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La Germania conferma la sua voglia di rafforzare la Difesa e aumenta il budget per il 2022. Si parla di 50.3 miliardi di euro, con un aumento di tre miliardi rispetto al programma previsto per l’anno precedente. Una mossa che non sorprende visto l’interesse dell’esecutivo a guida Merkel di ristrutturare la difesa tedesca. Ma è un segnale anche di come a Berlino sia tornato centrale il ruolo delle forze armate.

Qualcuno parla di militarizzazione, specialmente a sinistra. Ma a prescindere dai timori di un ritorno a un vento militarista in Germania da parte di alcuni segmenti della politica, quello che è certo che il governo tedesco sta provando a rivitalizzare un comparto che da decenni vive una profonda crisi di uomini e di mezzi. Una crisi messa a nudo anche dal modo in cui il Paese ha salutato il ritiro dall’Afghanistan, senza alcun tipo di riconoscenza da parte della politica. Ma lo confermano anche le voci di chi, dopo gli attentati in Mali, ha già chiesto al ministro Annegret Kramp-Karrenbauer di pensare al ritiro dal Sahel e dalla missione Minusma. Abbandono che da Berlino hanno già smentito, anche perché nel Sahel la Germania si gioca una partita fondamentale anche per le gerarchie della Difesa Ue. Ma è indice di come la popolazione tedesca sia in larga parte ben poco propensa alle missioni all’estero e all’utilizzo delle forze armate.

La Grande Coalizione non sembra però orientata come questa parte pacifista del Paese. Angela Merkel, prossima alla fine del suo mandato, ha dimostrato nel corso di questi ultimi anni di non voler lasciare una Germania come potenza economica ma completamente priva di una struttura militare adeguata al suo ruolo di potenza europea. E la conferma è arrivata anche dalla ministra della Difesa, delfina della cancelliera, che con l’approvazione del budget annuale da parte della commissione parlamentare ha parlato di questa spesa come di un “budget per il welfare”. Ricordando quindi all’opinione pubblica che i fondi per la difesa sono “il bilancio per la vita in pace e libertà” e che sono qui soldi a “garantire i diritti delle generazioni future”.

Le parole della titolare della Difesa racchiudono meglio di qualsiasi altra definizione il ruolo che la Germania ha deciso di assegnare ai fondi militari. Secondo il piano del governo, con questi 50.3 miliardi il Paese sarà in grado di portare a compimento i programmi di riarmo e modernizzazione già in corso e soprattutto di sviluppare i nuovi progetti su cui punta l’industria tedesca. Berlino ha dato il via libera e proseguire e rafforzare il progetto dello Scaf, il modello franco-tedesco-spagnolo per il caccia di sesta generazione. Ma ci sono anche importanti innovazioni sotto il profilo navale, con la Deutsche Marine che avrà modo di sviluppare i sottomarini 212 CD realizzati in tandem da Germania e Norvegia, di acquisire gli elicotteri Sea Lion e Sea Tiger, navi per l’intelligence e per il trasporto di carburante ma anche di rafforzare il proprio sistema di sorveglianza antisom prevedendo l’acquisto di nuovi Poseidon P-8 della Boeing. Infine, la Deustche Marine potrà avere il via libera per acquisire il sistema missilistico a lungo raggio Naval Strike Missile per sostituire il sistema Harpoon: anche in questo caso in collaborazione con la Norvegia.

L’idea è che a Berlino abbiano molto chiare le idee sul futuro. Le prospettive per il caccia europeo servono soprattutto in chiave politica e di autonomia strategica nei confronti dei progetti americani e del concorrente italo-britannico-svedese Tempest. Ma il rafforzamento della componente navale indica anche un preciso desiderio di blindare i mari in un’epoca in cui sarà sempre più centrale la sicurezza del Baltico e di altre aree in cui saranno coinvolte le forze tedesche nell’ambito Nato e non solo. La Germania non ama la propria forza militare: ma in un’epoca caratterizzata dal caos e da un continuo stato di crisi, rafforzare il proprio apparato militare, sia fisico che digitale, sembra ormai all’ordine del giorno anche nell’agenda federale tedesca.