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La Germania non sembra più disposta a investire nel programma di modernizzazione dell’elicottero da combattimento Tiger per portarlo allo standard Mk3. Già a febbraio, la cancelleria di Berlino aveva parlato di “una serie di negoziati da condurre, in particolare con Airbus per la parte tedesca”. Poi si venne a sapere che la stessa Bundeswehr fosse contraria “a qualsiasi upgrade data la scarsa prontezza operativa” dei suoi elicotteri d’attacco.

I Tiger in produzione

L’Eurocopter Tiger è un elicottero da attacco che si colloca nella medesima classe degli Ah-64 Apache, degli A-129 Mangusta o del russo Kamov Ka-50. La sua fu una lunga gestazione: l’idea nacque nella prima metà degli anni ’80 del secolo scorso, per volontà franco-tedesca (una joint venture Aerospatiale-Mbb), ma fu solo nel 2002 che la macchina entrò in produzione di serie con le prime consegne ai reparti avvenute l’anno successivo, per via di una serie di problematiche legate ai finanziamenti e alle specifiche di progetto. L’elicottero, che beneficia oggi di fondi europei tramite Pesco e Occar, viene utilizzato da quattro Paesi: oltre a Germania e Francia, anche Spagna e Australia lo schierano nel ruolo anticarro/Cas. Ne esistono quattro versioni per i quattro Paesi: la Hap francese, per il supporto aereo ravvicinato capace di missioni aria-aria e aria-terra; la Uh tedesca, più multiruolo, quindi anche per compiti anticarro; la Arh australiana per la ricognizione armata in sostituzione degli Uh-1, e infine la Had spagnola (e francese) spiccatamente anticarro.

Nel maggio 2018 Francia e Germania hanno formalizzato un accordo per la modernizzazione dei Tiger, definita dal ministro delle Forze Armate francese come “una nuova tappa per l’Europa della difesa e del consolidamento della nostra industria”. Per conto di Parigi, Berlino e Madrid l’organizzazione europea per la cooperazione in materia di armamenti (Occar) ha incaricato i produttori coinvolti nel progetto, ovvero Airbus Helicopters, Thales e Mbda, di svolgere uno studio di riduzione del rischio.

I dubbi sull’ammodernamento

L’ammodernamento era stato pensato per portare gli elicotteri allo standard Mk3, focalizzato sul combattimento integrato. Ad esempio, dovrebbe includere il Manned Unmanned Teaming che consente al Tiger di controllare un drone. I velivoli delle forze armate francesi sarebbero anche in grado di condividere informazioni con i nuovi veicoli da combattimento del programma Scorpion. Si sta cioè cercando di adeguare la macchina agli standard moderni per gli assetti da guerra che prevede la possibilità che essi “dialoghino” tra di loro, scambiandosi informazioni utilizzabili in tempo reale, e di controllare sistemi unmanned, oltre che poter utilizzare nuovi armamenti come il missile Mht/Mlp (high-tier missile/long-range mobile missile), per prolungarne la vita operativa almeno sino al 2040.

La piattaforma, però, non convince e ha dimostrato di essere afflitta da una serie di problemi tecnici che ne hanno costretto a terra buona parte della flotta: nel “Rapporto sulla situazione dei principali sistemi di armamento della Bundeswehr” del 2018 il ministero della Difesa tedesco ha rivelato che in media solo 11,6 dei suoi 53 elicotteri Tiger erano operativi. Nel gennaio 2020 tale numero era sceso a otto.

Proprio per questo un altro importante utilizzatore come l’Australia – che li costruisce su licenza – ha deciso di pensionare l’elicottero franco-tedesco per affidarsi ai più vecchi, ma molto più affidabili, Ah-64 Apache americani. Nel luglio 2019, il Capability Acquisition and Sustainment Group del ministero della Difesa australiano ha lanciato una richiesta di informazioni per trovare un sostituto dei Tiger, dopo che diverse istituzioni australiane hanno criticato il velivolo per la sua bassa disponibilità e gli alti costi di manutenzione. Nel gennaio 2021, il ministro della Difesa australiano Linda Reynolds ha annunciato l’acquisizione di 29 Boeing Apache a partire dal 2025, al costo di 3,5 miliardi di dollari, per sostituire i 22 Tiger in forza nell’esercito australiano, nonostante la conseguente chiusura della linea di produzione locale e quindi le ricadute in ambito occupazionale e tecnologico.

