La corsa agli armamenti ipersonici rappresenta la base per supremazia strategica del futuro, e procede a ritmi sempre più serrati. Nella competizione che vede Russia e Cina in vantaggio sugli Stati Uniti e gli alleati che stanno dando il loro contribuito per “accorciare” le distanza che dividono il Pentagono dall’obiettivo, il video di un drone cinese della serie MD-21/MD che raggiunge una velocità di Mach 7 dopo essere stato il lancio nello spazio da un pallone ad alta quota non può che destare scalpore a Washington e ai vertici dell’US Air Force statunitense, per alcuni “colpevole” di non essere stata capace di portare avanti il suo programma per l’ottenimento di armi ipersoniche nei tempi annunciati.
Il velivolo senza pilota cinese che ha volato a velocità ipersonica – prima di atterrare in sicurezza per essere riutilizzato in seguito – annuncia un nuovo successo di Pechino e della sua “Qian Xuesen Young Scientist Task Force“, il gruppo di ricercatori della Chinese Academy of Sciences che stanno portando avanti il programma per i vettori dei sistemi d’arma ipersonici.
Noto per essere il più aggiornato e avanzato modello della serie, l’MD-22 vanta un’autonomia massima di 8.000 chilometri e secondo quanto rivelato dai suoi progettisti può trasportare carichi utili fino a 600 chilogrammi. Garantendo una capacità strategica importante per la Repubblica Popolare Cinese che si è dimostrata più che mai attiva nel processo di modernizzazione della sua forza militare.
La serie di “veicoli ad ampio raggio” MD e il concetto di “volo ipersonico nello spazio vicino” sono nati dalla proposta del padre fondatore del programma spaziale cinese, Qian Xuesen, che, come riportato dal South China Morning Post, ha sempre ambito allo sviluppo di un “aereo in grado di operare nell’intervallo tra aerei convenzionali e satelliti, richiedendo lanci a mezz’aria per una flessibilità senza pari”.
I modelli teorici e i test di volo, incluso il recupero del prototipo MD-21 che seguendo “una traiettoria di volo molto complessa” che comprende “picchiata, risalita e il ritorno”, ciò che “rende questa generazione di aerei ancora più impegnativa rispetto ai suoi predecessori” ora conferma il successo del programma che, come sappiamo, ambisce allo schieramento di un vettore capace di trasportare armi a velocità ipersonica senza seguire una rotta preimpostata, ossia variando di traiettoria, se necessario, per imporsi come arma strategica “imbattibile” anche per i sistemi di difesa aerea più moderni e sofisticati.

