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C’è una “guerra” sotterranea, strisciante esplosa negli ultimi mesi sul piano industriale a cavallo tra Italia e Francia. Il 20 novembre 2023, Roma (d’intesa con Berlino) ha esercitato i dorati poteri speciali, sì da impedire la vendita di Microtecnica Srl – attualmente controllata da una delle filiali britanniche (Keeney Hill Ltd) della casa madre statunitense Ratheon RTX – alla società di aeronautica e difesa francese Safran Sa. Microtecnica – importante fornitore di componentistica per Airbus e Leonardo – sotto il nome di Euromicro Microtecnica Bv, e con sede legale nei Paesi Bassi, il primo dicembre 2000 fu venduta a Carrier SPA (oggi Cypress Holdings). Da quel momento passerà da una holding all’altra, ciascuna riconducibile alle stesse persone, afferenti al settore dell’aeronautica e della difesa anglo-americana. De facto, sino al 25 luglio 2023, Microtecnica è rimasta saldamente sotto il controllo degli Stati Uniti e del Regno Unito attraverso le varie holdings di cui si è detto. Sorge dunque il dubbio: perché mai Ratheon RTX avrebbe autorizzato la vendita alla francese Safran dello stabilimento torinese? Dare una risposta certa è decisamente complesso. Vi sono però alcune vicende, Stellantis inclusa, che perlomeno andrebbero messe a sistema, senza la pretesa di svelare alcun esoterismo.

Competizione e affari all’ombra del Trattato del Quirinale

A proposito di francesi, si sa che vadano matti per le lumache, ma a differenza nostra, ingollano il mollusco e gettano via la conchiglia. Da questo versante delle Alpi, invece, si è usi a conservare meravigliose conchiglie, quale il Parlamento Subalpino, ad opera del Guarini, rimane sino ai giorni nostri. Ma il 31 ottobre dell’anno passato si è voluti andare oltre, nel tentativo, addirittura, di restituire la vita all’antico Parlamento del Regno di Sardegna, con la primissima riunione del Comitato di cooperazione italo-francese, organismo intergovernativo istituito dal Trattato del Quirinale, entrato in vigore (1° febbraio 2023) a un anno e mezzo dalla sua firma, asciugata con cenere nel 26 novembre del 2021. Ad ogni modo il diritto internazionale ci insegna che un trattato cessa di avere efficacia quando non serve più, o più non funge. Il primo febbraio, a proposito, è passato un anno esatto dall’entrata in vigore (a più di un anno dalla sua firma, sottolineiamo) del Trattato evidentemente “da modificare”, oltre che del Quirinale.

Non-ostante il vàlzer di fine ottobre in Palazzo Carignano abbia voluto fungere da vigilia inghirlandata alla ricorrenza in questione, tre settimane dopo il governo italiano, come si accennava all’inizio, ha esercitato il famoso golden power sulla compravendita della sabaudo-americana Microtecnica. Un mese dopo l’esercizio del veto in questione, il 19 dicembre, la società francese F&P, che sino a quel giorno aveva svolto il ruolo di amministratore in Safran – oltre ad essere composta dai due azionisti paritari, ovvero Fonds Stratégique de Partecipazions e (udite-udite) Peugeot Invest Assets (controllata di Peugeot Invest SA) –– si è dimessa dall’incarico, sostituita dalla persona di Robert Peugeot, che ha assunto il ruolo di amministratore indipendente e membro del comitato di audit & risk management.

Peugeot unisce Safran e Stellantis

Al riguardo è opportuno aprire una breve parentesi, perché Robert II Peugeot, figlio di Bertrand, è il punto d’intersezione tra Safran, Peugeot SA e, di conseguenza, Stellantis, ricoprendo al medesimo tempo le seguenti cariche: presidente del Cda di Peugeot Invest SA, rappresentante permanente di F&P presso Stellantis Auto SAS (filiale francese), vice chairman presso Automobiles Peugeot, vice presidente (board of directors) presso Stellantis Nv (casa madre) e Stellantis LLP (filiale USA), director di Peugeot Invest UK Ltd, amministratore e direttore indipendente del board di Safran come già spiegato in precedenza, oltre ad essere membro del direttivo di Peugeot 1810, filiale diretta di Peugeot Invest.

Come è noto la casa madre Stellantis Nv, presieduta da John Elkann (cui a.d. è Carlos Tavares) vede come principali azionisti: Exor Nv (14,35%); Stabilimenti Fratelli Peugeot, ovvero la casa madre Peugeot (7,16%); BPIFrance Participations ed Epic BPIFrance (11,40%), entrambe indirettamente controllate dall’Agenzia di partecipazioni di Stato francese tramite la relativa Cassa Depositi e Prestiti che a sua volta partecipa in Stellantis per un 5,66%.

