Sempre più missili antiaerei israeliani per la Germania che nel suo maxi-progetto di riarmo ora apre a una nuova sfida: produrre su licenza asset americani per rafforzare le linee della Bundeswehr nei prossimi anni. Friedrich Merz aveva iniziato il suo mandato da cancelliere nel 2025 promettendo un’ampia politica di rafforzamento dell’apparato militare tedesco, il rafforzamento delle capacità di deterrenza della Repubblica Federale e la creazione, in un decennio, del più grande sistema di forze convenzionali nel Vecchio Continente tramite un piano da 335 miliardi di euro di acquisti che avrebbe dovuto, tra le altre cose, far ripartire l’industria nazionale.
Tra riarmo ed economia
Tuttora appare difficile capire quanto l’elaborazione strategica tedesca abbia colto le implicazioni geopolitiche del piano di riarmo e delle sue conseguenze sul baricentro securitario europeo e quanto, invece, il paradigma di riferimento sia stato economicista: in un Paese dove, semplificando, le fabbriche potranno produrre sempre meno auto (e i tagli annunciati da Volkswagen di recente parlano da sé), la tentazione di riconvertire la produzione a carri armati, missili e aerei appare quantomeno invitante. Merz e il ministro della Difesa Boris Pistorius hanno parlato a lungo delle priorità della sicurezza europea, della necessità di un’architettura continentale di sicurezza, di progetti a lungo termine. Gli sviluppi degli ultimi tempi hanno smentito molte promesse e, anzi, lasciano pensare che sia il secondo tema a tenere principalmente banco, ovvero la necessità di difendere la base industriale di fronte alle crescenti minacce della competizione cinese, delle guerre daziarie, della fine dell’era del gas russo a basso prezzo.
Il riarmo antiaereo passa per Israele
E così, mentre la Germania si accorda con l’israeliana Rafael per produrre sul suolo tedesco componenti dello scudo antiaereo Iron Dome, Berlino guarda anche ai missili Arrow 3, componenti più elevati dello schema di difesa stratificata dei cieli dello Stato Ebraico con proiezione esoatmosferica. A dicembre 2025 i primi Arrow 3 tedeschi sono divenuti operativi e nello stesso mese la Germania ha aggiunto ordini per oltre 3 miliardi di euro sullo stesso dispositivo, ampliandolo infine negli ultimi giorni.
La Bundeswehr intende infatti ampliare le batterie Arrow disponibili con una nuova base aerea in Baviera vicino a Kufbeuern. L’obiettivo, nota Defense News, è “fornire allarme precoce e protezione alla popolazione, alle infrastrutture critiche e alle forze armate, sottolineando al contempo il ruolo della Germania come snodo logistico per le forze alleate dirette verso il fianco orientale della NATO in caso di un potenziale conflitto”.
La Germania passa dunque all’operatività su più fronti di questo dispositivo e consolida la sua via autonoma allo scudo antiaereo europeo, l’European Sky Shield Initiative (Essi), mentre sempre a proposito di antiaerea si pensa alla produzione su licenza nientemeno che dei missili americani Patriot. Raytheon, secondo il Financial Times, potrebbe inaugurare uno stabilimento in Germania assieme a Mbda entro fine anno per la co-produzione. Per Merz non c’è contraddizione tra riarmo europeo e collaborazione con gli Usa “continueremo a cercare la cooperazione con gli americani ovunque sia nel nostro interesse. E viceversa: gli americani cercano la cooperazione con noi e, naturalmente, accettiamo la loro offerta”, ha detto.
Merz tra Usa e Israele
Il Ft nota che dopo la decisione Usa di non schierare nel Paese un’unità dotata di missili d’attacco a lungo raggio “la Germania ha esplorato diverse opzioni per assicurarsi i missili Tomahawk” e “i funzionari tedeschi stanno chiedendo alle loro controparti statunitensi di raggiungere un accordo di coproduzione in vista del vertice NATO della prossima settimana ad Ankara”.
Merz intende blandire Donald Trump e consolidare i rapporti con gli Usa in nome della cooperazione industriale, ma il rischio cortocircuito è evidente: in nome della difesa autonoma del Vecchio Continente la Germania ha impostato un grande piano di riarmo, l’Europa tutta ha accettato l’innalzamento al 5% delle spese militari sul Pil richiesto da Trump al vertice Nato dello scorso anno ma mentre il riarmo si trasformava da progetto su carta a realtà la presenza delle industrie Usa nella filiera è tornata dominante. E per la Germania ciò si somma al consolidamento del ruolo di Israele come partner e fornitore. Lo scenario che si apre forse potrà rafforzare la marcia del riarmo e magari dare, sul breve periodo, respiro all’industria tedesca. Ma non contribuirà, probabilmente, all’autonomia securitaria europea e all’indipendenza delle filiere del Vecchio Continente in un comparto critico.
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