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Difesa

Kiev cambia tattica e sfonda la prima linea: cosa succede alla controffensiva

Dopo una prima fallimentare fase della controffensiva segnata da attacchi frontali condotti con l’ausilio di mezzi corazzati, le forze ucraine sono passate ad un approccio basato sull’attrito. Tale cambiamento di strategia ha determinato un progressivo avanzamento delle forze di Kiev, in grado dopo diverse settimane di sfondare la prima linea difensiva russa.

Dopo una prima, difficoltosa fase segnata da pesanti perdite dovute a infruttuosi assalti frontali, l’esercito ucraino ha modificato la propria strategia, riuscendo progressivamente a degradare le forze russe. Ciò ha determinato, dopo diverse settimane, lo sfondamento della prima linea difensiva costruita dall’esercito di Mosca, un risultato dall’estrema rilevanza tattica che potrebbe avere un forte impatto sul prosieguo del conflitto. 

Il cambiamento del quadro operativo

Nel 2022 le forze ucraine hanno impiegato una strategia volta a logorare le forze russe in lunghe e difficili battaglie urbane nel Donbass, tenendo contestualmente in riserva forze fresche pronte a colpire nei varchi generati dal logoramento russo. Tale strategia ha avuto pieno successo e nel settembre 2022 l’esercito ucraino ha assemblato un possente e veloce raggruppamento di forze in grado di sfondare rapidamente le deboli difese russe e liberare il centro nevralgico di Kupiansk, determinando il collasso delle forze russe nell’Oblast di Kharkhiv. Nei due mesi successivi l’esercito di Kiev è riuscito a liberare con successo la città di Kherson, sfruttando le pesanti difficoltà logistiche russe nel rifornire truppe situate sulla cosiddetta “riva destra” del Dnipro, collegata alla riva sinistra da ponti facilmente colpibili dalle forze ucraine. A seguito della riuscita di tali operazioni, il nuovo logico obbiettivo di Kiev è risultato essere la distruzione del “ponte terrestre” che collega la Federazione russa alla Penisola di Crimea, garantendo contestualmente il pieno controllo del Mar d’Azov. Tuttavia le necessità operative relative a tale intento sono risultate profondamente diverse rispetto alle precedenti offensive.

Anzitutto, le forze di Mosca hanno costruito un imponente sistema difensivo composto da tre linee costituite da campi minati, denti di drago, fossati per carri armati, trincee di fanteria e sistemi d’artiglieria. Ognuna delle linee difensive risulta altresì protetta da riserve mobili in grado di contrattaccare in caso di sfondamenti ucraini. Un tale imponente sistema difensivo risulta costruito al fine di contrastare le capacità di manovra ucraine, impedendo il conseguimento da parte delle forze di Kiev di una superiorità numerica localizzata in un punto specifico del fronte, conditio sine qua non per uno sfondamento. L’esercito di Mosca si è quindi posto in una posizione nettamente più solida e favorevole rispetto alle due precedenti operazioni.

In particolare le forze russe grazie al possente sistema difensivo precedentemente costruito, hanno goduto anzitutto di un attrito favorevole dato dalla posizione difensiva, in secondo luogo di un vantaggio geografico, derivante dalla grande estensione del fronte che disperde la forza nemica proiettata e comporta rilevanti costi logistici. L’esercito ucraino e le nazioni occidentali hanno quindi assemblato una forza militare che può affrontare le nuove esigenze operative, costituita da una serie di brigate dotata di un possente inventario di mezzi corazzati e veicoli da trasporto truppe. Tale formazione militare pareva quindi altamente funzionale a generare una superiorità numerica localizzata tramite la manovra e sfondare le linee russe, esposte ad un possente contrattacco meccanizzato, ma ciò non si è verificato.

Imparare dagli errori

Ai primi di giugno le forze armate ucraine hanno scatenato una controffensiva lungo l’asse meridionale e verso i fianchi della città di Bakhmut. In particolare il primo fronte è parso sin da subito l’asse prioritario, con le forze ucraine che si sono concentrate lungo due direttrici principali, il primo localizzato nell’area di Robotyne e il secondo lungo la cresta di Velyka Novosilka. L’iniziale manovra delle forze ucraine si è concretizzata tramite un assalto frontale mediante l’ausilio di mezzi corazzati contro le prime linee russe. Tale strategia si è tuttavia rivelata fallimentare in virtù dell’intersezione di due fattori: le inadeguatezze dell’esercito ucraino e l’elevata efficacia del sistema difensivo russo. Con riguardo al primo fattore, le brigate ucraine sono parse sin da subito piuttosto goffe nell’impiegare le tattiche militari proprie delle nazioni Nato, anche in virtù dell’impossibilità di apprenderle appieno dopo qualche mese di addestramento.

Contemporaneamente l’esercito di Kiev è risultato sprovvisto della superiorità aerea, fattore chiave del modus operandi delle forze occidentali, nonché di adeguati sistemi di difesa aerea a corto raggio (Shorad). In ultima analisi, le forze ucraine non sono riuscite ad assemblare una massa combattente adeguata a pervenire ad un vero e proprio sfondamento delle possenti linee difensive russe. Relativamente al secondo fattore, le unità russe hanno esibito una grande capacità difensiva, dimostrando non solo di essere in grado di sfruttare tutti i vantaggi derivanti dal possente sistema difensivo e dalla superiorità aerea, ma anche un’ottima capacità di adattamento. Le forze russe hanno infatti imparato dai precedenti errori, incrementando notevolmente la precisione dei propri sistemi di difesa aerea, i quali hanno ridotto l’impatto dei micidiali Himars. Al contempo l’esercito di Mosca ha impiegato con successo il comparto aereo (specie ad ala rotante) al fine di fermare gli assalti delle forze corazzate ucraine e ha incrementato significativamente l’impiego della guerra elettronica, la quale ha contribuito ad aumentare notevolmente le perdite di droni ucraini, riducendo i vantaggi derivanti dall’impiego di questi ultimi. 