Alla luce di quanto evidenziato sin’ora, e di quanto è noto sin dal 2020 quando il Copasir presieduto da Adolfo Urso (l’attuale Ministro dell’Impresa e del Made in Italy) sollevò la questione, Stellantis è evidentemente franco-cefala. La F&P di cui si è parlato in precedenza aveva già fortemente contribuito nel 2018 alla fusione di Zodiac Aerospace con Safran, i cui due principali cavalli di battaglia erano e sono i motori CFM56 e LEAP, realizzati per Airbus, Boeing (USA) e Comac (Cina).

Il nodo delle forniture a Boeing

Si dà il caso che la fornitura di CFM56 e modelli successivi da parte di Safran  a Boeing per il modello 737 max abbia rappresentato negli anni un caso emblematico. Safran ha dovuto fronteggiare, sia prima che dopo la crisi del settore del trasporto aereo innescata dal Covid, una eccessiva domanda da parte di Boeing di tali motori, che ha a sua volta riscontrato significativi ritardi nelle consegne. Una delle tesi più accreditate riguardo la motivazione per cui Safran abbia tentato di acquisire Microtecnica riguarda proprio la questione di necessità della società francese di accrescere la propria capacità produttiva, in un periodo, per altro, immediatamente precedente a quello attuale. Ad oggi, infatti, le autorità statunitensi hanno costretto Boeing a ridurre la propria offerta al fine di garantire standard di qualità e sicurezza più elevati di quelli che erano già emersi prima del tragico incidente di gennaio del Boeing 737 targato Alaska Airlines. Nell’ambiente, già prima dell’incidente in questione si discuteva di un tema preciso, ovvero la dispendiosa manutenzione della componentistica realizzata con i cosiddetti materiali compositi, molto più efficienti ed economici, ma evidentemente più problematici sotto altri punti di vista.

Tornando a Safran, con l’avvento del novello 2024, invece di celebrare un primo bon anniversaire per il Trattato del Quirinale, sono volati stracci, quando Carlos Tavares, proprio il primo febbraio è uscito allo scoperto con la dichiarazione sui mancati sussidi italiani a Stellantis contenuta in un’intervista rilasciata a Bloomberg in quello che è riecheggiato come un vero e proprio ricatto alle orecchie di Roma. Immemore forse dell’interminabile linea di credito che lo Stato Italiano ha sempre aperto nei confronti della Fiat prima, e di Stellantis poi.

Prospettive incerte

Il 6 febbraio, dunque, John Elkann si è recato al Quirinale dove ha incontrato appunto il Presidente della Repubblica Mattarella, l’ambasciatore USA in Italia Jake Markell, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e il Governatore di Bankitalia Fabio Panetta, non certo Giorgia Meloni. Di che avranno chiacchierato? Difficile tirare a indovinare. Degli stabilimenti italiani Stellantis, certamente, ma di che altro? Non ci è dato sapere, anche se lo stesso John Elkann, nel dicembre scorso, mediante Exor Ventures investiva 138 milioni di dollari in Ursa Major, società americana fornititrice di razzi a propulsione e colonna portante dell’industria della difesa statunitense. In questo round d’investimento Exor Ventures, collocandosi in ordine di importanza dopo Explorer 1 ed Eclipes (fondi specializzati nella space economy), ha sorpassato BlackRock, Ratheon RTX (la stessa che voleva vendere Microtecnica a Safran), Mack & Co e Xn. Ursa Major, per inciso, attualmente sta sviluppando Lynx, programma di motori a razzo a propellente solido, oltre a collaborare con l’US Air Force Research Laboratory per contribuire al progresso dei programmi di difesa ipersonica USA. Con maggiore probabilità, però, si sarà parlato dell’acquisizione del 21% di Leapmotor, la società di auto elettriche cinese che nonostante le promesse non è bastata per rilanciare lo stabilimento di Mirafiori e che ha preferito spostare la produzione in Polonia.

Come già si era premesso, difficile immaginare con certezza di cosa si sia parlato nell’ufficio del Presidente della Repubblica. Difficile per altro svelare le ragioni per cui RTX abbia deciso di vendere Microtecnica ai francesi di Safran e i relativi collegamenti con Stellantis. E’ certamente, però, un buon esercizio allargare lo sguardo alla foresta e non focalizzarsi sul singolo albero e tenere a mente il bilanciamento tra diverse partite, che evidentemente offre a determinate alleanze di attori transnazionali una libertà di manovra superiore rispetto ad altri in determinati ambienti ed aree geografiche, data la propria notevole influenza in settori di importanza strategica in nazioni di estrema rilevanza sul piano internazionale nel settore della difesa e dell’aeronautica.

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