Le sei navi sa barco della flotta russa sono arrivate in Siria, nel porto di Tartus, per ripartire alla volta del Mar Nero. Le sei unità della classe Ropucha, tre della Flotta del Nord e tre della Flotta del Baltico, come segnalato dai media russi, si preparano a una delle più importanti esercitazioni nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero.
Le manovre, che come scrive Agenzia Nova saranno supervisionate dal comandante in capo della Marina, ammiraglio Nikolai Evmenov, rappresentano una delle varie attività iniziate dalla flotta del Cremlino in quello che definiscono “oceano mondiale”. Si tratta di un’esercitazione complessiva con circa 140 navi e 60 aerei che ha lo scopo da un lato di addestrare le forze russe a ogni tipo di evenienza, dall’altro di dimostrare al mondo – e in particolare alla Nato – le capacità operative in caso di guerra. Come segnalato da diversi osservatori, il lancio di questo enorme movimento di navi, aerei e sottomarini indica che entro questo mese quasi tutte le unità della flotta russa utilizzabili in un conflitto saranno uscite dalle principali basi della Marina in tutti i settori in cui sono coinvolte le forze russe. Dall’Artico all’Oceano Pacifico, dal Mediterraneo al Mare del Nord fino all’Atlantico.
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Nel Mediterraneo, le cui acque sono fisicamente e strategicamente legate ai destini del Mar Nero e quindi dell’Ucraina, si gioca una partita fondamentale. In queste settimane la squadra di navi d’assalto anfibio che aveva passato Gibilterra ha messo in allerta tutte le potenze Nato. Aerei antisommergibile e caccia sono decollati dalle basi costiere dell’Alleanze per monitorare i movimenti delle unità di Mosca, mentre diverse navi sono state coinvolte in attività di osservazione per capire dove andassero le classi Ropucha. Nel frattempo, diversi aerei sempre delle forze atlantiche hanno iniziato a sorvolare le aree tra la Siria e Cipro, probabilmente alla ricerca di qualche sottomarino classe Kilo che era uscito dalla “tana” di Tartus.
L’esercitazione che si dovrebbe tenere al largo della Siria, unita ai movimenti nel Mar Nero, prevede infatti un dispiegamento di forze russe che, almeno sulla carta, non ha precedenti dalla fine della Guerra Fredda. Oltre alle sei navi giunte dai porti di Severomorsk e Baltijsk, e cioè il Pjotr Morgunov, Georgij Podedanosez, Olenegorskij Gornjak, Korolev, Minsk e Kaliningrad, si uniranno infatti dieci navi già presenti nella base siriana e altre tre navi che hanno solcato le acque del Mar Rosso dopo essersi esercitate con la flotta cinese e iraniana: l’incrociatore missilistico Varyag, la nave Admiral Tributs e la Boris Butoma. E un altra nave, l’incrociatore della flotta del Nord Maresciallo Ustinov, ha passato lo stretto di Gibilterra.
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Una concentrazione di forze che desterà inevitabilmente l’interesse dell’Alleanza Atlantica, come già fatto per le sei unità che hanno passato Gibilterra, percorso il Canale di Sicilia e che ora sono giunte al largo della Siria. In questo momento, infatti, oltre alle normali attività di monitoraggio delle flotte esterne alla Nato, le forze del blocco occidentale sono impegnate in diverse attività addestrative che coinvolgono le principali Marine dell’Alleanza. Una in particolare, la Neptune Strike 2022, ha già avuto un contatto con le unità di Mosca che passavano vicino alle coste italiane. Ma gli occhi sono puntati anche su un’altra esercitazione, sempre nel Mediterraneo orientale, all’interno della missione francese Clemenceau 22. L’operazione, che sarà guidata dalla portaerei Charles de Gaulle e dal suo gruppo aeronavale, sarà integrato da diverse unità delle Marine Nato. E nei mari vicino a dove si esercita la flotta russa, saranno presenti contemporaneamente la portaerei francese, l’italiana Cavour e l’americana Harry Truman. Acque bollenti in attesa di capire cosa faranno quelle navi russe: si punta a un avvicinamento all’Ucraina o è solo una mossa per aumentare la pressione nei negoziati con l’Occidente?
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