Il governo taiwanese incrementerà la potenza di fuoco delle sue più recenti corvette stealth per rendere ancora più efficiente la strategia di difesa asimmetrica, pensata appositamente al fine di mitigare la crescenti tensioni con Pechino lungo lo Stretto di Taiwan.
Le navi in questione, conosciute con il nome di Ta Jiang e, in virtù delle loro caratteristiche, etichettate come “assassine di portaerei“, saranno costruite dalla ditta taiwanese Lung Teh Shipbuilding Company a partire dal 2023, per poi essere consegnate alla Marina locale entro il 2026. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, in un primo momento saranno realizzati cinque esemplari, e saranno equipaggiati con più missili supersonici Hsiung Feng (o Brave Wind) III, ovvero con armi in grado di colpire obiettivi più velocemente e da più lontano rispetto ai missili forniti in dotazione alle prime corvette.
In particolare, la Marina taiwanese dovrebbe raddoppiare il numero dei suddetti missili da quattro a otto per il secondo lotto di corvette, ha spiegato il Ministero della Difesa di Taipei in un rapporto presentato lo scorso fine settimana. “Di fronte alle minacce sempre crescenti delle grandi navi da guerra cinesi e alla straordinaria capacità dei loro missili lanciati dalle navi, l’esercito (taiwanese ndr) ha deciso di regolare la potenza di combattimento delle corvette”, si legge nel rapporto ministeriale.
Il significato di questa mossa appare evidente: rafforzare le difese della marina nel caso di un ipotetico conflitto con la controparte cinese nello Stretto di Taiwan.
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Missili e corvette
Lung Teh Shipbuilding Co sta attualmente costruendo il primo lotto di sei corvette, con la prima – denominata Ta Chiang – commissionata dalla Marina nel settembre dello scorso anno. Nello specifico, queste corvette saranno armate con otto missili Hsiung Feng II, quattro Hsiung Feng III e 16 missili antiaerei Hai Chien (Sea Sword) II. Le armi sono state tutte sviluppate dal National Chung-Shan Institute of Science and Technology, finanziato dal governo taiwanese.
Ricordiamo che dal punto di vista tecnico i missili Hsiung Feng III hanno una velocità massima di Mach 2,5 (più di 3.000 km/h) e un raggio operativo di 160 chilometri.
Ma non è finita qui, perché le corvette saranno inoltre equipaggiate con cannoni da 76 mm, sistemi d’arma ravvicinati Phalanx e mitragliatrici T74. La loro costruzione e i loro sistemi d’arma costeranno un totale di 1,26 miliardi di dollari e, almeno in teoria, dovrebbero essere in grado di distruggere obiettivi terrestri o marittimi, comprese le portaerei nemiche.
Il riarmo di Taiwan
Tsai Ing Wen, presidente di Taiwan, ha fatto del potenziamento dell’industria della difesa interna di Taiwan una priorità assoluta. Ha spinto l’industria dell’aviazione militare a produrre nuovi jet da addestramento e ha chiesto lo sviluppo di sistemi più sofisticati utilizzando le industrie high-tech dell’isola. Adesso è il turno della marina, in procinto di ricevere strumenti all’avanguardia per proseguire con la strategia del porcospino.
In ogni caso, le difese dell’isola dipendono in larga parte dall’ombrello statunitense. Secondo la Cina, gli Usa “devono smettere di servirsi di Taiwan per contenere la Cina, interrompere gli scambi con l’isola sul fronte della difesa e astenersi dal minare ulteriormente le relazioni bilaterali”. Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha puntato il dito contro l’approvazione di fondi per 12 miliardi di dollari a favore di Taiwan nel bilancio della Difesa statunitense per il 2023. “Taiwan è una questione interna alla Cina e Washington deve rispettare il principio di unicità nazionale”, ha detto Mao, ribadendo che il governo adotterà “tutte le misure necessarie per difendere risolutamente la sua sovranità e i suoi interessi di sicurezza”.
Nel frattempo per le autorità taiwanesi la minaccia militare cinese nei confronti di Taiwan è “più seria che mai” e Pechino sta cercando un “pretesto per esercitarsi per l’attacco futuro” all’isola. È anche per questo che, lo scorso ottobre, si è diffusa la voce secondo cui Washington avrebbe intenzione di avviare la coproduzione congiunta di armi tra Stati Uniti e Taiwan. Per armare Taipei e scoraggiare Pechino dal compiere eventuali mosse azzardate.
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