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Non poteva esserci occasione più ghiotta per le aziende statunitensi della Difesa. Il riarmo dei governi asiatici per tenere testa alla Cina ha spinto diversi attori Usa a sondare il terreno in Estremo Oriente per strappare accordi, intese, deal milionari.

In rampa di lancio troviamo il Giappone guidato dalla conservatrice di ferro Takaichi Sanae, decisa a concretizzare il più in fretta possibile il rafforzamento militare di Tokyo abbozzato dai suoi predecessori.

Lo scorso 24 ottobre, per esempio, la premier spiegava di voler far approvare entro la fine di marzo una legge per aumentare la spesa per la difesa nipponica al 2% del prodotto interno lordo con due anni di anticipo rispetto al previsto. Pochi giorni dopo, la signora prometteva a Donald Trump, in visita in Giappone, di “rafforzare radicalmente” le capacità difensive nazionali.

I player Usa della Difesa, dicevamo, hanno preso appunti sulle esigenze dell’alleato asiatico e si sono fatti avanti. Il più dinamico di tutti sembra essere Anduril Industries. La ruspante startup californiana vede in Takaichi il perfetto anello di congiunzione per collegare la fame giapponese di armi alle esigenze della Casa Bianca (tenere a bada la Cina nell’Asia-Pacifico), e ovviamente al proprio business.

Anduril punta sul riarmo asiatico

Anduril sostiene che i suoi droni e missili da crociera guidati dall’intelligenza artificiale siano facili da produrre in serie e, soprattutto, molto più letali delle versioni convenzionali. Il motivo risiede nell’impiego dell’Ia: missili del genere, per esempio, prendono decisioni sulle loro rotte in risposta a situazioni impreviste come attacchi nemici e cambiano bersaglio in base alle circostanze (se ne trovano uno più importante).

Ebbene, parte di questi prodotti sono già stati adottati da Taiwan, Corea del Sud e Australia. Non solo: quest’anno Anduril ha già aperto uffici a Taipei e Seoul, e ha inaugurato un’unità di produzione di sottomarini nel territorio australiano nel 2022. Il prossimo step della startup potrebbe presto coincidere con l’apertura di un ufficio anche a Tokyo.

Il Giappone vanta del resto centri industriali e appaltatori della Difesa di prim’ordine, tra cui Mitsubishi Heavy Industries, IHI e Mitsubishi Electric. Anduril vede, dunque, interessanti opportunità nell’offrire al governo nipponico, non solo prodotti ma anche un nuovo modello di business: produzione di massa di armi avanzate definite dal software, rapida innovazione e ampio utilizzo di componenti standard.

L’occasione giapponese

Il Giappone rappresenta il cliente ideale per Anduril. Parliamo infatti di un Paese limitato in termini numerici di uomini, in particolare nelle Forze di Autodifesa, e che per far fronte alle varie tensioni regionali dovrà affidarsi a innovative capacità militari, proprio come l’automazione e i sistemi robotici offerti dai prodotti della startup Usa.

“Il prossimo passo nel nostro rapporto con molte delle aziende nipponiche della Difesa sarà non solo utilizzare i loro componenti per costruire sistemi per gli Stati Uniti, ma anche sistemi costruiti in Giappone, per il Giappone”, ha affermato il fondatore di Anduril, Palmer Luckey, in una recente conferenza stampa a Tokyo. “Stiamo valutando la possibilità di realizzare un nuovo stabilimento, che potremmo chiamare Arsenal J“, ha aggiunto lo stesso Luckey riferendosi ad Arsenal One, il complesso di un milione di metri quadrati che Anduril sta costruendo a Columbus, nell’Ohio.

Luckey ha inoltre spiegato che Anduril sta prendendo in considerazione la produzione di alcune attrezzature anche negli impianti già operativi in Giappone. “Tutto dipenderà dai programmi che decideremo di avviare. Anduril ha la capacità di investire somme considerevoli”, ha concluso. Nel frattempo la startup sta sviluppando un drone sottomarino con Taiwan e ha già firmato accordi con la divisione aerospaziale di Korean Air, la sudcoreana HD Hyundai Heavy Industries e con aziende giapponesi tra cui Sumisho Aero-Systems.

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