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Difesa

La mappa globale delle armi di Kim

Nel corso degli anni i missili e le munizioni della Nord Corea non sarebbero finiti soltanto in mano ai russi.

L’11 marzo, un Ilyushin 76TD collegato all’esercito russo è atterrato a Pyongyang al termine di un viaggio senza preavviso. L’aereo cargo, soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti, è partito dall’aeroporto internazionale di Pudong di Shanghai, in Cina, intorno alle 17:30 per poi virare verso la Corea del Nord, dove sarebbe giunto all’aeroporto internazionale Sunan un paio di ore più tardi.

Qui, nella capitale del Paese, avrebbe scaricato e caricato merci. Intorno alle 21:10 il velivolo, progettato a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta dall’Unione Sovietica per trasportare grandi quantità di prodotti, truppe ed equipaggiamento militare su grandi distanze, è quindi ripartito per Tianjin, a sud-est di Pechino. Martedì 14 marzo il mezzo è decollato dall’aeroporto internazionale di Binhai ed è tornato a Mosca.

Considerando che gli Stati Uniti hanno accusato la Corea del Nord di fornire proiettili di artiglieria, razzi e missili balistici alla Russia in cambio di assistenza tecnica, denaro e know how militare, la stampa sudcoreana teme che l’Ilyushin in questione sia stato utilizzato per trasportare qualche nuovo equipaggiamento militare di cui il Cremlino potrebbe aver bisogno con urgenza, e che il governo nordcoreano sarebbe in grado a fornire con breve preavviso.

Certo, non è la prima volta che un jet russo affiliato all’esercito russo entra nello spazio aereo nordcoreano da quando, nel 2023, i due Paesi hanno rafforzato le loro relazioni. Un aereo passeggeri Ilyushin Il-62M ha effettuato un volo inaspettato verso Pyongyang nel novembre 2023, poco dopo che la Corea del Nord aveva lanciato un satellite spia militare nello spazio. Lo stesso identico aereo era volato da Mosca a Pyongyang a settembre, in seguito alla visita del presidente nordcoreano Kim Jong Un in Russia per un incontro con Vladimir Putin.

Arsenale caldo

Non sappiamo se l’aereo misterioso del Cremlino abbia veramente riportato a Mosca missili e munizioni da impiegare in Ucraina. Il ministero della Difesa della Corea del Sud ritiene tuttavia che Pyongyang, dall’inizio del conflitto ucraino, abbia spedito in Russia 6.7000 container che potrebbero contenere fino a 3 milioni di proiettili di artiglieria, mentre russi e nordcoreani negano con fermezza simili ricostruzioni.

Da Kiev, intanto, Yuriy Belousov, capo del dipartimento per i crimini di guerra della Procura generale ucraina, non solo sostiene che i missili del Nord sarebbero stati utilizzati in Ucraina, ma che questi sarebbero di qualità “molto bassa” con un tasso di precisione di appena il 20%.

Per Belousov, inoltre, Pyongyang starebbe utilizzando il conflitto ucraino come banco di prova missilistico per verificare l’efficacia delle proprie armi. Secondo il New York Times la Federazione Russa avrebbe fin qui usato una cinquantina di missili made in North Korea, tra KN-23 e KN-24, missili balistici a corto raggio e a combustibile solido in grado di essere lanciati rapidamente e di volare seguendo traiettorie irregolari.

Non solo Ucraina

A quanto pare le armi della Corea del Nord sarebbero molto apprezzate da attori statali e non statali sparsi in giro per il mondo. Il think tank Brookings Institution ha acceso i riflettori su quello che ha addirittura definito essere il “permanente commercio globale di armi” di Pyongyang.

In seguito all’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, ad esempio, sono emerse online foto di granate F-7 di fabbricazione nordcoreana, presumibilmente usate dal gruppo filo palestinese contro le Forze di difesa israeliane (Idf).

Il servizio di intelligence sudcoreano ha confermato il possesso e l’impiego da parte di Hamas di armi di fabbricazione nordcoreana, anche se in realtà non esistono prove certe di vendite dirette di alcun tipo. Ma questa è solo la punta di un iceberg che potrebbe rivelarsi molto più grande del previsto, visto che Kim sembrerebbe esser ben felice di aumentare la produzione di armi e, nel caso, venderle per incrementare i guadagni economici per il suo Paese.

“Internazionalismo guerrigliero”

Da questo punto di vista, è interessante fare un rapido excursus storico per fare luce sui collegamenti militari (nel senso di compravendita di armamenti veri o presunti) instaurati dal Nord con attori statali non statali.

Ai tempi della Guerra Fredda, infatti, Pyongyang era impegnato in una strategia definita dallo studioso Benjamin Young “internazionalismo guerrigliero” (o Guerilla Internationalism). In quanto nazione rivoluzionaria, Young sostiene che la Corea del Nord fosse impegnata nell’etica della guerriglia e nell’assistenza dei richiamati attori non statali nelle loro lotte per la sovranità e l’indipendenza. Finita la stagione della Guerra Fredda, questo sostegno si sarebbe esteso ai gruppi militanti islamici come Hezbollah e, appunto, Hamas.

Per quanto riguarda, invece, gli attori statali, il governo nordcoreano ha fornito armi a Iran, Siria, Yemen e Libano. Ad esempio, durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, Pyongyang fornì a Teheran missili Scud B, armi anticarro, sistemi antiaerei, lanciarazzi e altre armi leggere. A metà degli anni 2000, la Corea del Nord supportò Hezbollah, inviando vari armamenti attraverso l’Iran e da assemblare in Siria prima che fossero infine spediti in Libano.

In tempi più recenti, nel 2015, gli Houthi hanno lanciato contro l’Arabia Saudita una ventina di missili Scud-C identici all’Hwasong-6 nordcoreano, lasciando intendere che possa esistere una qualche relazione tra il gruppo ribelle yemenita e il Nord.

E ancora, nel dicembre 2022, Washington ha dichiarato che anche il gruppo Wagner era entrato in possesso di missili made in NK, mentre gli 007 di Londra hanno più volte sostenuto che gli stessi mercenari guidati dal defunto Evgenij Prigozhin avrebbero avuto un ruolo nel ricevere e distribuire armamenti in Africa. Dove Paesi come Libia e Sudan avrebbero offerto un facile punto di ingresso ai nordcoreani per contrabbandare le loro armi con Mosca.

Ipotesi e supposizioni che si uniscono ad uno studio effettuato dal think tank 38 North, secondo cui, tra il 2015 e il 2021, nazioni “insospettabili” come Trinidad e Tobago, El Salvador, Niger e Fiji avrebbero tutte importato oltre 10.000 dollari di armi leggere da Pyongyang. L’arsenale di Kim, insomma, avrebbe numerosi estimatori.

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