all’utilizzo di piattaforme manned.