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Difesa

La mente del “nuovo” esercito cinese: come è cambiato il braccio armato di Pechino

La Cina è pronta ad “aumentare la comunicazione strategica militare” con la Russia, continuando “la cooperazione concreta in vari campi” in modo “da arricchire le relazioni bilaterali e da dare un contributo stabile e positivo alla pace regionale e mondiale”....

La Cina è pronta ad “aumentare la comunicazione strategica militare” con la Russia, continuando “la cooperazione concreta in vari campi” in modo “da arricchire le relazioni bilaterali e da dare un contributo stabile e positivo alla pace regionale e mondiale”. In seguito all’incontro tra Xi Jinping e Vladimir Putin, tenutosi a metà settembre a margine del vertice dei Paesi Sco di Samarcanda, in Uzbekistan, il portavoce del Ministero della Difesa cinese, Tan Kefei, è stato chiarissimo: la convergenza sino-russa prosegue anche in ambito militare.

Gli eserciti russi e cinesi continueranno ad effettuare manovre congiunte e, probabilmente, approfondiranno campi di azione specifici in vista di eventuali, nuove, sfide. Osservando gli ultimi anni, in effetti, una buona parte delle riforme militari cinesi che hanno consentito al Dragone di modernizzare l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) sono state influenzate dal modello militare seguito dalla Russia. L’EPL ha assorbito la dottrina militare di Mosca tanto per ristrutturare le forze armate quanto per modernizzare l’equipaggiamento. Ma non è finita qui: Xi, da quando è salito al potere, ha stabilito un fermo controllo sulle forze armate, proprio come Putin aveva esercitato il suo ruolo di Commander-in-Chief all’indomani delle pessime prestazioni dei militari russi in Cecenia e Georgia.

Ciò nonostante sarebbe riduttivo e fuorviante considerare la cultura militare alla base dell’EPL alla stregua di quella che guida le forze del Cremlino. Tra i due Paesi si è instaurata una forte sinergia, rafforzata ulteriormente nell’ultimo decennio, segnata tuttavia da differenze sostanziali e una certa diffidenza reciproca.

Per molti analisti, addirittura, la Cina non considererebbe la Russia come una potenza militare degna di rispetto. Agli occhi di Pechino, questa posizione sarebbe ricoperta solo e soltanto dagli Stati Uniti. Secondo tale lettura il gigante asiatico non si accontenterebbe semplicemente di “copiare” l’hardware statunitense, ma starebbe lavorando sodo per imitarne anche la dottrina, il modo di fare la guerra e i principi C2 (cioè la componente relativa a comando e controllo).

Seguendo il citato punto di vista, per la Repubblica Popolare Mosca non sarebbe altro che un partner attualmente necessario, ma sempre meno imprescindibile per trarre lezioni di sviluppo. Quello che la Cina doveva apprendere dalla Russia lo ha già appreso, o tutt’al più, lo sta apprendendo adesso. Le più recenti riforme e innovazioni apportate all’EPL, infatti, vanno in un’altra direzione.



Il ruolo del professore Hu Xiaofeng

L’uomo che sta plasmando l’esercito cinese tramite la People’s Liberation Army National Defense University (PLANDU), in base agli scenari geopolitici esistenti e alle esigenze del governo cinese, si chiama Hu Xiaofeng.

Prima di spendere due parole su questo personaggio, vale la pena fare una piccola premessa sulla PLANDU. Fondata nel 1985, è la più prestigiosa accademia militare cinese, finanziata direttamente dalla CMC (Commissione Militare Centrale) e l’unica università di comando congiunto completo per il PLA. Il suo scopo consiste nel coltivare comandanti e quadri di alto livello per l’esercito, la marina e l’aviazione del PLA “modernizzato”.

Il principale campo del professore Hu è l’intelligenza artificiale, nonché la modellazione di scenari di conflitti, la loro simulazione e la ricerca operativa. Hu ha inoltre ricoperto diversi ruoli di prestigio, essendo stato presidente del Centro di simulazione di addestramento presso la National Defense University e vicepresidente del Dipartimento di guerra, comando e controllo informatizzato. Tra i suoi lavori accademici più interessanti troviamo un paper intitolato Joint Operations Planning Systems: issues and prospects, nel quale il professore ha delineato cinque questioni chiave che dovrebbe affrontare l’EPL per ottenere un’efficace pianificazione delle operazioni congiunte.



La modernizzazione 2.0 dell’esercito cinese

La prima questione chiave ruota attorno alla definizione del concetto di Joint Operations Planning System (JOPS), ovvero del sistema di pianificazione delle operazioni congiunte tra le varie forze dell’esercito. Hu sostiene che la guerra moderna renda più difficile effettuare il JOPS. I sistemi informatizzati possono essere usati a suo sostegno, così come la digitalizzazione, ma non rappresentano la soluzione definitiva. Anche teorie quali uso delle armi, acquisizione di bersagli, duello stocastico, logoramento in combattimento, teoria della pianificazione, teoria delle code, teoria dei giochi, teoria delle decisioni e simulazioni di combattimento, dovrebbero essere riadattate ai nuovi contesti operativi.

La seconda questione proposta da Hu è che il JOPS deve enfatizzare la velocità rispetto ad una pianificazione accurata. Detto altrimenti, i sistemi di comando e controllo dovrebbero almeno essere in grado di fornire informazioni aggiornate sullo stato del nemico, sul tracciamento delle truppe e sui cambiamenti dei piani.

La questione numero tre sottintende come il PLA possa rendere più efficiente la consapevolezza situazionale sulle condizioni in rapido cambiamento sul campo di battaglia, mentre la quarta questione sollevata da Hu è relativa alle capacità operative, le quali dovrebbero essere valutate dall’alto verso il basso in un ambiente ostile. “Non c’è valutazione delle capacità senza un avversario”, afferma spesso il professore, rifacendosi ad un approccio statunitense. Insomma: la pratica, e non l’elaborazione teorica, rimane la chiave per ottenere risultati reali.

La quinta e ultima questione chiave che Hu solleva riguarda il wargaming, che dovrebbe diventare standardizzato e interconnesso se si vuole migliorare la pianificazione operativa. Anche in questo caso il professor Hu guarda agli Stati Uniti: l’accademico cita infatti come esempio dei numerosi wargames ospitati dai militari statunitensi e della loro efficacia Internal Look 2003, l’esercitazione di 9 giorni effettuata prima dell’invasione Usa dell’Iraq.

Il futuro del PLA, dunque, sembrerebbe guardare alle forze Usa più che alle truppe del Cremlino. Non è un caso, dunque, che l’esercito cinese si stia particolarmente concentrando sui wargames e sull’adattamento a moderni scenari di guerra.

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