La Polonia rilancia sulla russofobia: Tusk mette l’elmetto contro Putin

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Difesa /

Donald Tusk ha un obiettivo per la guerra in Ucraina: il sostegno risoluto al Paese invaso contro la Federazione Russa, a qualsiasi costo e al netto di qualunque evoluzione nel campo di battaglia. Il primo ministro polacco di centro-destra e leader di Piattaforma Civica, tornato al potere circa un anno fa, non ha mutato linea sull’Ucraina rispetto al precedente governo di Mateusz Morawiecki, esponente del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS).

Mentre in Ucraina la sottile linea rossa verso l’escalation si restringe sempre più, i missili occidentali colpiscono il suolo russo e Mosca avanza gradualmente ma inesorabilmente nel Donbass, Tusk non lascia, raddoppia. Come ha scritto Diana Mihaylova su queste colonne, Tusk ha parlato di recente di una “fase decisiva” dove “la minaccia del conflitto globale è seria e reale”. E paventato l’idea dell’escalation. Fino ad ora l’ex primo ministro polacco era stato fermo nelle scelte ma più parco nei toni rispetto agli esponenti del PiS.

Moderati o nazionalisti al potere? Sulla Russia non cambia nulla in Polonia

A inizio guerra in Ucraina il leader del PiS e vicepremier polacco Jaroslaw Kaczynski aveva proposto “una missione di pace” della Nato, “protetta da forze armate” in Ucraina. Sia Morawiecki che Tusk hanno agitato lo spauracchio russo per spingere in avanti la spesa per la Difesa, che la Polonia porterà oltre il 4,7% del Pil nel 2025 per comprare antiaerea americana, blindati e carri armati dalla Corea del Sud e molti altri mezzi in un piano di riarmo di cui abbiamo parlato.

Tusk, che si presentava come moderato, non smentisce i predecessori sovranisti e, anzi, alza la posta: lo fa per rafforzare la tendenza al contenimento della Russia e valorizzare il suo ruolo agli occhi degli Stati Uniti e con l’intento preciso di cogliere il mutato vento in Europa.

Con i Paesi baltici chiamati a un ruolo decisivo nell’Unione Europea in termini di sicurezza e difesa, come confermato dalla nomina dell’ex premier estone Kaja Kallas per guidare la Politica Estera e di Sicurezza Comune e dell’ex capo di governo lituano  Andrius Kubilius per il nuovo commissariato alla Difesa e allo Spazio, la Polonia vuole rafforzare il suo ruolo di gendarme Usa in Europa orientale e pivot atlantico nell’Ue. Per farlo serve consolidare la relazione con Washington, mostrarsi capace di deterrenza in materia di contrasto alla Russia e creare anche sub-alleanze europee capaci di reggere.

Perché Varsavia vuole contenere la Russia

In tal senso, la relazione speciale di Varsavia è con quei Paesi che fanno del contenimento della Russia un asset della loro politica militare, a partire dall’immancabile Regno Unito. Una politica estera e militare antirussa significa, in prospettiva, una scelta compiutamente in antitesi ai crescenti venti ostili a un prosieguo del contenimento della Russia via Ucraina che emergono nelle cancellerie europee occidentali, e potrebbe in particolar modo mettere in collisione Varsavia con la Germania, a cui l’attivismo della Polonia è costato la distruzione del gasdotto Nord Stream.



In tempi di escalation Tusk sceglie di farsi incendiario ancora più che pompiere. Da un leader della sua esperienza, gli inviti a un rilancio della conflittualità con la Russia suonano come duri ammonimenti. E del resto non si può non sottolineare come per i polacchi, in fin dei conti, il sostegno all’Ucraina sia un mezzo, non un fine, della politica estera anti-russa. Basti pensare a quanto la solidarietà bilaterale sia venuta meno ai tempi delle rivolte contadine di fine 2023 e inizio 2024, quando i governanti di Varsavia bloccarono il grano ucraino, tra le poche esportazioni rimaste a Kiev, per non fargli fare concorrenza a quello prodotto in Polonia.

Varsavia è una delle poche capitali a vivere in termini di “guerra per procura” la battaglia contro Mosca. Il fine è dissanguare la Russia con le armi occidentali, le truppe ucraine e l’economia europea. Nemmeno gli Usa hanno una strategia di contenimento così attiva, mentre il Regno Unito la inserisce in un quadro securitario più ampio di proiezione regionale. Per la Polonia conta mostrarsi come gendarme atlantico e danneggiare la Russia.

L’ombra della storia sulla geopolitica polacca

I fantasmi della storia ritornano: cambiano i governi, ma resta il principio che rende la russofobia un vero e proprio motore della politica estera polacca. Non è, o non è solo, l’ostilità a Vladimir Putin a spingere Varsavia, ma una presa d’atto chiara: nella memoria storica collettiva dei polacchi, il timore di un’espansione russa verso i propri confini evoca un incubo strategico che si è manifestato più volte nel passato.

Questo scenario ha segnato due momenti cruciali della storia del Paese: alla fine del Settecento, con le spartizioni della Polonia, e nel 1939, quando l’invasione sovietica dopo l’aggressione tedesca contribuì a cancellare la sua sovranità. La Polonia ha storicamente collegato i periodi di maggiore stabilità geopolitica a quelli in cui in Europa si trovava di fronte una Russia incapace di aggredirne i confini o in crisi interna, e oggi ritiene che un eventuale fallimento di Putin in Ucraina potrebbe ricreare condizioni favorevoli di equilibrio per la propria sicurezza.

Ora, una volta di più in quell’Ucraina parte integrante delle “terre di sangue” dove si combatté una parte decisiva della Seconda guerra mondiale la Polonia vede l’anticamera del suo destino. Mano a mano che la Russia avanza sul campo di battaglia i timori atavici e gli obiettivi geopolitici di breve termine si saldano nella coscienza collettiva della leadership polacca. Alimentando un atteggiamento che è tutto fuorché improntato alla prudenza. Contribuendo a surriscaldare pericolosamente il gelido autunno esteuropeo.