“I giorni in cui le nostre forze armate inviavano il 70% delle loro spese agli Stati Uniti sono finiti”: Mark Carney, parlando alla convention del suo Partito Liberale a Montreal, ha dettato la nuova linea di politica industriale e di approvvigionamento per la Difesa del Canada lasciando presagire una vera e propria rivoluzione copernicana che è, nelle intenzioni, già in atto.
La sfida di Carney sul riarmo
La standing ovation con cui il primo ministro canadese è stato accolto dai membri del suo partito mostra il consenso nella formazione di governo che proprio nell’aprile 2025 Carney ha condotto a un’ampia e insperata vittoria alle elezioni parlamentari puntando sulla sua natura di vero e proprio antemurale alle mire e alle pressioni del presidente americano Donald Trump sul vicino settentrionale degli Stati Uniti.
Il tema della difesa e della sicurezza è stato centrale per Ottawa. Altre stime portano addirittura al 75% la dipendenza del Canada dalle industrie della Difesa americane. Tra i sistemi d’arma statunitensi utilizzati nelle forze armate canadesi si segnalano, soprattutto, i caccia F-35, i ricognitori navali P-8A Poseidon, i lanciamissili M142 Himars, i droni MQ-9B Reaper, larghe quantità di armamenti leggeri e bombe, i veicoli tattici per le forze speciali.
L’ultimo grande programma di acquisti canadese di armi americane è andato in scena a dicembre, quando Ottawa ha firmato con gli Stati Uniti un contratto da 2,68 miliardi di dollari per comprare armi da attacco aereo (bombe e missili). Carney sta lavorando alacremente, assieme al Ministro della Difesa Nazionale David McGuinty, per alzare ampiamente la partecipazione delle aziende canadesi al procurement e, soprattutto, abbattere la strisciante dipendenza dagli Stati Uniti.
The National Post ricorda che “nel bilancio federale di novembre, il governo di Carney ha stanziato 6,6 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per contribuire allo sviluppo di una strategia volta a colmare tale dipendenza” nel quadro di un piano che prevede il rispetto del target Nato del 5% di Pil in Difesa e mira a sviluppare 5,1 miliardi di dollari all’anno di appalti per le Pmi canadesi nella filiera della Difesa, generare 125mila posti di lavoro e 125 miliardi di dollari di Pil entro la metà del prossimo decennio. Inoltre, si mira ad alzare l’export militare canadese del 50%.
La strategia industriale per la Difesa del Canada
La Defence Industrial Strategy sviluppata da McGuinty per il governo Carney valorizza la Defence Investment Agency nel quadro del programma Public Service Procurement and Construction con l’obiettivo di “dare priorità ai fornitori e ai prodotti canadesi”. Scrive il documento del governo canadese:
Sfrutteremo i punti di forza esistenti del Canada, come la cantieristica navale, l’industria aerospaziale, spaziale, i sistemi terrestri e le comunicazioni. Costruire in Canada rafforzerà la nostra autonomia strategica, ci renderà un partner di difesa più efficace e affidabile e sosterrà la nostra resilienza in caso di conflitto. Ci affideremo ad aziende canadesi per costruire e cogliere nuove opportunità in settori di frontiera, come l’intelligenza artificiale, la tecnologia quantistica, la sicurezza informatica e i materiali avanzati: tecnologie essenziali per il futuro della guerra e dell’economia moderna.
La strategia di Carney è chiara e passa, potenzialmente, anche per l’aggancio ai grandi piani industriali europei: l’apertura a un ruolo per il Canada nel progetto Security Action for Europe (Safe) per il riarmo europeo e l’interesse di Ottawa per unirsi al Global Combat Air Program a trazione italo-anglo-nipponica parlano chiaro, così come l’ipotesi di sponda con la Svezia sui caccia Gripen. Anche l’attenzione al Nord e alla sicurezza dell’Artico, in tempi di competizione tra Usa e alleati per l’affare Danimarca parla chiaro.
L’agenda di Carney
“Mark Carney sta cercando di fare qualcosa che il Canada ha a lungo evitato: ricostruire la propria potenza militare in modo serio e duraturo, attraverso una strategia industriale della difesa mirata e un piano per difendere, costruire e trasformare il Nord“, ha scritto Colin Robertson su Policy Magazine, aggiungendo che il vero problema nei prossimi anni sarà legato al fatto che “ritardi negli appalti, carenza di manodopera e vincoli di bilancio potrebbero rallentare i progressi e l’attenzione politica potrebbe inoltre distogliersi”.
La politica dell’ex banchiere centrale di Ottawa e Londra divenuto premier è riassumibile con un principio “Canada First” che sulla scia dell’antipatia con cui Trump e i suoi Usa sono percepiti nel Paese della foglia d’acero porta Carney a essere il Giano Bifronte di The Donald. Sicurezza ed economia vanno poi di pari passo: per Carney, il Canada si deve riarmare con mezzi propri anche per far correre un sistema industriale spesso spiazzato da Washington e dalle dipendenze esterne negli anni scorsi. Come per molti altri piani legati alle nuove strategie dei Paesi dell’Anglosfera, la sfida sarà capire se questi piani nascono in risposta al trumpismo o sono destinati a definire nuovi rapporti strutturali tra la superpotenza e la sua prima cerchia di alleati. Più i desiderata di Carney si concretizzeranno più la seconda ipotesi sarà concreta.
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