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Decine di missili da crociera, balistici e ipersonici sono stati lanciati dalla Russia in queste ore da terra, dal mare e dall’aria. Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, insieme all’omologo bielorusso Alexander Lukashenko hanno supervisionato quelle che sono le più imponenti manovre missilistiche congiunte della Russia dai tempi della Guerra Fredda.

Come riportato da Sergei Shoigu, ministro della Difesa di Mosca, le esercitazioni si stanno svolgendo per testare “le armi nucleari e quelle di maggiore potenziale in un unico circuito di controllo durante l’attivazione delle forze offensive strategiche”, che tradotto dal linguaggio tecnico militare significa che la Russia sta testando il complesso potenziale della sua deterrenza strategica (leggasi nucleare ma non solo) in cielo, mare e terra. Sappiamo che nelle esercitazioni sono state coinvolti unità e mezzi delle forze aerospaziali, del distretto militare meridionale, delle forze missilistiche strategiche, delle flotte del Mar Nero e del Nord.

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A sua volta, Valery Gerasimov, capo di stato maggiore della Federazione Russa, ha delineato l’obiettivo principale dell’esercitazione in atto: elaborare le azioni delle forze offensive strategiche “per infliggere una sconfitta certa al nemico”.

Le manovre di sono state divise in due fasi: dapprima esercitarsi a condurre operazioni militari utilizzando armi di maggiore potenziale (quindi vettori nucleari), in un fittizio “attacco massiccio di rappresaglia”, come affermato da Gerasimov. Pertanto le forze aerospaziali hanno lanciato con successo missili ipersonici Albm (Air Launched Ballistic Missile) tipo Kh-47M2 Kinzhal, mentre navi e sottomarini delle flotte del Mar Nero e del Nord hanno lanciato missili da crociera 3M54 Kalibr e missili ipersonici 3M22 Zirkon su bersagli marittimi e terrestri. Nella regione di Astrakhan, durante la seconda fase, presso il sito di Kapustin Yar, il complesso Iskander-K ha eseguito un lancio di un missile da crociera, mentre un missile balistico intercontinentale (Icbm) tipo Yars è stato lanciato dal cosmodromo di Plesetsk nel sito di Kura in Kamchatka. Inoltre missili da crociera sono stati impiegati da bombardieri strategici a lungo raggio Tupolev Tu-95MS nell’area di Kura e Pemboi. Dalle acque del Mare di Barents un sottomarino nucleare strategico della Flotta del Nord della classe project 667BDRM (Delta IV in codice Nato), il Karelia, ha lanciato un missile balistico intercontinentale (Slbm) Sineva.

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“I compiti previsti durante l’esercizio delle forze di deterrenza strategica sono stati completati in pieno, tutti i missili hanno colpito i bersagli designati, confermando le caratteristiche specificate”, afferma il sito web del Cremlino. Il comunicato sottolinea anche che le esercitazioni erano state pianificate in precedenza. Intanto prosegue l’esercitazione congiunta russo-bielorussa Allied Resolve 2022.

L’ultimo giorno della seconda fase delle imponenti manovre terrestri e aeree che si sta tenendo su suolo bielorusso è il 20 febbraio: cominciata il 31 gennaio, nella sua prima fase (conclusasi il 9 febbraio) ha visto la rapida ridistribuzione e creazione di raggruppamenti di truppe in Bielorussia con la contestuale organizzazione della protezione e difesa di importanti strutture civili e militari nonché del confine e dello spazio aereo. La seconda fase, invece, ha visto le manovre vere e proprie che sono rivolte al contrasto di un’aggressione esterna e alla protezione degli interessi nazionali di Russia e Bielorussia, con l’impiego di unità meccanizzate, corazzate e missilistiche campali. Le circa 30mila truppe russe mobilitate si sono esercitate nei campi di addestramento di Domanovsky, Gozhsky, Obuz-Lesnovsky, Brest, Osipovichsky e in aree separate della Repubblica di Bielorussia. Sono stati coinvolti anche gli aeroporti di Baranovichi, Luninets, Lida e Machulishchi e per la prima volta la Russia ha coinvolto anche i suoi sistemi di missili balistici a corto raggio Iskander-M al di fuori del territorio della Federazione.

L’esercitazione, che ha visto l’impiego di numerose unità di terra – compresi i reggimenti da difesa aerea armati di sistemi S-400 – ha coinvolto anche l’aviazione: due bombardieri russi Tu-22M3 a lungo raggio hanno effettuato voli di pattuglia nello spazio aereo della Bielorussia. In alcune fasi del percorso, gli aerei a lungo raggio sono stati scortati dai caccia Su-35 delle forze aerospaziali russe.

A quanto sembra, Aleksandr Volfovich, capo del Consiglio di sicurezza della Bielorussia, avrebbe affermato oggi che nessuno ha mai detto che le truppe russe sarebbero tornate in Russia domani o dopodomani al termine delle manovre. L’esercitazione Allied Resolve termina domani ma “l’ispezione continua”, riferisce ancora Volfovich, fino a quando lo diranno i comandanti in capo (Putin e Lukashenko), gettando ulteriore inquietudine nella possibilità che le forze russe presenti in Bielorussia possano venire usate per una possibile invasione in Ucraina.

Nei giorni scorsi tre Tu-22M3 armati di missili da crociera antinave Kh-22 e MiG-31K dotati di Kinzhal sono stati trasferiti alla base siriana di Hmeimim per partecipare alle esercitazioni navali del raggruppamento tra flotte della marina russa nel Mediterraneo orientale. Proprio per questo motivo quel settore di mare è attualmente attentamente monitorato – insieme a Mar Nero e Baltico – dalla ricognizione della Nato: quest’oggi un Boeing RC-135U dell’Usaf è decollato dalla base aeronavale cretese di Suda e ha svolto una missione di sorveglianza di cinque ore prima di rientrare intorno alle 12:00. Nel Mediterraneo orientale sono attualmente anche presenti i Csg (Carrier Strike Group) della portaerei francese Charles de Gaulle e quelli della portaerei italiana Cavour. Risulta che almeno un MiG-31 abbia effettuato un lancio simulato (di tipo elettronico) di un Kinzhal durante l’esercitazione, mentre un Tu-22, scortato da quelli che sono sembrati due Su-30SM si è avvicinato proprio alla portaerei francese attentamente sorvegliato dai Rafale della Marine Nationale.