La Corea del Nord, nonostante la sua natura peninsulare condivisa con la Corea del Sud, non ha mai avuto una marina militare degna di tale nome. Storicamente, le forze armate nordcoreane (o Korean People’s Army – KPA), sono fondamentalmente “esercito-centriche” e pongono particolare attenzione, oltre alle forze missilistiche (unico arsenale di deterrenza strategica), anche ai corpi speciali. Questa postura deriva dagli esiti del conflitto coreano degli anni Cinquanta che ha determinato la volontà di riunificazione armata con il Sud, e non è cambiata per decenni.
Solo recentemente Pyongyang ha definitivamente cambiato questo assunto strategico, virando decisamente verso una linea più dura verso Seul che ha comportato, necessariamente, un cambio di paradigma nell’organizzazione e composizione delle sue forze armate. Nel 2024, Kim Jong-un ha cambiato la Costituzione eliminando due concetti fondamentali: che Nord e Sud fossero “un solo popolo” temporaneamente diviso, e che la “riunificazione pacifica” fosse un sacro ultimo obiettivo. Ora il Sud è un “eterno nemico principale”; uno “Stato ostile” da “occupare, sottomettere e annettere”. Questa revisione, oltre a fornire la base legale per consentire all’esercito di fortificare fisicamente e permanentemente il confine meridionale e a giustificare ideologicamente un eventuale attacco atomico verso Seul, ha permesso di rompere gli indugi e procedere con un piano di ampliamento delle proprie forze navali con la consapevolezza che per ottenere l’annessione del Sud è necessario contrastare l’attività militare dei suoi alleati, e in particolare quella degli Stati Uniti, la più importante potenza navale del globo.
Almeno sino al 2019, infatti, la marina militare nordcoreana era una forza navale pensata e organizzata per compiti costieri, quindi per attività di sea denial: si trattava di una piccola forza (rispetto all’esercito) per numero e tipologia di mezzi non in grado di effettuare operazioni oceaniche (in gergo non è una blue water navy). La parte numericamente più consistente è data dalla componente subacquea che ha in forza una settantina di sottomarini tra unità da attacco, costiere e per compiti speciali, seguita da quella anfibia con una vasta flotta di veicoli a cuscino d’aria e mezzi da sbarco (rispettivamente 140 e 230 circa unità). Infine, disponeva di una serie di piccoli pattugliatori e motovedette armate con cannoni e missili di fabbricazione sovietica (ad esempio il missile antinave SS-N-2 “Styx”). L’enfasi data al sea denial limitato all’intorno geografico nordcoreano risultava evidente anche dalla presenza di numerosi reggimenti di artiglieria costiera che impiegano cannoni da 122, 130 e 150 mm oltre che missili come gli SSC-2B “Samlet”, i CSSC-2 “Silkworm” e i CSSC-3 “Seersucker”.
Oggi, la marina militare nordcoreana è una forza militare in trasformazione che sta vedendo l’ingresso in servizio di unità concepite per il confronto più in profondità, e per certi versi strategico.
Il 2023 come anno del cambiamento
Il primo segnale ci è arrivato dal varo del sottomarino lanciamissili balistici a propulsione diesel-elettrica “Eroe Kim Kun Ok”, avvenuto a settembre 2023. Si tratta di un battello della vecchia classe Romeo ampiamente modificato per poter alloggiare un compartimento di lancio per missili balistici (e probabilmente anche da crociera) situato a poppavia della falsatorre, con un disegno che ricorda molto le costruzioni russe e cinesi, e ci sono indicazioni che dietro la sua costruzione ci sia stato un importate aiuto russo. A gennaio 2024 ci sono state segnalazioni che riferivano della costruzione di un secondo battello di questo tipo, che si ritiene possa anche avere propulsione nucleare.
Per quanto riguarda le unità di superficie, la Corea del Nord annovera per la prima volta nella sua storia un cacciatorpediniere missilistico, il “Kang Kon” di prossima messa in servizio, che il 3 luglio sotto gli occhi del leader Kim Jong-un ha lanciato un missile da crociera con capacità nucleare. Il lancio è stato effettuato meno di due settimane dopo che la marina di Pyongyang ha formalmente preso in carico il cacciatorpediniere da 5mila tonnellate “Choe Hyon”, la più grande nave da guerra di superficie prodotta internamente dalla Corea del Nord.
Questi sviluppi indicano che Pyongyang ha modificato la sua gerarchia di priorità del suo strumento militare aumentando l’importanza della marina, e la rapida costruzione di grandi navi da combattimento di superficie, nuove basi navali e la modernizzazione delle basi esistenti testimoniano questo aumento.
L’attenzione della Corea del Nord allo sviluppo navale può essere fatta risalire al 2023, quando Kim Jong-un manifestò il desiderio di porre maggiore enfasi sulla crescita e sulla modernizzazione del marina da guerra per aumentare il suo coinvolgimento nella strategia e nelle operazioni militari. Tre anni dopo, nel febbraio 2026, al Nono Congresso del Partito dei Lavoratori della Corea, Kim ha svelato il suo nuovo piano quinquennale e le future priorità di difesa. Il piano prevede il potenziamento di tutte le basi militari, il rafforzamento ulteriore del confine meridionale e la modernizzazione delle armi convenzionali in modo che possano diventare “di livello mondiale”. A marzo, il leader nordcoreano ha dichiarato che la marina militare deve costruire ogni anno due navi di dimensioni equivalenti alla “Choe Hyon” o più grandi, con l’obiettivo di avere almeno 12 navi da combattimento di grande superficie entro l’inizio degli anni ’30. Questi obiettivi si sono ulteriormente ampliati nel giugno 2026, quando il Kim Jong-un ha ordinato di accelerare la progettazione e la costruzione di un nuovo incrociatore missilistico da 10mila tonnellate e di costruire ulteriori basi navali. Allo stesso tempo, il Nord sembra stia espandendo i cantieri navali di Chongjin e Nampho per facilitare la quota annuale di costruzioni navali.
Risulta anche più interessante la ricerca di un armamento per attacchi in profondità: se è noto da anni il possesso di SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile), una piattaforma di lancio di livello “strategico” (o semi-strategico data la natura della propulsione) ancora mancava. Il lancio di un missile da crociera da un’unità di superficie, proietta invece la marina nordcoreana sulla via della possibilità di deep strike, sebbene l’efficacia di quest’armamento in combattimento sia ancora tutta da stabilire.
Quello che colpisce di più, al netto degli incidenti di varo, è la velocità di costruzione: Corea del Nord ha costruito e varato la sua più grande unità navale di superficie mai realizzata in poco più di due anni e probabilmente si avvicinerà nuovamente a quell’impresa, col terzo cacciatorpediniere, il “Kang Kon” che dovrebbe essere messo in servizio nel 2026 o all’inizio del 2027. Pyongyang ha quindi costruito i cacciatorpediniere da 5mila tonnellate di dislocamento più velocemente di quanto non abbia fatto prima per le più piccole corvette da 2mila tonnellate. Questa rapidità molto probabilmente è ancora una volta da imputare all’aiuto russo, e non è infatti un caso che l’impulso navale sia cominciato nel 2023, ovvero quando è cominciato il sostegno militare nordcoreano allo sforzo bellico della Russia in Ucraina. Partenariato ufficializzato l’anno successivo, quando Mosca e Pyongyang hanno siglato un patto strategico di cooperazione e mutua difesa.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

