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Robert Wood, inviato degli Stati Uniti alla conferenza sul disarmo di Ginevra, ha dichiarato giovedì che la Cina sta “guardando” allo sviluppo di sistemi d’arma autonomi navali e aerei a propulsione nucleare, avvertendo che se Pechino intraprendesse questa strada la stabilità strategica verrebbe compromessa.

Come riporta Associated Press (AP), il diplomatico ha affermato che la Cina non ha ancora stabilito un programma di sviluppo di queste armi o non è ancora in grado di fare un uso militare di questa tecnologia. I suoi commenti, però, hanno suggerito che Pechino è interessata ad “armi nucleari esotiche” come i droni sottomarini e missili da crociera a propulsione nucleare che la Russia ha già dimostrato di essere in grado di sviluppare. “Questo è qualcosa a cui mirano”, ha detto Wood. “Se dovessero sviluppare questo tipo di armi e sistemi aerei, avrebbero gli strumenti necessari per cambiare la stabilità strategica in modo dinamico”.

Wood, facendo notare i progressi della Cina nella qualità e quantità dei suoi sistemi d’arma, ha affermato anche che il loro livello non è più quello di 10 anni fa, ribadendo anche che, a suo giudizio, Pechino sta cercando armi simili ad alcuni dei vettori a propulsione nucleare che i russi stanno sviluppando.

Il riferimento, qui, è al missile da crociera Burevestnik e al supersiluro Poseidon, annunciati al mondo per la prima volta dal presidente Vladimir Putin a marzo del 2018 durante l’annuale discorso sullo stato della Federazione Russa. “Ora ci ascolterete”, furono le parole di Putin rivolte agli Stati Uniti e al loro scudo antimissile il cui ombrello è presente anche in Europa grazie al sistema Aegis Ashore situato in Romania e in Polonia. Mosca ha infatti espresso preoccupazione per il fatto che tali difese potrebbero minare la capacità di deterrenza delle sue forze nucleari strategiche, sebbene Washington abbia sempre insistito sul fatto che il suo sistema antimissile è progettato per proteggere gli Stati Uniti e l’Europa dai missili nordcoreani e iraniani, non da quelli russi o cinesi.

In effetti se guardiamo alla dislocazione geografica del Gmd (Groud-based Midcourse Defense), i cui silos di lancio sono situati in Alaska e in California, possiamo dire che i suoi vettori non sarebbero in grado di intercettare i missili intercontinentali provenienti dalla Russia e diretti verso la costa orientale e gli Stati Uniti centrali, che seguirebbero una traiettoria grossomodo polare. I due Aegis Ashore europei, invece, potrebbero essere efficaci contro un attacco missilistico verso il Vecchio Continente e potrebbero avere qualche chance di neutralizzare i vettori intercontinentali lanciati verso gli Stati Uniti.

L’evoluzione delle armi russe

Il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik (9M730 o SSC-X-9 “Skyfall” in codice Nato) è pensato per essere lanciato da velivoli e unità navali ed ha un raggio d’azione illimitato proprio grazie al suo particolare sistema propulsivo. Il vettore, che sembra rientrare nella categoria ipersonica in quanto si dice abbia una velocità superiore a Mach 5, è stato svelato per la prima volta a luglio del 2019 in un breve video che ne ha permesso di apprezzarne le dimensioni e le linee generali.

In quello stesso filmato si è visto anche il supersiluro atomico Poseidon (già noto come Status-6): un’arma strategica di rappresaglia che può essere lanciata dal sottomarino Belgorod, un Ssgn modificato della classe Antey (o Oscar II per la Nato) che recentemente ha effettuato le sue prime prove in mare. Il siluro, dalle dimensioni ragguardevoli, è sostanzialmente un drone a propulsione e carica nucleare che può essere considerato una loitering munition, ovvero un sistema d’arma automatico in grado di restare in attesa di entrare in azione per un tempo indefinito. Si ritiene che il Poseidon sia in grado di avere anche un profilo di missione diverso da quello che ne prevede il lancio da un sottomarino: alcuni analisti ritengono possa essere “posato” da una nave appoggio e rimanere in attesa restando fermo sul fondale marino.

Queste caratteristiche fanno capire, quindi, l’interesse cinese per sistemi d’arma autonomi a propulsione nucleare: dei veri game changer del campo di battaglia che vanno ad aggiungersi alle nuove testate nucleari ipersoniche (Hgv), agli stessi missili da crociera ipersonici e agli sciami di droni dotati di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico (machine learning). Attualmente gli Stati Uniti non hanno programmi per la costruzione di missili (o siluri) a propulsione atomica, sebbene l’idea originaria fosse loro: il Progetto Plutone nato negli anni ’60 e rapidamente abbandonato da Washington, benché funzionante, per le implicazioni di carattere politico e per alcune questioni tecniche. Risulta quindi chiara la preoccupazione statunitense in merito alla possibilità di vedere questo tipo di armi anche in mano alla Cina, suo principale avversario in questa fase storica.

Il peso della propaganda

Sempre AP riferisce che alla richiesta di commentare le dichiarazioni di Wood sull’interesse della Cina nello sviluppo di missili da crociera a propulsione nucleare e droni sottomarini, Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project presso la Federation of American Scientists, ha affermato di non aver sentito alcun funzionario del governo degli Stati Uniti fare un’affermazione simile. “Non sorprende” ha però aggiunto Kristensen “che la Cina stia sviluppando ed esplorando tecnologie su cui vedono altri lavorare” facendo anche notare che sviluppare nuove tecnologie nel campo degli armamenti e poi lasciarle “sullo scaffale”, piuttosto che metterle in servizio, “è un vecchio marchio di fabbrica dei cinesi”.

Come sempre accade, quando in atto c’è un’accesa competizione multilivello su scala globale tra Stati, certe dichiarazioni diplomatiche vanno attentamente soppesate per capire quanta propaganda vi sia dietro. Sicuramente la Cina in alcuni settori, così come la Russia, è più avanti rispetto agli Stati Uniti, che comunque stanno rapidamente colmando il divario (ad esempio sull’ipersonico), ma va anche considerato che spesso certa propaganda è funzionale alla diffusione della percezione di inferiorità per iniettare nuova linfa nell’apparato industriale bellico e per accrescere il ruolo dei militari all’interno della politica.

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