La geopolitica della corsa allo spazio
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L’ultimo passaggio satellitare sul cantiere navale Jiangnan, a poca distanza da Shangai, ha evidenziato come i lavori di approntamento della terza portaerei cinese, classe Type 003, siano in fase avanzata e, a quanto pare, prossimi al completamento.

L’unità navale è stata impostata nel 2018, e le immagini satellitari riprese da Planet Labs il 31 maggio scorso mostrano lo straordinario progresso nei suoi lavori di costruzione, ormai quasi ultimati.

Il varo della portaerei è atteso da tempo, e le autorità cinesi hanno riferito che i ritardi sono stati causati dalla situazione pandemica, ma ora sembra che si sia giunti al traguardo, che alcuni analisti hanno fissato ai primi di luglio, in concomitanza con l’anniversario di fondazione del Partito Comunista Cinese.

Nelle immagini riprese da satellite si può notare chiaramente il ponte di volo quasi del tutto ultimato, che evidenzia la presenza di tre catapulte per aerei, che da quanto sappiamo sono di tipo elettromagnetico (EmalsElectromagnetic Aircraft Launch System). Le attrezzature intorno alla portaerei in costruzione nel bacino sembrano essere state rimosse, qualcosa che farebbe quindi pensare a un suo prossimo varo che però non è ancora stato annunciato, nonostante la settimana scorsa il media di Stato cinese Global Times abbia pubblicato un articolo in cui si affermava che “potrebbe essere varata presto”.

I lavori avevano subito un ulteriore fermo per l’insorgenza di una nuova ondata pandemica, ma ad aprile il quotidiano aveva dato notizia che erano ripresi. In quella occasione era stato diffuso un video promozionale, che celebrava i 73 anni della nascita della PLA (People’s Liberation Army) Navy, in cui le autorità cinesi hanno mostrato uno spaccato della vita a bordo della portaerei Liaoning, la prima a entrare in servizio, insieme a una panoramica di alcune esercitazioni aeronavali. Anche in quel video si affermava che “la terza portaerei del Paese sarebbe stata ufficialmente rivelata presto”.

Un “falso allarme” riguardante il varo è avvenuto di recente, quando le autorità marittime di Shangai avevano pubblicato un avviso riguardante lo sgombero dell’area del cantiere, tuttavia giovedì scorso, quando si prevedeva potesse avvenire il lancio dell’unità, non è stato emesso alcun avviso per avvertire le navi commerciali di passaggio di tenersi lontano dalle acque del cantiere navale, cosa che è accaduta in occasione del varo della Shandong nel 2017.

Sebbene il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti stimi che la nuova unità Type 003 non sarà pienamente operativa fino al 2024, avendo prima bisogno di essere sottoposta a lunghe prove in mare, la nave si configura come la più avanzata della flotta cinese incorporando tecnologie innovative come le catapulte Emals, a lungo testate per evitare inconvenienti durante il loro utilizzo, che però dovranno ancora essere ampiamente rodate in mare.

La nuova Type 003 è quindi un’unità profondamente diversa dalle due precedenti, la Lianonig (CV-16) e la Shandong (CV-17). Se la Liaoning è una portaerei costruita partendo da un’unità russa, la ex Varyag (prima ancora Riga), la Shandong, nonostante le rassomigli molto, era già una costruzione completamente autoctona, mentre la Type 003, proprio per l’utilizzo del sistema Catobar (Catapult Assisted Take Off Barrier Arrested Recovery) ricorda le costruzioni statunitensi, se pur non condividendone l’impianto di propulsione nucleare.

Non sappiamo ancora i dettagli tecnici della nuova portaerei, ma le immagini da satellite hanno permesso di stimare le sue dimensioni (al ponte di volo) in 320 metri di lunghezza e 78 di larghezza, con ponte di volo angolato e due ascensori, rispettivamente a proravia e poppavia dell’isola situata sul lato di dritta della nave.

Lo sviluppo della nave fa parte di un processo più ampio di modernizzazione della flotta cinese in funzione della volontà di Pechino di estendere la sua influenza nella regione con anche capacità di proiezione globale. La Cina infatti ha già la più grande marina del mondo in termini numerici, ma non si avvicina ancora alle capacità della U.S. Navy.

La strada per diventare una blue water navy è però ormai tracciata, e nei piani di sviluppo della flotta c’è anche la futura presenza di almeno due unità portaerei a propulsione nucleare, che daranno alla Cina le capacità globali che sta cercando da anni.

Resta però sempre un’incognita fondamentale quando si parla di marina militare, ovvero la sua efficacia in combattimento: costruire navi è più “semplice” rispetto a formare equipaggi ben rodati e soprattutto dotati di attitudine “marinaresca”, qualcosa che si ottiene con decenni di cultura e che manca alla Cina moderna.

Avere poi una (o più) portaerei non significa sapere esattamente come usarle: da questo punto di vista Stati Uniti e Regno Unito, e in modo minore Francia e Italia, sono più avanti, ma soprattutto la U.S. Navy, come accennato, ha avuto modo di utilizzare i suoi Carrier Strike Group in tutti i conflitti dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Sicuramente, però, un’unità di questo tipo sarà preziosa per la PLA Navy, che tramite essa avrà modo di raccogliere quell’esperienza che in futuro le permetterà di usare le unità a propulsione nucleare in modo ottimale.

Questo non significa sottovalutare la capacità cinese di poter gettare il guanto della sfida alla talassocrazia statunitense, però occorre sempre evitare di lanciarsi in analisi troppo ottimistiche, magari abbagliati dalla propaganda, come avvenuto per la Russia la cui gestione del conflitto in Ucraina, alquanto incerta, ha stupito nella convinzione che l’esercito di Mosca fosse un “rullo compressore” moderno ed efficiente.

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