I Marines guardano al loro futuro e presentano la loro “nuova visione” per le sfide di domani, un proponimento che mira a colmare le lacune che potrebbero interessare il Corpo dopo il ritiro dei velivoli da combattimento che hanno rappresentato il nerbo della loro componente aerea degli ultimi 20-30 anni. Quando gli aerei da attacco al suolo AV-8B Harrier, gli elicotteri d’attacco AH-1Z Viper e i caccia F-18C/D Hornet andranno in pensione, il Future Attack Strike dovrà essere le risposta alle esigenze che emergeranno, garantendo combattività ed efficienza nell’Aviazione del Corpo dei Marine degli Stati Uniti d’America.
Il United States Marine Corps guarda oltre la generazione di velivoli che per decenni ha garantito supporto ravvicinato e la capacità d’attacco alle sue forze expeditionary. Con il progressivo ritiro dei velivoli ad ala fissa come gli Harrier e gli Hornet, dei veicoli ad ala rotante come i Viper e longevi utility HU-1Y Venom, il Corpo sta valutando una nuova architettura di capacità operative basata su Progetto FASt, o Future Attack Strike, un piano che punta a colmare il vuoto lasciato da queste piattaforme con una soluzione unica o, più probabilmente, con una nuova famiglia di sistemi integrati. A rivelarne i primi propositi, è stato il più recente piano annuale dell’aviazione dei Marines, le cui informazioni pubblicate da The War Zone ci aiutano a comprendere la rotta.

Piattaforme diverse, bersaglio in comune
L’idea alla base del programma è quella di sviluppare una piattaforma – o una “capacità” operativa, secondo la definizione ufficiale – in grado di combinare attacchi cinetici e non cinetici, di guerra elettronica, e che abbia la capacità di integrazione con velivoli senza pilota. Il sistema dovrà operare all’interno di una rete di sensori e tiratori distribuiti – come previsto dai principali programmi avanzati nel campo del terzo dominio – contribuendo alla cosiddetta kill web della forza congiunta, ossia una rete di ingaggio in cui piattaforme diverse condividono dati e targeting in tempo reale.
Come possiamo apprendere, il programma è ancora in fase preliminare, ma il lavoro concettuale guidato e illustrato dal team Expeditionary and Maritime Aviation-Advanced Development del Naval Air Systems Command, lascia comunque percepire indirizzi rilevanti. Secondo quanto indicato nel piano dell’aviazione dei Marines per il 2026, l’obiettivo è quello di sviluppare una capacità che possa fornire al Corpo fuoco a lunga distanza, supporto aereo ravvicinato e interoperabilità digitale avanzata, con un’entrata in servizio operativa prevista intorno alla metà del 2040.
Dopo una prima analisi, il progetto potrebbe sembrare “ridondante”. I Marines hanno infatti già avviato da anni la transizione verso il caccia di quinta generazione F-35 Lightning II nella variante B e C per sostituire gli Harrier e Hornet. Tuttavia, come osservato anche da The War Zone, il FASt potrebbe rappresentare il livello “basso” di una futura combinazione che possa ovviare a scenari ad alta e bassa intensità, contemplando una piattaforma “meno costosa e più flessibile da impiegare rispetto agli F-35“, soprattutto in basi avanzate o temporanee e piattaforme navali come le portaerei, le navi d’assalto anfibio e le portaelicotteri.
Con o senza pilota
Un elemento chiave riguarda le caratteristiche di decollo e atterraggio, dato che i Marines sono abituati a operare con caccia imbarcati e non imbarcati che a decollo verticale ed elicotteri. È infatti probabile che il Corpo cerchi e adotti ancora una volta soluzioni S/VTOL, cioè a decollo corto o verticale, per i suoi caccia multiriolo. Non a caso il Corpo osserva con interesse programmi sperimentali come l’HSVTOL del Comando operazioni speciali statunitense e il progetto Sprint della Darpa. Un programma che mira a sviluppare velivoli capaci di volare tra 400 e 450 nodi pur mantenendo capacità verticali. Tra i concept più avanzati c’è quello proposto da Bell Textron, basato su rotori alle estremità alari che si ripiegano durante il volo orizzontale. L’azienda sostiene che il design sia scalabile e possa generare versioni con o senza pilota, comprese configurazioni da attacco compatibili con i requisiti emergenti dei Marines.

La questione della velocità e dell’autonomia dei velivoli destinati a entrare a far parte della componente aerea dei Marines, non è secondaria. La dottrina operativa del Corpo, sempre più orientata verso conflitti ad alta intensità nel Pacifico, dove gli analisti del Pentagono simulano scenari che contemplano contrasti armati con avversari con forze armate tecnologicamente avanzate e convenzionali, come la Repubblica Popolare Cinese, prevede “dispiegamenti distribuiti su isole e basi avanzate“. Uno scenario in cui le unità devono necessariamente spostarsi rapidamente tra diversi punti operativi per ridurre la vulnerabilità ai missili a lungo raggio di un avversario pari grado come Pechino, spesso indicata come riferimento strategico con il quale confrontarsi.
L’evoluzione della guerra aerea
In tale contesto, elicotteri relativamente lenti e con raggio limitato potrebbero risultare sempre meno adatti alle esigenze future. Ciò non significa che siano destinati a scomparire nell’immediato: gli AH-1Z, ad esempio, stanno ricevendo nuove capacità di attacco stand-off come il mini missile da crociera Red Wolf, mentre gli UH-1Y vengono già impiegati come piattaforme di guerra elettronica. Il FASt, tuttavia, guarda oltre questa fase di transizione.
Un’altra caratteristica centrale sarà la capacità di operare in Manned-Unmanned Teaming, cioè in collaborazione con droni da combattimento. I Marines stanno già valutando l’impiego di velivoli senza pilota di nuova generazione, come varianti dell’XQ-58 Valkyrie o altri sistemi derivati dai programmi di Collaborative Combat Aircraft. In prospettiva, quindi, il Future Attack Strike potrebbe non essere un singolo velivolo ma un “ecosistema operativo“, composto da piattaforme con equipaggio, droni e sistemi di guerra elettronica connessi tra loro. Un modello coerente con l’evoluzione della guerra aerea contemporanea, sempre più basata sulla condivisione dei dati e sull’integrazione tra domini.
La tempistica, comunque, rimane lontana: l’entrata in servizio è prevista solo nella metà del 2034. Nel frattempo gli Harrier voleranno le loro ultime missioni quest’anno, mentre gli F-18 Hornet, ampiamente utilizzati dall’Us Navy delle operazioni che sono state condotte nei Caraibi e in Medio Oriente, dovrebbero essere ritirati entro la fine del decennio. Un programma come il FASt riflette perfettamente l’evoluzione della guerra aeronavale e la necessità di adattarsi a uno scenario strategico sempre più competitivo che secondo le analisi e le proiezioni, non può focalizzarsi più, solo ed esclusivamente, su avversari come i non-state armed actors o formazioni armate ingaggiate o coinvolte in conflitti a bassa intensità e non convenzionali, ma deve contemplare conflitti ad alta intensità con avversari convenzionali con capacità elevate.
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