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Difesa

La Finlandia dice addio alla svastica per non imbarazzare la Nato

La svastica, blu o celeste sulla sfondo bianco, compare sugli stendardi dell'aeronautica finlandese fin dal 1918.

Ha fregiato gli apparecchi di assi da caccia come Eino Ilmari Juutilainen e Hans Henrik “Hasse” Wind, è sopravvissuta alla Guerra d’Inverno, combattuta contro la giovanissima Unione Sovietica, e alla Guerra di Continuazione, che la vide spiccare accanto alla croce patente tedesca contro gli apparecchi Alleati, ma ora che la Finlandia è parte dell’Alleanza Atlantica, la svastica blu del Suomen ilmavoimat, al secolo l’aeronautica militare finlandese, deve essere messa da parte. Scomparendo da coccarde e stendardi.

Una lunga storia di simboli

La svastica blu sullo sfondo bianco che compare sugli aerei dell’aeronautica finlandese fin dal 1918, ossia da ben prima che venisse adottata come simbolo dal Nazismo che, come ben sappiamo, decise di “inclinarla” dopo aver assegnato ai ritrovamenti fatti dall’archeologo Heinrich Schliemann nell’antica città di Troia una speciale connessione con i popoli indoeuropei progenitori della cosiddetta “razza ariana“, non ha nulla a che fare con il razzismo.

In Scandinavia la svastica, non inclinata, dunque simile a quella anticamente impiegata da buddisti e induisti, è sempre stata associata al simbolo del sole e alla figura di Thor, divinità figlia di Odino in cui veniva identificato come “arma divina” protettrice dell’umanità. Ragione per cui il simbolo fu probabilmente scelto a suo tempo da Erin von Rosen, che donò alla Finlandia il suo secondo aereo, dipingevi sopra la svastica come portafortuna.

Tra il 1918 e il 1945 la piccola ma agguerrita Aeronautica militare finlandese ha fregiato i suoi aerei da guerra con la svastica blu, rimuovendola dalla coccarda e lasciandola solo sugli stendardi di determinate unità che, adesso che la Finlandia fa parte della Nato, devono prepararsi ad abbandonarla per evitare imbarazzi con gli alleati occidentali. Eliminandola e sostituendola gradualmente con nuovi e vecchi emblemi. Alcuni dei quali molto simili allo stemma della Royal Air Force, con un aquila che però ricorda, nella sua stilizzazione, più quella della Luftwaffe tedesca.

Il vecchio emblema della Finnish Air Force Command e uno degli emblemi attualmente in uso

L’onere d’essere “al passo con i tempi”

Avremmo potuto continuare con questa bandiera, ma a volte si possono creare situazioni imbarazzanti con i visitatori stranieri. Forse è meglio adeguarsi ai tempi“, ha dichiarato il vertice delle Forze di difesa aerea Tomi Böhm, rivolgendosi all’emittente di Stato.

C’è infatti da ricordare, per chi non avesse dimestichezza, che gran parte del valore dei simboli e degli stendardi dei reggimenti – in Italia è molto sentita la “consegna della bandiera” nella Marina Militare – viene assegnato proprio in virtù della loro storia e dalla sua tradizione tramandata nel tempo. Basti pensare che l’unità di fanteria tedesca in cui serviva Ernest Jünger, il 73° Reggimento di fucilieri di Hannover, soprannominato “Les Gibraltars” per via della storica difesa della fortezza di Gibilterra del XVII secolo a fianco agli inglesi, portava ancora al polso la fascia celeste, nonostante stesse combattendo “contro gli inglesi” nella Grande Guerra.

Il passaggio dalla svastica ai simbolo “al passo con i tempi” è in corso da anni. La compromettente croce uncinata è stata eliminata silenziosamente dalle insegne dell’unità del Comando dell’Aeronautica Militare, per scomparire quasi completamente.

Interesse e imbarazzo

Le poche svastiche ancora presenti su alcuni stendardi avrebbero “suscitato l’interesse degli alleati della Nato” in occasioni recenti, ragione per cui l’argomento è tornato d’interesse per la stampa. Stando al documento pubblicato dal quotidiano Helsingin Sanomat , la ragione alla base del processo di eliminazione del “controverso emblema” sarebbe proprio la “percezione della svastica” nei contesti internazionali dove può essere motivo d’imbarazzo, anche nonostante la contestualizzazione, sempre necessaria.

Dopo l’ingresso della Finlandia nell’Allenza Altantica, i politici di Helsinki hanno determinato la “necessità di integrarsi maggiormente con le forze di Paesi come la Germania, i Paesi Bassi e la Francia, Paesi in cui la svastica è chiaramente un simbolo negativo“. Anche a costo di fare un torto alla storia del Suomen ilmavoimat, che ha sempre tenuto a precisare come le svastiche utilizzate nelle forze aeree finlandesi “non abbiano nulla a che fare con la svastica nazista“.

Per figure come professor Teivo Teivainen, che ha notato il “cambiamento” e già in precedenza si era domandato se “l’uso continuato del simbolo fosse utile per le forze armate finlandesi“, la svastica può anche essere un simbolo legittimo, poiché non è “vietato” in Finlandia, ma le forze armate hanno il dovere di “difendere la nazione, non difendere un vecchio simbolo donato da un conte svedese nel 1918“. Dunque dovrebbero adeguarsi, senza fare storie.

Viene così da domandarci a nostra volta cosa ne sarebbe della “storia” se tutti iniziassero a rimuovere gradualmente il ricordo di vecchi conti o delle loro gesta, ma, sopratutto, se si rimuovesse dalla memoria collettiva il valore dei simboli che hanno mosso, fin dall’alba dei tempi, i popoli nelle loro battaglie. Rischieremmo di dimenticare cosa ha spinto le generazioni che ci hanno preceduto a lottare e combattere?

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