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Difesa

La flotta di Putin arriva sul Mar Rosso, c’è l’accordo per una base in Sudan

Sarebbe stato raggiunto l'accordo definitivo tra Russia e Sudan per costruire una base navale russa nel Mar Rosso.

Mohamed Siraj, ambasciatore sudanese in Russia, ha riaffermato l’impegno del suo Paese nella costruzione di una base navale russa sul Mar Rosso. Sabato primo giugno Siraj ha spiegato che il progetto di un centro di supporto logistico è stato formalmente concordato da entrambe le nazioni, mentre più recentemente è stato reso noto da fonti russe non confermate che lo scalo verrà costruito ex novo nella parte settentrionale di Port Sudan, e che l’accordo definitivo sull’inizio dei lavori potrà essere raggiunto nel corso della visita della delegazione sudanese al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che si concluderà l’8 giugno.

Il 25 maggio scorso, il vice comandante in capo dell’esercito sudanese, Yasir al-Atta, aveva rivelato che il suo governo avrebbe approvato un accordo firmato dal precedente regime nel 2019 per stabilire un centro logistico per la marina russa sul Mar Rosso, aggiungendo che una delegazione militare si sarebbe recata in Russia per discutere le esigenze militari del Sudan in termini di armi e munizioni, mentre un’altra delegazione guidata da Malik Agar, vice di Abdul Fattah al-Burhan (attuale leader del Paese dopo il recente golpe) si sarebbe recata successivamente a Mosca per discutere della cooperazione economica, compresa quella mineraria e agricola, come poi è avvenuto.

A quanto sembra, l’accordo tra Sudan e Russia è stato raggiunto attraverso la promessa, da parte russa, di inviare armamenti e munizioni in cambio del permesso di installare un centro logistico navale.

Il Sudan da tempo ha ventilato la possibilità di dare alla Russia il permesso di avere una base navale nel Mar Rosso, specchio d’acqua vitale per il traffico commerciale marittimo globale e attualmente, come noto, al centro di un conflitto asimmetrico grazie all’attività di interdizione dei ribelli Houthi verso il naviglio mercantile, ma il succedersi di giunte militari diverse, in un Paese da anni dilaniato dalla guerra civile, ha sempre posposto questa prospettiva.

Mosca, a novembre 2020, era riuscita a concordare con Khartoum una bozza di accordo per stabilire una base navale a Port Sudan e l’allora primo ministro Mikhail Mishustin era riuscito a strappare un primo accomodamento che prevedeva l’utilizzo del porto da parte russa per 25 anni. Ma il Sudan ha avuto dei ripensamenti cercando di rinegoziare l’accordo.

A giugno 2021 il generale Mohamed Othman al-Hussein, allora capo di Stato maggiore, aveva affermato che il Paese avrebbe acconsentito a costruire la base navale, ufficialmente descritta come una “struttura di supporto tecnico-materiale”, solo se il Cremlino avesse fornito assistenza economica. Ancora più importante, la nuova negoziazione prevedeva che la marina russa potesse usufruire della base solo per cinque anni, con la possibilità di estendere il contratto di locazione fino a un totale di 25. Per Mosca questo avrebbe significato un grande investimento senza avere la certezza che sarebbe stato un impegno stabile in futuro.

A quanto pare queste questioni sono state definitivamente risolte, anche forse grazie alla recente visita in Africa del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ma siamo convinti che i riflessi del conflitto ucraino in Sudan abbiano avuto il loro peso nella trattativa.

A inizio novembre dello scorso anno, infatti, sono state diffuse immagini di scontri tra forze speciali ucraine e miliziani della Pmc (Private Military Company) “Wagner”, ora Africa Corp, a Omdurman, cittadina situata a Nord di Khartoum. Inoltre aveva fatto scalpore l’incontro tra presidente Volodymyr Zelensky e Abdel Fattah al-Burhan a Shannon, in Irlanda, qualche giorno prima dell’azione, per una riunione non prevista tenutasi per “discutere le nostre sfide alla sicurezza in comune, vale a dire le attività di gruppi armati illegali finanziati dalla Russia”.

Molto probabilmente, il via libera sudanese alla costruzione della base navale russa a Port Sudan ha avuto come contropartita non solo la cessione di armamenti e munizioni, ma anche la promessa di non tollerare più l’attività di forze speciali ucraine in Sudan, ma essendo quella nazione frammentata in fazioni ancora in lotta tra di loro, che occupano porzioni di territorio più o meno vasto, è molto probabile che questo tipo di azioni continuerà.

Se davvero accordo finale sarà, come prevediamo, il Cremlino porta a casa una duplice vittoria: dal punto di vista politico dimostra che la sua capacità di proiezione e di influenza al di fuori del suo estero vicino è ancora efficace nonostante i grossi problemi che sono nati in concomitanza con conflitto in Ucraina; dal punto di vista militare la Russia ottiene la sua prima base navale nel Mar Rosso che le permetterà di evitare spostamenti estremamente lunghi per le proprie navi impegnate nell’area del Golfo di Aden e del Golfo Persico, quindi la proiezione oltre questi mari (in prospettiva verso l’Africa Meridionale e l’India) risulta più facile.

Infine possiamo anche aggiungere che la vicinanza di Port Sudan a Gibuti, sede di basi militari di numerosi Paesi non solo occidentali, e allo stretto di Bab el-Mandeb, quindi alle rotte commerciali principali, permette a Mosca di avere una presenza costante su una rotta economica, energetica e militare di importanza fondamentale per gli equilibri mondiali, senza considerare la possibilità di minacciare direttamente e senza lunghi spostamenti i cablaggi sottomarini nel Mar Rosso che collegano Europa e Asia.

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