La Corea del Nord sta accelerando il suo programma nucleare: secondo quanto emerso da recenti immagini satellitari, è stata ultimata la costruzione di un nuovo grande edificio nel sito di Yongbyon.
La costruzione del nuovo edificio era iniziata a metà dicembre 2024, ed è stata in gran parte completata esternamente all’inizio di giugno 2025 e i lavori interni sembrano essere tuttora in corso. Un’immagine più recente, scattata il 2 aprile 2026, mostra la struttura praticamente completata, inclusi un probabile generatore di riserva, edifici per il supporto amministrativo/ingegneristico e un capannone per i veicoli. La presenza occasionale di veicoli, gruppi di persone (probabilmente operai) e altri oggetti non meglio identificati negli ultimi quattro mesi, suggerisce che i lavori per il completamento interno del nuovo edificio siano in corso.
Secondo l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il nuovo edificio potrebbe essere un nuovo centro di arricchimento per l’uranio in quanto secondo il direttore Rafael Grossi, la struttura ha dimensioni e infrastrutture, inclusi l’alimentazione elettrica e la capacità di raffreddamento, simili a quelle dell’impianto di arricchimento di Kangson. L’edificio, completo di generatori, serbatoi di carburante, unità di raffreddamento ed edifici di supporto, si trova a 480 metri dal laboratorio di radiochimica e a circa 1800 metri a dalle sale centrifughe già esistenti a Yongbyon.
Per arricchire l’uranio naturale, da utilizzare nelle centrali nucleari o come esplosivo, occorrono delle centrifughe che sono via via più sofisticate a seconda del livello di arricchimento che si vuole raggiungere: nel caso in cui si voglia ottenere uranio da usare in una testata nucleare, il livello di arricchimento deve essere superiore al 90%. Secondo stime della Corea del Sud, Pyongyang potrebbe aver estratto circa 100 kg di plutonio negli ultimi 30 anni, di cui 16 solo l’anno scorso: una quantità sufficiente a produrre circa 20 armi nucleari. Qualsiasi produzione di uranio arricchito aumenterebbe significativamente il numero di armi nucleari disponibili.
La costruzione del nuovo edificio, sospettato di essere destinato a ospitare nuove centrifughe, dimostra gli sforzi della Corea del Nord volti ad aumentare la produzione di uranio per scopi bellici quindi la volontà di ingrandire il proprio arsenale di testate nucleari. Da dopo il fallimento delle trattative con gli Stati Uniti nel 2019 per trovare un’intesa sulla denuclearizzazione della penisola coreana, durante il primo mandato Trump, e dopo qualche mese di sospensione dell’attività nei siti nucleari, la Corea del Nord di Kim Jong-un ha ripreso alacremente a lavorare per espandere le sue capacità atomiche.
La collaborazione con la Russia
Lo scoppio del conflitto russo-ucraino ha portato Pyongyang a guardare nuovamente a Mosca come partner strategico, al punto che tra i due Paesi è stato siglato un patto di mutua difesa e di collaborazione su diversi livelli, tra cui anche quello riguardante l’energia atomica. Molto probabilmente, la Russia in questi ultimi due anni ha fornito alla Corea del Nord nuove capacità tecniche per poter migliorare l’industria nucleare del Paese, ed è plausibile che ci sia un qualche tipo di collaborazione per quanto riguarda quella missilistica. Cooperazione che potrebbe essere stata stretta anche in considerazione del contributo nordcoreano alla guerra russa, fatto di personale e alcuni sistemi d’arma. Si tratta ovviamente di deduzioni tratte da quanto è possibile osservare attraverso le immagini satellitari e dai rapporti di intelligence desecretati che ci giungono da diverse fonti, tra cui anche gli Stati Uniti. Ma bisogna considerare che la Repubblica Popolare Cinese non vede di buon occhio una Corea del Nord capace di raggiungere un buon livello di armamenti nucleari, perché cosciente del fatto che destabilizzerebbe ulteriormente il quadro regionale. Pertanto, la cooperazione russa, potrebbe essere di livello medio/basso senza il passaggio di tecnologie particolarmente innovative o moderne.
In ogni caso, proprio nel settore della missilistica, la Corea del Nord ha dimostrato notevoli progressi nei sistemi di consegna più a lungo raggio e di tipo ipersonico, con una serie di nuovi missili testati negli ultimi anni. Il 10 ottobre scorso, ad esempio, durante la parata militare per l’80esimo anniversario di fondazione del partito dei lavoratori, il regime nordcoreano ha mostrato per la prima volta un nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) mobile, designato “Hwasong-20”. Questo missile assomiglia al “Hwasong-19”, un altro ICBM presentato lo scorso anno, tuttavia il cono di prua più smussato e largo del nuovo vettore indica un volume di carico utile maggiore, compatibile con più veicoli di rientro o un modulo MIRV. Interessante notare che il “Hwasong-20” utilizza un TEL (Transporter Erector Launcher) di nuovo tipo, con un dispositivo di erezione centrale: una configurazione vista su diversi sistemi russi. Pyongyang afferma che il vettore sia a propellente solido, il che permette di effettuare lanci più rapidi rispetto a un missile a propellente liquido, esattamente come per il “Hwasong-19” il cui primo volo di prova risale al 31 ottobre 2024.
La Corea del Nord afferma sui canali statali che il nuovo missile ha una gittata massima di 15mila km e può trasportare testate nucleari multiple, ma questi dati non sono stati ancora verificati non essendo stato effettuato un lancio di prova. Sempre a ottobre dello scorso anno, Pyongyang ha effettuato un doppio test del vettore ipersonico “Hwasong-11E”, un SRBM (Short Range Ballistic Missile) dotato di veicolo planante ipersonico che ricorda molto, nel disegno, il cinese DF-17. Anche in questo caso è plausibile che ci sia stato qualche tipo di supporto russo per quanto riguarda i sistemi di guida del vettore e i materiali necessari per esprimere velocità ipersoniche senza danneggiamenti interni.