L’embrione di una deterrenza nucleare pienamente europea sta nascendo? Il fatto che in autunno la Germania parteciperà per la prima volta alle esercitazioni nucleari francesi Poker, come annunciato dal cancelliere Friedrich Merz durante il recente incontro col presidente Emmanuel Macron, pone un passo deciso nella direzione di una via continentale a nuove pratiche di sicurezza collettiva. Per ora Berlino parteciperà con forze convenzionali, ha ribadito Merz, ma è bene sottolineare che l’ambizione di Francia e Germania, ad oggi, è quella di costruire un’architettura di sicurezza credibile che unisca ogni dominio per far fronte alle mutate sfide dell’Europa e al deterioramento degli scenari globali.
La Germania non è potenza dotata di armi nucleari ma sta strutturando un programma che mira a farne la prima forza militare convenzionale d’Europa entro la metà del prossimo decennio, e in un quadro di crescente insicurezza acquisire capacità di gestione di dinamiche connesse a scenari in cui le forze nucleari francesi potrebbero essere messe in allarme significa compiere un passo verso un’integrazione strategica crescente. Mossa, questa, che va nella direzione tracciata da Francia e Germania nei mesi scorsi e potrebbe valorizzare la nuova realtà della deterrenza atomica della Republique.
Il concetto su cui si muovono gli strateghi di Parigi è quello della “deterrenza avanzata” che evolve il tradizionale paradigma francese di dissuasione nucleare, che si fondava unicamente sulla cosiddetta teoria del “controvalore”. Storicamente, Parigi aveva una dottrina autonoma di impiego che indicava come scenario potenzialmente in grado di far schiacciare al presidente il bottone rosso unicamente quello di una minaccia esistenziale al territorio metropolitano. Il controvalore, in sostanza, si basava sulla possibilità di accumulare un numero sufficiente di testate da rendere possibile una risposta a ogni tipo di attacco in grado da infliggere perdite tali al nemico potenziale da dissuadere lo stesso dal procedere all’uso dell’atomica contro la Francia.
Macron a marzo ha annunciato una svolta strategica. Ora l’obiettivo è evolvere sostanzialmente il perimetro di inviolabilità all’Europa e cercare partner con cui costruire capacità di coordinamento tanto sulla possibilità di schieramento avanzata di caccia francesi armati di testate nucleare quanto sullo sviluppo di concrete capacità di adattamento dei Paesi alleati alla gestione di potenziali minacce nucleari.
Deterrenza a tre livelli
Inizialmente la Francia ha lavorato a costruire un quadro politico coerente per gestire la possibile offerta della deterrenza a Paesi terzi secondo un processodi cui ha scritto a marzo l’European Leadership Network, “questo quadro si articola su tre livelli distinti ma interconnessi: una componente nucleare sovrana francese, una divisione del lavoro convenzionale europea e una rete di dialoghi bilaterali istituzionalizzati”, mantenendo le chiavi d’impiego saldamente in mano francese e cercando di capire se, in un futuro ove la deterrenza atomica americana potrebbe non essere da dare per scontata, anche il Regno Unito potrà dire la sua nel sostegno a Parigi per un ombrello europeo.
La Francia, essendo estranea al Nuclear Planning Group dell’Alleanza Atlantica. intende dall’epoca del generale Charles de Gaulle l’atomica come strumento di potenza, prestigio e vera e propria assicurazione sulla vita sulla sovranità nazionale. In tal senso, War on the Rocks in un’analisi approfondita e meritevole di lettura ha ricordato la differenza tra la proposta francese alla Germania e agli altri partner europei e gli accordi di nuclear sharing che Paesi come l’Italia (e la stessa Germania) hanno firmato con gli Stati Uniti: schieramento temporaneo e non permanente delle testate e nessun addestramento da parte francese a un ruolo operativo sulle scelte d’impiego dei militari dei Paesi che apriranno le porte ai caccia Rafale, perno della deterrenza.
Ad oggi la scommessa è principalmente politica e andrà capito se le potenze partner accetteranno una versione del “controvalore” estesa su scala europea e basata sulla garanzia di sicurezza di Parigi offerta in forma flessibile e modulabile, ma con timone transalpino. Resta da capire se per Paesi come la Germania, a tendere, sarà questo lo scenario di deterrenza ottimale verso cui tendere. La partecipazione dei militari di Berlino all’esercitazione Poker è un passo in avanti verso una sicurezza europea che sembra aver strutturato due principi: la ricerca tedesca di una centralità sul piano delle forze convenzionali da un lato, la leadership francese sulla deterrenza ultima, quella atomica, dall’altro.
Potrà tutto questo essere sostenibile strategicamente? La Nato in Europa, del resto, regge perché l’egemone è noto e chiaro, garante di ultima istanza della sicurezza collettiva: gli Usa. Francia e Germania cercano vie parallele per espandere un incubatore di sicurezza europeo e il discorso nucleare è ineludibile. Alla lunga la sfida sarà capire se queste tendenze si intersecheranno e complementeranno, magari cercando anche gli stessi spazi Nato come area di rafforzamento, o se rivalità e protagonismi emergeranno. Il recente caso del caccia Fcas, naufragato dopo anni di tensioni, ricorda che l’asse franco-tedesco può, in alcuni casi, scricchiolare. La scommessa sul rafforzamento della cooperazione securitaria dovrà tenere conto di tali problematiche e capire come farvi fronte.
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