La grandeur, per ora, è solo quella del debito pubblico: la Francia di Emmanuel Macron vuole alzare nettamente la spesa militare per aumentare la sua proiezione di potenza e rafforzare le forze armate, la capacità del Paese di competere negli scenari globali e di restare al traino della rinascente potenza militare tedesca, ma i vincoli dei fondi pubblici a disposizione sono difficili da ignorare.
Il piano di Macron sulla spesa militare
Macron prevede di impostare un aumento della spesa per la Difesa che dovrebbe portarla tra il 3 e il 3,5% del Pil nel 2030, oltre i 100 miliardi di euro annui, ma di fronte a una situazione che vede una fragilità intrinseca del Governo di minoranza di François Bayrou, grandi difficoltà nella ricerca di una via d’uscita sul deficit e una crescente inquietudine sociale sia nel campo centrista che nella cerchia stretta dell’Eliseo, la raggiungibilità di questa soglia è messa da molti in discussione.
La spesa militare francese è prevista in netta ascesa rispetto alla soglia di 36 miliardi di euro spesi nel 2019, pensioni escluse: Macron ha strutturato già prima del piano ReArm Europe e dell’esplosione della guerra in Ucraina un trend che avrebbe portato la spesa a 67 miliardi di euro nel 2030. Già oggi, la cifra investita supera i 64,5 miliardi di euro (dati 2024), complice la spinta dell’inflazione, presentando dunque un dato pressoché raddoppiato rispetto all’inizio del trend di crescita.
Ma come andare oltre? Siamo alla proverbiale quadratura del cerchio. “La Francia deve investire per mantenere le testate nucleari, i sottomarini, i caccia, una portaerei e circa 200.000 effettivi, e inoltre vuole anche reclutare più riservisti”, nota il Financial Times, sottolineando che “la capacità nucleare rappresenta circa il 13% del budget complessivo per le attrezzature”. Uno scenario che lascia pensare a un ulteriore aumento, trainato dalla possibilità che Parigi metta a disposizione di altri Paesi, come Germania e Polonia, l’ombrello atomico della Force de Dissuasion.
Il vincolo del debito
Inoltre, nota il Ft, “a marzo, Macron ha chiesto al primo ministro François Bayrou di elaborare delle opzioni per aumentare la spesa militare mantenendo nel contempo le promesse di riduzione del deficit”, ma lo storico leader centrista “non lo ha fatto, affermando che sta ancora lavorando al bilancio 2026, un ritardo che ha irritato Macron”, ma che forse il navigato veterano della politica francese ha preferito alla necessità di ammettere che tale equilibrio ad oggi è semplicemente impossibile da mantenere.
Per Parigi, gli anni prossimi saranno quelli dell’ottimismo della volontà e del pessimismo della ragione: come su molti altri fronti, è chiaro che senza una seria risoluzione della questione del debito e un sostanziale smaltimento delle passività accumulate ai tempi della pandemia di Covid-19 e della risposta alla conseguente crisi economica sarà difficile giungere a un punto d’equilibrio. Uno strumento potrebbe essere l’incentivazione di strumenti di debito comune per finanziare progetti di interesse trasversale all’Europa, ma da tempo i “frugali” fanno orecchie da mercante.
Per la Francia l’atomica è un’assicurazione sulla vita e la Difesa un fattore di potenza, ma tutto ciò ha un costo notevole per un bilancio da tempo strutturalmente appesantito. Ignorare questo vincolo sarebbe quantomeno autolesionista, specie di fronte a un Paese piagato da disuguaglianze e tensioni che malsopporterebbe una “austerità da riarmo” da parte di un presidente tutt’altro che popolare.
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