In Germania si discute molto delle spese per la difesa. La parola d’ordine è una sola: “investire di più”. Da anni, i vari Governi tedeschi, e in particolare l’attuale Cancelliere Olaf Scholz, spingono per un aumento delle spese militari, sostenendo che solo così la Bundeswehr potrà diventare una forza credibile, capace di difendere il Paese e contribuire alla sicurezza della NATO. Ma la realtà, come spesso accade, racconta tutta un’altra storia.
Prendiamo l’esempio delle nuove corvette della Marina tedesca. La “Köln” doveva essere il fiore all’occhiello della Deutsche Marine, pronta a pattugliare il Mar Baltico e il Mare del Nord, a proteggere le infrastrutture tedesche dalle minacce di Putin. E invece? La nave giace ancora in porto ad Amburgo, bloccata da una lunga lista di problemi tecnici e ritardi imbarazzanti. Il sistema informatico è vulnerabile agli attacchi hacker, le armi e i sensori non funzionano come dovrebbero, e addirittura il sistema di ventilazione è stato progettato così male che ha richiesto una revisione completa.
La Marina affonda nella burocrazia
Si potrebbe ridere, se non fosse tragico. La Germania, da sempre sinonimo di efficienza e precisione, si ritrova con una corvetta incapace di salpare, un monumento galleggiante alla burocrazia e alla frammentazione dei processi decisionali. Non sorprende che il Vice Ammiraglio Jan Christian Kaack, che nel documento “Intenzioni 2025” aveva promesso di “proteggere il fianco settentrionale”, oggi debba accontentarsi di proteggere i porti.
Ma il problema non si ferma alla “Köln”. La “Emden”, altra corvetta della stessa classe, è ancora in fase di prova. Le fregate di classe Baden-Württemberg, costate miliardi, non sono in grado di operare in zone di conflitto come il Mar Rosso perché mancano di sistemi di difesa aerea adeguati. La Bundeswehr è un colabrodo, e il paradosso è che il Governo continua a chiedere più soldi per colmare falle che sembrano sempre più grandi.

Eppure, Olaf Scholz insiste. Vuole aumentare la spesa per la difesa fino al 2% del PIL, come richiesto dalla NATO, e addirittura superare questa soglia. Dice che è necessario per contrastare la minaccia russa. Ma a cosa servono miliardi di euro in più se poi vengono sprecati in progetti che non funzionano? A cosa serve un esercito che, invece di rafforzarsi, sembra accumulare solo fallimenti?
La situazione è talmente surreale che persino i giornali tedeschi, solitamente prudenti, iniziano a ironizzare. L’Ostsee-Zeitung ha definito la “Köln” una “nave da soccorso”, utile solo per simulazioni di emergenze. L’idea che questa corvetta possa proteggere il Mar Baltico fa sorridere. E la cosa più assurda è che, con tutti i ritardi, si parla di aggiornare il software della nave per adattarlo agli sviluppi della guerra in Ucraina. Come se fosse una consolazione.
Cosa teme Scholz
E allora viene da chiedersi: cosa temono davvero Scholz e il suo Governo? Che Putin stia tremando all’idea di una flotta tedesca che non riesce nemmeno a salpare? Oppure che i cittadini tedeschi si accorgano che i miliardi investiti nella difesa non servono a difendere proprio niente? La verità, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti. La Germania spende, ma non riesce a costruire. Progetta, ma non integra. Promette, ma non mantiene. E mentre Scholz parla di sicurezza, la Bundeswehr si trasforma sempre più in una barzelletta internazionale. Forse, per proteggere il Mar Baltico, farebbero meglio a chiedere aiuto agli svedesi. Loro, almeno, le navi le fanno navigare.

