La NATO nel Baltico cambia le regole: ora più libertà di abbattere eventuali minacce

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La NATO ha concordato di potenziare la sua missione di Air Policing nei Paesi Baltici trasformandola in una missione di difesa aerea. In questo modo si conferisce ai piloti un mandato più ampio, che include la possibilità di abbattere “oggetti che rappresentano una minaccia”, ha dichiarato mercoledì il presidente lituano Gitanas Nauseda come riportato da Reuters. “L’attuale missione di Air Policing è concepita per tempi di pace, quando i caccia reagiscono agli incidenti effettuando scorte. In questo modo dimostriamo di prendere atto degli incidenti. È una forma di deterrenza”, ha detto Nauseda ai giornalisti presenti al vertice NATO di Ankara, “tuttavia, la situazione odierna non è caratterizzata da un contesto di totale pace”. La missione potenziata garantirà “maggiore flessibilità e una risposta più rapida alle minacce aeree”, ha scritto su X il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna.

Lo scopo dell’Air Policing della NATO è salvaguardare l’integrità e la sicurezza dello spazio aereo dei Paesi dell’Alleanza o di quei partner che lo richiedono. Le forze aeree alleate raggiungono questo obiettivo monitorando costantemente tutto il traffico aereo in Europa e nelle aree limitrofe, il che consente loro di rilevare qualsiasi attività insolita e di rispondervi, compresa l’intercettazione di velivoli potenzialmente ostili. Inoltre, le forze di Air Policing della NATO forniscono assistenza agli aeromobili civili in difficoltà, ad esempio quando questi perdono il contatto con il controllo del traffico aereo.

Istituita nel 1961 durante la Guerra Fredda, l’Air Policing della NATO è da decenni parte integrante del sistema integrato di difesa aerea e missilistica dell’Alleanza. Operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per tutto l’anno, l’Air Policing della NATO rappresenta una costante in un contesto di sicurezza in rapida evoluzione, conferendo alla NATO la capacità di proteggere i propri cieli in tempo di pace. I paesi membri della NATO forniscono i velivoli e le risorse necessari per la sorveglianza dello spazio aereo agendo individualmente o in gruppi multinazionali sotto la direzione del SACEUR (Supreme Allied Commander Europe), il comando supremo alleato in Europa, per quei Paesi privi delle necessarie capacità aeree come appunto i tre Paesi Baltici, la Romania, la Slovenia, l’Albania, il Montenegro e l’Islanda. Attualmente, la NATO coordina cinque missioni regionali di Air Policing: dopo quella nei Baltici, l’Alleanza fornisce difesa aerea al fianco est in Romania, in Islanda, nei Balcani e nel Benelux.

L’Italia impegnata dal 2013

La missione nel Baltico è cominciata nel 2004, quando Estonia, Lettonia e Lituania sono entrate a far parte dell’Alleanza, e i caccia dei Paesi che forniscono protezione aerea sono basati a Siauliai in Lituania, a cui si è aggiunta la base di Amari in Estonia nel 2014 dopo gli eventi che hanno destabilizzato Crimea e Donbass. Dal 2024, anche la base aerea di Lielvarde, in Lettonia, è in grado di ospitare velivoli NATO impegnati in questa attività.

L’Air Policing rafforzata (Enhanced) sul fianco orientale della NATO è cominciata nel 2014 e nel 2022 siamo stati nella base aerea rumena nei pressi di Costanza per testimoniare l’attività svolta in quest’ambito dalla nostra Aeronautica Militare. Con l’avvio del conflitto in Ucraina, in quel settore si era da subito attivata L’EVA (Enhanced Vigilance Activity) ovvero il pattugliamento pressoché costante dei cieli rumeni invece di rispondere alle potenziali minacce esclusivamente in QRA (Quick Reaction Alert), ovvero decollando in scramble.

L’Italia ha iniziato a partecipare alle missioni di Air Policing a partire dal 2013 e la nostra Aeronautica Militare ha effettuato Air Policing in Islanda, in Lituania e in Estonia oltre che in Romania, ed effettua il servizio di sorveglianza dello spazio aereo dall’Italia a favore di alcune nazioni limitrofe, come Slovenia e Montenegro.

Tornando ai Baltici, la NATO nell’ambito dell’attività militare “Eastern Sentry”, avviata nel settembre 2025, sta schierando ulteriori risorse – tra cui altri caccia, aerei da sorveglianza, velivoli per il rifornimento in volo e da trasporto, nonché sistemi di difesa aerea – a integrazione delle attività Air Policing lungo il suo fianco orientale. Attualmente, i caccia della missione Baltic Air Policing vengono fatti decollare per intercettare e identificare ogni aereo militare russo in volo sulle acque internazionali adiacenti ai tre Stati baltici, dall’exclave russa di Kaliningrad fino al Golfo di Finlandia e al confine con la Russia vera e propria, e il rateo dei voli dei velivoli russi è aumentato dall’inizio del conflitto in Ucraina, facendo registrare anche alcuni casi di elevata tensione come in occasione dello sconfinamento nello spazio aereo estone o in quello svedese, sull’isola di Gotland.

Il “Fronte del Baltico”, insieme a quello “del Mar Nero” o meridionale, è quello più caldo dal punto di vista del confronto tra NATO e Russia: nel Mar Baltico, ad esempio, si sono registrati numerosi casi di taglio di cavi di comunicazione sottomarini mentre in Romania sono avvenuti sconfinamenti di UAV (Unmanned Air Vehicle) kamikaze russi e di USV ucraini deviati dall’EW (Electronic Warfare) russa.

L’ampliamento delle regole di ingaggio per i piloti che partecipano alla Baltic Air Policing è conseguenza dell’inasprimento delle intrusioni di droni, anche ucraini, nello spazio aereo NATO in quel settore geografico e la possibilità di abbattere le minacce in volo è la sua naturale conseguenza. Sebbene non siano state comunicate pubblicamente le regole di ingaggio, riteniamo con un alto grado di certezza che la possibilità di usare le armi in caso di intrusione sia devoluta al pilota solo per quanto riguarda gli UAV e non in caso di velivoli intrusori pilotati, per evitare un rapido allargamento del conflitto in atto in Ucraina.