La Nato tiene il punto: “Inviato il 98% dei mezzi promessi. Kiev può avanzare”

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Difesa /

Le forze armate ucraine si dicono pronte alla controffensiva. Il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov, ha evitato di fornire una data, parlando genericamente di attacco che inizierà “non appena ci sarà la volontà di Dio, il tempo giusto e una decisione dei comandanti, la faremo”.

L’idea è che Kiev non voglia dare indicazioni né su dove né su quando possa iniziare questa (più che attesa) avanzata verso le linee russe. In ogni caso, sembra certa l’imminenza delle operazioni dal momento che anche dal fronte atlantico è arrivata un’indicazione abbastanza chiara. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto che Kiev possiede ormai le “capacità necessarie per riconquistare i territori”, aggiungendo che “oltre il 98% dei veicoli da combattimento promessi all’Ucraina sono già stati consegnati. Ciò significa oltre 1.550 veicoli militari, 230 carri armati ed altre strumentazioni, incluso un enorme ammontare di munizioni. In totale abbiamo addestrato ed equipaggiato oltre 9 nuove brigate armate ucraine”.

Il rischio di un “assegno in bianco”

Le parole del vertice dell’Alleanza sottolineano che, arrivati a questo punto, il grosso del supporto necessario per l’eventuale controffensiva sia giunto a destinazione e che questo comporta inevitabilmente non soltanto il suo utilizzo, ma anche l’impossibilità di aspettarsi nuovi aiuti in grado di rivoluzionare le condizioni sul campo.

La precisazione di Stoltenberg serve a ribadire quella che è da sempre la linea americana e occidentale. Il supporto verso l’Ucraina è stato fondamentale e continua ad avere numeri importanti (solo gli Usa hanno inviato circa 35 miliardi di dollari di aiuti bellici). Un sostegno che non sembra destinato a cessare fino una “pace giusta”, come dicono i comandi Nato e le cancellerie europee e di Washington. Tuttavia, come già ampiamente ribadito dallo stesso presidente degli Stati Uniti Joe Biden, l’aiuto deve continuare “fino a quando sarà necessario” ma anche non trasformarsi in un “assegno in bianco”. Una formula utilizzata molto spesso da diversi esponenti dell’amministrazione democratica ma anche da i rivali del Partito Repubblicano e che sembra delineare una cornice sempre più precisa del limite all’invio di armi a sostegno della causa ucraina. Questo anche per rassicurare gli elettori americani che, mai troppo convinti del coinvolgimento in guerre viste come lontane, il prossimo anno saranno impegnati nella scelta del prossimo presidente degli Stati Uniti.

L’ansia di Kiev

Sul fronte interno ucraino, d’altro canto, non mancano dubbi sulla reale portata di questi aiuti e soprattutto sulla loro sufficienza. A questo proposito, Kiev si è spesso soffermata sui ritardi nelle consegne occidentali ma anche sulla necessità di ampliare la qualità oltre che la quantità dei mezzi e delle armi inviate dal blocco euro-atlantico: aiuti che sono certamente fondamentali ma che potrebbero non bastare a sostenere una controffensiva che voglia respingere e perforare la prima linea russa.

Non è inverosimile che questo continuo susseguirsi di allarmi e richiesti sia il frutto di una strategica psicologica tesa a non dare punti di riferimento a Mosca e a far sottovalutare le forze ucraine. In ogni caso, in assenza di dati certi, va anche ricordato come tra i documenti usciti dal Pentagono nella grande fuga di questo mese c’è anche quello che indica le grosse difficoltà di Kiev secondo l’intelligence Usa, con l’allarme sulla contraerea che potrebbe non avere scorte entro fine maggio. La verifica dei numeri e dei dati è pressoché impossibile, tuttavia non si può escludere che l’Ucraina, date anche le complessità logistiche e industriali occidentali, le differenze tra Paesi produttori e i freni di alcuni Stati, si trovi a gestire una controffensiva non così veloce né semplice sul piano dei rifornimenti.