In amore e in guerra tutto è lecito, come ci ha insegnato lo scrittore inglese John Lily, ed ecco che una portaerei può essere trasformata in una centrale atomica se si stratta di sicurezza nazionale. La USS Gerald Ford, nave della Marina statunitense alimentata da reattori nucleari, potrebbe presto cambiare pelle e tramutarsi in una fonte di approvvigionamento energetico per le infrastrutture militari. Non come un bruco a cui spuntano le ali trasformandosi irreversibilmente in un’elegante farfalla fino alla fine del suo tempo, ma più come una rondine che torna nei mesi caldi per nidificare e non fare mancare il cibo ai suoi piccoli: dalla USS Ford potrebbe essere prelevata energia da trasferire sulla terraferma in occasione delle sue soste in porto.
La cornice a un primo tentativo di questo tipo sarà la località marittima di Norfolk, al cospetto di alti ufficiali della Marina e del Pentagono. Il Dipartimento della Difesa, non a caso, sta investendo nella messa a punto di alternative originali al fine di garantire la produzione e il flusso energetici ove le infrastrutture tradizionali dovessero subire danni irreparabili ed essere destinate a divenire reperti archeologici dell’ingegneria del nostro tempo.
Da imbarcazione a centrale: come tracciare il destino della portaerei
La USS Gerald Ford, sin dalla sua progettazione, non è mai stata una nave come le altre. I due reattori di tipo A1B sono in grado di produrre un quantitativo di energia molto più consistente rispetto a quelli A4W installati sulle portaerei di classe Nimitz. I reattori di nuova generazione necessitano di meno personale nelle attività di manutenzione e sono in grado di alimentare delle tecnologie avanguardistiche a elevato consumo energetico come sistemi di radar e di armi laser.
L’idea di fare della nave un impianto elettrico potrebbe divenire realtà secondo il seguente schema: l’energia prodotta a bordo sarebbe trasferita dal proprio sistema elettrico a quello delle infrastrutture terrestri, dapprima nella base navale di Norfolk e un domani chissà. Se l’esperimento dovesse avere successo, in quel di Washington avrebbero da festeggiare, considerato che l’energia fluente nei sistemi elettrici non sarebbe garantita da estrazioni o importazioni di combustibile ma da una nave ormeggiata in qualche località costiera.
Attenzione, però, a farsi prendere dall’entusiasmo. Il trasporto di energia dalla portaerei alla terraferma avverrà secondo un percorso irto di ostacoli in quanto le reti elettriche necessitano di perfetta sincronizzazione e integrazione per poter scongiurare eventuali guasti o danni da sovraccarico. L’operazione non è dunque priva di rischi, ma se andasse in porto rappresenterebbe una pietra miliare nell’universo delle fonti di approvvigionamento.
Le preoccupazioni del Pentagono
La pandemia prima e le guerre poi hanno messo a nudo le fragilità intrinseche alle catene di approvvigionamento, così molti Paesi nel mondo si stanno adoperando per non essere più in balia delle tempeste originate a diverse latitudini e i cui effetti risuonano su scala globale. Al Pentagono non è un caso che vogliano individuare dei sistemi alternativi in grado di garantire elettricità a centri di comando, radar e strutture militari anche in situazioni emergenziali comportanti una carenza totale di approvvigionamento o di falle nell’intero apparato elettrico.
Tante delle infrastrutture di trasmissione elettrica sono ormai datate e non sono più in grado di stare al passo con la digitalizzazione che avanza inesorabile, tutt’al più se gli interventi di ammodernamento sono troppo costosi. Per giunta, buona parte delle strutture militari sono dotate di strumenti di emergenza fondati su sistemi di emergenza alimentati da diesel. Questi impianti necessitano di forniture continuative di combustibile e ove mancasse, non sarebbero funzionanti durante le crisi in cui dovrebbero attivarsi.
La USS Ford e l’esperimento che a breve la vedrà coinvolta sono da interpretarsi come un trampolino di lancio verso un futuro dove molti equilibri dipenderanno dal controllo delle fonti e dal loro sfruttamento, ragione per cui ogni tentativo non solo è lecito ma financo d’obbligo.
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