A pesare sulla scelta di Canberra è stata sicuramente la scarsa disponibilità dell’elicottero, ma siamo convinti che, vista la firma dell’Aukus, abbia pesato anche un certo grado di pressione diplomatica statunitense. In ogni caso una decisione più che motivata: ancora nel 2019 la Bundeswehr aveva messo a terra tutta la linea di Tiger a causa di guasti tecnici diffusi e persistenti. Di conseguenza le operazioni di volo di tutti i 53 velivoli erano state temporaneamente sospese. In quella occasione si scoprì che alcuni bulloni installati nell’elicottero erano difettosi: solo l’ultimo dei problemi di una macchina che, possiamo dirlo in tutta sicurezza, è “nata male”.

Cosa può succedere ora

La Germania ora potrebbe seguire l’esempio dell’Australia. Il think tank francese sulla difesa Mars ha riferito a La Tribune che Berlino potrebbe ufficializzare il suo ritiro dal programma Tiger entro la fine di quest’anno. Opzione che apre le porte, ancora una volta, all’industria della difesa americana, in quanto sembra che la Germania sia fortemente interessata agli Ah-64 Apache.

Sebbene la decisione non sia stata ancora confermata da nessuna delle parti interessate, non è la prima volta Berlino mostra interesse per l’elicottero da attacco di Boeing: a marzo 2020, Shepherd Media aveva riferito che “il governo federale tedesco ha chiesto alla sua controparte statunitense informazioni sull’elicottero d’attacco Boeing AH-64 Apache”.

Si ripropone, quindi, la stessa dinamica che abbiamo visto per i pattugliatori marittimi: la Germania, dopo aver mostrato scarso interesse per la soluzione europea (o per meglio dire francese) rappresentata dal Maws – per i lunghi tempi di consegna ma anche per questioni legate alle specifiche – ha preferito affidarsi ai Boeing P-8 Poseidon per sostituire i vecchi P-3 Orion, condannando definitivamente a morte il programma franco-tedesco. Berlino aveva anche rifiutato l’offerta di Parigi per la fornitura di Atlantic 2 modernizzati, lasciando intendere come, fondamentalmente, si fosse già deciso, da quelle parti, per il velivolo statunitense nonostante si parlasse (e si parli ancora) di una scelta “ad interim”. Eventualità, quest’ultima, che abbiamo escluso per le caratteristiche del Poseidon e per l’impegno economico che Berlino si è sobbarcata.

La storia del Tiger ricorda molto quella dell’aereo da trasporti militare Airbus A-400, anch’esso afflitto da problemi in fase di progettazione/collaudo ma soprattutto non all’altezza delle aspettative delle aeronautiche che lo utilizzano, che trovano la sua capacità di movimentazione dei carichi troppo di stampo “civile” per le esigenze militari.

Il difficile rapporto Parigi-Berlino

Francia e Germania si trovano quindi, ancora una volta, sue due sponde opposte nel campo della collaborazione industriale militare: Maws e Tiger sono ormai archiviati e l’Mgcs (il programma per il nuovo Mbt) stenta a partire – stavolta per tentennamenti tedeschi. Solo lo Scaf, il progetto per un nuovo caccia di ultima generazione, sembra decollato – a fatica – se pur con mille dubbi sul suo futuro: ancora Berlino ha posto condizioni per la prosecuzione del progetto, votando solo una parte degli stanziamenti richiesti.

Insomma il partenariato industriale tra le due “locomotive” dell’Unione europea non sta dando i frutti sperati, nonostante l’utilizzo di risorse comunitarie (che a questo punto assume le connotazioni di uno spreco), e forse, come già affermato, il problema è dato proprio dalla Francia e dalla sua postura sempre molto protezionista, che a fatica cede brevetti e condivide tecnologia (motivo per cui Parigi uscì dal programma Eurofighter procedendo col Rafale). Forse Berlino dovrebbe cominciare a guardare altrove, nella fattispecie “a sud”, soprattutto in campo aeronautico date le eccellenze in questo settore di cui dispone il nostro Paese, senza dimenticare quello navale.

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