A inizio giugno, il progetto franco-tedesco-spagnolo SCAF (Système de Combat Aérien du Futur) per un caccia di sesta generazione è stato definitivamente accantonato dopo anni di lotte industriali tra i due partner principali – Dassault Aviation e Airbus – per la ripartizione del lavoro e dei relativi brevetti. Quanto accaduto non ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori: al contrario era qualcosa di ampiamente preventivato stante le premesse della collaborazione franco-tedesca e gli aut aut di Dassault ad Airbus, la quale ha richiesto espressamente di assumere la quasi totalità della progettazione e costruzione della cellula – oltre il relativo drone loyal wingman.
La Germania, che aveva espresso interesse già nel 2023 per il GCAP (Global Combat Air Programme) italo-anglo-nipponico, più o meno in concomitanza con l’annuncio della fine dello SCAF aveva fatto sapere di voler continuare in autonomia la ricerca tecnologica per un caccia di nuova generazione rivolgendosi alla Spagna. Otto importanti aziende tedesche del settore difesa e aerospaziale hanno infatti unito le forze per lanciare a giugno il “Team Gen 6” che mira a produrre un nuovo aereo da combattimento, mentre un’iniziativa simile, che coinvolge anche Airbus, è stata presentata alla Spagna in occasione del salone aerospaziale “Ila 26” di Berlino. Il “Team Gen 6” comprende la divisione tedesca del consorzio europeo Airbus Defence and Space (con sede in Germania), la divisione tedesca dell’azienda missilistica europea MBDA e le aziende Autoflug, Diehl Defence, Hensoldt, Liebherr, Mtu Aero Engines e Rohde & Schwarz. Da partre spagnola, oltre alla già citata Indra, le aziende coinvolte sono Grupo Oesia, GMV, ITP e Sener.
Ora, come ampiamente preventivato data la storia delle costruzioni aeronautiche francesi (la genesi del Rafale dopo l’uscita francese dal programma Eurofighter valga come esempio), anche Parigi sembra fermamente decisa a procedere da sola nella progettazione di un caccia di nuova generazione.
Nel recentemente edito documento programmatico del bilancio 2027 della Difesa francese, alla voce “Progetto di Prestazione Annuale per il Programma 146 ‘Equipaggiamento delle Forze Armate”, nella sottosezione “Colpire a distanza – SCAF”, si può leggere che solo alcune delle attività attualmente svolte in cooperazione, principalmente quelle relative al “Cloud di combattimento”, potrebbero proseguire in collaborazione tra Germania e Francia, secondo modalità ancora da definire. Il nucleo del programma SCAF (incluso il velivolo NGF – Next Generation Fighter), precedentemente sviluppato in cooperazione con Germania e Spagna, sarà quindi realizzato secondo un nuovo assetto: su base nazionale oppure nell’ambito di un nuovo quadro di cooperazione.
Inoltre, si riferisce che la prima fase delle attività di dimostrazione, condotta in cooperazione, è stata avviata nel dicembre 2022 con l’aggiudicazione del contratto NGWS (Next Generation Weapon System) mentre la seconda fase delle attività di dimostrazione, che prevede in particolare il volo del prototipo del NGF, sarà avviata nel 2027, con lo sviluppo del velivolo operativo che sarà avviato nel 2029. Per questa operazione, è stata fatta una richiesta di bilancio pari a più di 2 miliardi e 744 milioni di euro per il 2027, che si andranno a sommare ai 130,8 milioni già stanziati per l’anno in corso per il programma SCAF.
Dassault sicura delle proprie competenze
Il sito Zone Militaire riferisce che durante un’audizione all’Assemblea nazionale tenutasi l’8 ottobre, il ministro delle Forze Armate, Catherine Vautrin, ha confermato la natura “nazionale” di questo programma, i cui lavori sono stati avviati il 26 luglio al fine di “garantire il rispetto del programma iniziale, che mira a raggiungere la capacità produttiva entro i primi anni del 2040”. In tal senso, la Francia sta quindi proseguendo il lavoro già svolto che “verrà riutilizzato”, quindi secondo il ministro Vautrine, non sarebbe stato perso denaro. Sebbene il programma sia formalmente aperto a collaborazioni, risulterebbe che il motore sarà sviluppato da Safran attraverso nuovi studi, per avere maggior spinta – si parla di 11 tonnellate a secco.
I francesi sono sempre apparsi sono alquanto fiduciosi nelle proprie risorse: “Lo faremo quindi, in collaborazione o meno”, aveva dichiarato Patrick Pailloux, responsabile dell’agenzia francese per gli appalti della Difesa, lo scorso maggio, ovvero poche settimane prima che la Germania si ritirasse dal programma SCAF.
In ogni caso, la decisione presa dal Ministero delle Forze Armate va nella direzione auspicata da Eric Trappier, amministratore delegato di Dassault Aviation, che già ad aprile del 2025 al termine di un’audizione sullo stato del programma tenuta all’Assemblea Nazionale aveva ventilato la possibilità che la Francia potesse proseguire da sola nella progettazione del velivolo di nuova generazione, anche per una questione legata ai compiti di deterrenza nucleare (che deve essere sovrana e non dipendente da altri Stati). Trappier aveva infatti affermato, rispondendo alla domanda se Dassault Aviation avesse la capacità di realizzare da sola il caccia, di avere le competenze per farlo.
Che la Francia in ultima istanza abbia deciso di optare per proseguire con un proprio progetto non è affatto una sorpresa, data la storia di alcune costruzioni aeronautiche congiunte europee e l’atteggiamento di Dassault, sempre poco incline alla condivisione paritaria di compiti e di tecnologie. Il problema ora è però legato strettamente al mercato della Difesa europeo: se la Germania dovesse veramente proseguire con un proprio progetto coinvolgendo la Spagna, vista la decisione francese e il GCAP, il Vecchio Continente avrebbe ancora una volta troppa eterogeneità nelle proprie linee di armamenti.