La marina militare della Repubblica Popolare Cinese (RPC), ovvero la PLAN (People’s Liberation Army Navy), possiede una serie di sottomarini per compiti diversi e tra di essi alcuni battelli per l’attacco nucleare strategico che assolvono al ruolo di deterrente atomico insieme ai missili balistici intercontinentali e ai bombardieri con capacità nucleare. Garantire la sopravvivenza dei sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN o boomer in gergo militare) è fondamentale per mantenere capacità di rappresaglia in caso di escalation atomica e quindi per mantenere un arsenale atomico che possa avere una capacità di deterrenza credibile.
Gli Stati Uniti, che sono stati i primi, insieme all’Unione Sovietica, a mettere in servizio questo tipo di unità navali, hanno sviluppato una rete di sensori – fissi e mobili – diffusa in alcune aree chiave dei mari del mondo per poter individuare i sottomarini avversari. Questa rete, che in caso di sensori fissi sui fondali prende il nome di SOSUS, rientra negli strumenti della dottrina ASW (Anti Submarine Warfare) statunitense e alleata, ed è un punto fondamentale di essa.
Gli analisti militari cinesi considerano la rete statunitense di sensori per la scoperta di sottomarini una minaccia alla propria flotta di boomer (e di sottomarini nucleari da attacco – SSN), pertanto alcuni ufficiali della PLAN stanno proponendo un piano volto al tentativo di distruggerla/disarticolarla in caso di conflitto aperto. Esso includerebbe l’eliminazione, il sabotaggio o la manipolazione degli idrofoni utilizzando una varietà di contromisure: dai droni sottomarini all’enorme flotta cinese di pescherecci commerciali.
Defense News riporta che gli esperti cinesi ritengono che il sistema di sorveglianza sottomarina statunitense soffra di una serie di vulnerabilità, amplificate dall’enorme portata dello spazio di battaglia del Pacifico occidentale, come ha scritto Ryan Martinson, professore presso il China Maritime Studies Institute presso l’U.S. Naval War College, in un saggio per il Center for International Maritime Security. Pertanto se un numero sufficiente di nodi viene degradato, il sistema nel suo complesso potrebbe perdere la sua funzionalità.
Per capire la criticità di questa affermazione è bene analizzare meglio l’architettura della rete di sorveglianza sottomarina USA. Il SOSUS è l’acronimo di Sound Surveillance System, un sistema di sorveglianza idroacustica fisso subacqueo nato per rilevare la presenza di sottomarini avversari e localizzarli. Esso, insieme al suo equivalente imbarcato SURTASS (Surveillance Towed Array Sensor System), prende il nome di IUSS (Integrated Undersea Surveillance System). Attualmente, la catena di sensori SOSUS copre le due coste del continente nordamericano, il GIUK Gap (acronimo di Greenland, Iceland, UK), il tratto di mare tra le Svalbard e la Norvegia, i passaggi tra l’Alaska e il Giappone, parte del Mar Cinese Orientale e delle Filippine, il Mediterraneo Centrale, più qualche punto di ascolto dislocato tra le Hawaii, la porzione centrale dell’Atlantico Settentrionale e Meridionale e dell’Oceano Indiano.
Tutte le navi SURTASS con l’emergere della minaccia cinese nel Pacifico erano state trasferite alla flotta statunitense di quell’enorme scacchiere nel 2003, ma è ragionevole supporre che negli ultimi anni qualcuna di esse sia tornata sotto il comando atlantico, per via della maggiore attività dei sottomarini russi. Il sistema IUSS non ha eguali al mondo, e viene continuamente implementato con l’ingresso in servizio di nuove tipologie di sonar passivi sulle navi SURTASS.
La PLAN ritiene necessario quindi colpire i sensori SOSUS e le navi SURTASS per eliminare la possibilità di tracciamento dei propri sottomarini da parte statunitense, ed è altresì convinta che basti mettere fuori uso una manciata di sensori sottomarini, o affondare qualche nave, per degradare fortemente la capacità di rilevamento dello IUSS. Pechino teme anche che le capacità ASW generali statunitensi e alleate siano tali da mettere a rischio di sopravvivenza la sua flotta di sottomarini, e proprio per questo da qualche anno sta dando notevole impulso alla cantieristica. Il Pentagono prevede che la PLAN raggiungerà i 65 battelli in servizio entro quest’anno e gli 80 entro il 2035. La RPC può già schierare sei SSBN e sei SSN, oltre a un gran numero di sottomarini convenzionali armati di missili antinave, tra cui 21 battelli hunter/killer (SSK) diesel-elettrici di tipo moderno della classe Yuan.
La RPC sta investendo molto nella cantieristica sottomarina, in quanto, come detto, gli SSBN/SSN sono strumenti preziosi e di alto valore tattico/strategico, ma nel campo dei sottomarini il loro valore si misura non solamente nelle dotazioni di bordo (armamenti e sensori) ma soprattutto nelle caratteristiche intrinseche dei battelli che li rendono non rilevabili (o rilevabili con molta difficoltà). In una parola, un sottomarino è un assetto pregiato ed efficace se è in grado di colpire efficacemente ma per farlo deve essere “silenzioso”. Non essere scoperti è quindi fondamentale, e Pechino teme che la catena IUSS possa inficiare questa possibilità, anche in considerazione del livello di rumorosità dei suoi battelli che per il momento è superiore rispetto a quelli statunitensi e occidentali, ma paragonabile a quelli russi (ad esclusione dei Kilo migliorati).
Un articolo del novembre 2023 scritto da tre ufficiali della marina cinese su Military Art, una rivista militare interna cinese, riporta con incredibile franchezza il timore che i sottomarini della PLAN possano essere surclassati da quello che gli autori descrivono come un “sistema di sorveglianza tridimensionale integrato”, ovvero lo IUSS. Nell’articolo viene riferito anche, senza mezzi termini, che “la probabilità che i sottomarini della Repubblica Popolare Cinese vengano scoperti mentre salpano da un porto è estremamente alta” e che “c’è una probabilità piuttosto alta che i sottomarini della RPC vengano individuati e intercettati mentre operano nei mari vicini”.
Probabilmente gli autori hanno deliberatamente esagerato le loro conclusioni per ottenere più fondi (del resto tutto il mondo è Paese), ma è bene precisare che, in ogni caso, la RPC si è mossa in tal senso dedicando grande attenzione ad analizzare il sistema IUSS così come hanno fatto per tutti i gangli nervosi dell’apparato militare statunitense. Da qui l’aumento della capacità ASW cinesi osservabile in ogni forza armata (recentemente sono apparsi nuovi droni per la lotta ASW/ASuW) e l’approfondito studio dello IUSS che ha portato alla conclusione che i cavi e le reti sottomarine sono abbastanza fragili e facilmente colpibili, mentre i sistemi di comando e controllo – che gli ufficiali cinesi definiscono il “tallone d’Achille” della rete IUSS – possono essere distrutti o interrotti tramite attacchi cinetici o cyber.

