Nelle ultime ore sta circolando un’immagine, sui social media, che mostra quello che sembra essere il prototipo di un ekranoplano costruito dalla Repubblica Popolare Cinese.
Un ekranoplano (o “schermoplano”) è un velivolo molto particolare che sfrutta l’effetto suolo – dato dall’aria compressa dall’ala – per librarsi sopra una superficie, di solito l’acqua, potendo così essere definito come un aereo che non è propriamente un idrovolante e un natante che non è propriamente un aliscafo. I primi studi in tal senso vennero svolti in Unione Sovietica durante gli anni ’50, quando un gruppo di ingegneri lavorò a un progetto, denominato “KM”, che portò a un velivolo che volò per la prima volta nel 1966. Questo primo prototipo, portò successivamente alla costruzione di quello che venne ribattezzato “Il mostro marino del Caspio”, ovvero un ekranoplano a 8 motori (a getto) armato di 6 canister per il lancio di missili antinave P-270. Il primo e unico di questi velivoli molto particolari, ufficialmente noti come “classe Lun”, entrò in servizio nel 1987 presso la Flotta del Caspio per venire ritirato negli anni ’90, in conseguenza della fine della Guerra Fredda e delle profonda crisi economica che attanagliava la Russia in quel decennio. Le esperienze condotte sul KM, però, portarono alla produzione e ingresso in servizio in Unione Sovietica di quattro ekranoplani da trasporto/mezzo da sbarco, ovvero gli A-90 “Orlyonok”, operati dalla marina sovietica a partire dagli anni ’70.
La Repubblica Popolare Cinese sembra quindi aver attinto a piene mani da questa vecchia idea “sovietica” arrivando alla realizzazione di un prototipo di ekranoplano per scopi militari. Naval News, ha riferito per prima che il velivolo in questione non è mai stato osservato in precedenza e che non ne sappiamo il nome, la designazione e il produttore.
Così, dopo “il mostro marino del Caspio”, siamo davanti a quello che è stato definito “il mostro marino di Bohai”: un ekranoplano con uno scafo centrale a idrovolante e con una caratteristica coda a T con due stabilizzatori verticali. Questa configurazione, precisa ancora Naval News, non si trova sugli aerei normali, ma è stata utilizzata su diversi ekranoplani. Il velivolo sembra avere un’apertura alare relativamente corta e una coda ampia, e monta quattro motori a reazione sopra l’ala. Questi hanno ugelli leggermente appiattiti che suggeriscono una spinta angolata verso il basso. L’utilizzo militare del velivolo è stato dedotto dalla colorazione: una tonalità di grigio solitamente usata per gli aerei di quel tipo.
Gli ekranoplani sono particolarmente adatti al trasporto, anche nel contesto di operazioni anfibie: abbiamo visto che l’A-90 sovietico era destinato a essere utilizzato anche come mezzo da sbarco veloce. Questo tipo di compito, nella PLAN (People’s Liberation Army Navy), viene assolto dagli hovercraft, al pari di come succede nella marina sovietica/russa (classe Zubr) e in quella degli Stati Uniti.
Un mezzo capace di essere veloce e di trasportare mezzi e uomini su lunghe distanze restando basso sulla superficie marittima particolarmente idoneo alle immense distese d’acqua del teatro del Pacifico Occidentale. Non è un caso che il Giappone abbia sempre avuto in servizio idrovolanti plurimotori a scafo centrale, nel ruolo antisom e per la ricerca e soccorso. Anche la Repubblica Popolare Cinese ha in essere un progetto per un idrovolante dello stesso tipo utilizzato nel ruolo antincendio e per la ricerca e soccorso: l’AVIC AG-600.
Una teoria, espressa sempre da Naval News, è che l’ekranoplano cinese potrebbe essere un drone da trasporto progettato per il rapido rifornimento delle guarnigioni delle isole occupate nel Mar Cinese Meridionale e per supportare gli sbarchi anfibi, in quanto nelle immagini diffuse non è possibile vedere la fusoliera all’altezza dell’eventuale cabina di pilotaggio.
Anche gli Stati Uniti, e per le stesse motivazioni di ordine tattico già chiarite, sono alla ricerca di un trasporto aereo “anfibio” e hanno in essere alcuni progetti che vedono anche la possibilità di dotare il vecchio C-130 di scarponi per farlo diventare un idrovolante. Il progetto più interessante, però, è quello della DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) per un velivolo a effetto suolo, che quindi sfrutta lo stesso principio degli ekranoplani. Si tratta del “Liberty Lifter”, un velivolo i cui requisiti sono già stati emessi e che appare in fase di studio avanzata. Il suo requisito principale è il trasporto di due veicoli corazzati da combattimento anfibi (ACV) del Corpo dei Marines, ciascuno con un peso lordo di 30/33 tonnellate. Quindi stiamo parlando di un peso massimo trasportabile di 67,5 tonnellate che è all’incirca pari al peso trasportabile da un C-17, ovvero 77 tonnellate. Ogni ACV ha un equipaggio di tre persone e può trasportare tredici Marine completamente equipaggiati nel vano posteriore. Pertanto, un singolo “Liberty Lifter” potrebbe, in teoria, depositare un plotone di Marines praticamente ovunque, sia sulla terraferma sia in mare, poiché il video mostrato dalla DARPA del modello del velivolo mostra due ACV che vengono sbarcati direttamente sulla spiaggia dall’interno delle sue fusoliere gemelle. Con una velocità molto superiore a quella di navigazione dell’ACV e a quella dei mezzi da sbarco della U.S. Navy, un numero adeguato di “Liberty Lifter” dovrebbe migliorare la mobilità dei reparti da sbarco dei Marines in ambienti non contestati.
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