A seguito delle perdite iniziali l’esercito ucraino ha temporaneamente rallentato le operazioni belliche. Le forze di Kiev hanno adottato una strategia d’attrito, finalizzata a logorare costantemente l’esercito russo tramite l’impiego di bombardamenti d’artiglieria e costanti attacchi alle strutture logistiche di Mosca mediante sistemi missilistici a lungo raggio, uniti a piccoli attacchi di fanteria volti ad erodere gradualmente le posizioni russe, sminando contestualmente gli immani campi minati preparati dal nemico. Tale strategia ha ovviamente comportato un generale rallentamento delle operazioni, le quali hanno visto un avanzamento costante ma limitato da parte ucraina. I limitati guadagni territoriali di Kiev, inizialmente localizzati prevalentemente nell’area di Bakhmut, hanno generato forti malumori negli ambienti occidentali, all’interno dei quali è sorto un crescente scetticismo circa l’effettiva capacità ucraina di conseguire importanti guadagni territoriali. Lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha infatti asserito come la controffensiva stesse procedendo più lentamente di quanto desiderato. Diversi esponenti militari occidentali hanno tuttavia indicato come la controffensiva fosse ben lontana dal poter essere definita un fallimento, in quanto le forze ucraine stavano impiegando solo parte del potere combattivo assemblato nei mesi precedenti.

Lo sfondamento della prima linea

Al netto di guadagni territoriali tendenzialmente limitati, le forze ucraine sono riuscite gradualmente ad infliggere perdite sempre più rilevanti all’esercito di Mosca, in particolare relativamente al comparto dell’artiglieria, il più rilevante nel presente conflitto. Le forze di Kiev hanno dimostrato grande maestria nella gestione del fuoco di controbatteria, pilastro centrale dell’attuale controffensiva. Il successo ucraino in tale settore, derivante dall’impiego di moderni sistemi d’artiglieria e radar di controbatteria occidentali, unito alla fitta rete di droni del paese e ai moderni software Gis Arta Kropyva, si è tradotto in perdite piuttosto consistenti per l’artiglieria russa. In generale a seguito del cambiamento dell’approccio operativo, gli ucraini sono riusciti a infliggere al nemico un tasso di perdite tendenzialmente superiore al proprio, risultato molto rilevante per un esercito in assetto offensivo, segnato da attrito sfavorevole. 

Verso la fine del mese di luglio le forze di Kiev hanno iniziato a impegnare una maggiore percentuale delle proprie forze nella controffensiva, ponendo in essere operazioni sempre più vaste e complesse. Il quadro operativo è significativamente mutato a metà del mese di agosto, quando l’esercito ucraino è riuscito a porre in essere sfondamenti piuttosto rilevanti. Nello specifico le forze di Kiev sono riuscite a liberare le importanti città di Urozhaine, lungo l’asse di Velyka Novosilika e Robotyne, epicentro degli scontri nell’Oblast di Zhaporizhia. La liberazione di Uorzhaine ha consentito alle forze ucraine di avvicinarsi alla città di Staromlynivka, una delle roccaforti russe lungo l’asse di Berdyansk. Viceversa, la caduta di Robotyne ha segnato lo sfondamento della prima linea difensiva russa lungo l’asse di Melitopol, consentendo alle forze ucraine di iniziare ad operare al di là del denso ammasso di campi minati russi. Ciò consente in primis all’esercito di Kiev di colpire mediante il proprio comparto d’artiglieria la seconda linea difensiva russa, in secundis di velocizzare notevolmente l’offensiva, la quale punta ora verso le città di Verbove e Novoprokopivka.

Le nuove prospettive

Al netto del malumore e del generale scetticismo occidentale circa l’iniziale lentezza dell’avanzata ucraina, già agli inizi del mese di agosto diversi analisti avevano indicato come la controffensiva potesse ancora avere successo. Il primo elemento che potrebbe condurre a tale risultato consiste nella forte dipendenza russa dai Ground Lines of Communications (Gloc), i quali rendono estremamente fragile lo schieramento russo. Un singolo sfondamento ucraino, o il semplice approdo in un punto del fronte che consenta di porre tali Gloc entro il range dell’artiglieria ucraina, determinerebbe pesanti danni per le unità di Mosca nell’area. Il secondo grave problema consiste nella costante degradazione delle riserve russe.

La mancata rotazione delle unità di Mosca in prima linea indica la generale scarsità di riserve da parte russa, ciò comporta una costante pressione materiale e psicologica sulle truppe poste al fronte che incide negativamente sulle capacità di queste ultime. Al contempo le riserve residue sono state già in buona parte dislocate e impiegate nello svolgimento di compiti relativi alla difesa elastica. Tale strategia si applica tramite l’utilizzo della prima linea al fine di logorare le forze nemiche, per poi far ripiegare le forze lungo una seconda linea difensiva meglio preparata e sferrare un contrattacco. In virtù della scarsità di riserve, le unità russe prive di rotazione sono quindi gravate da un enorme peso, il quale potrebbe determinarne il crollo, o in alternativa il trasferimento di truppe da altre località, indebolendo la tenuta del fronte. 

La presente controffensiva ucraina è stata descritta come un momento “cruciale” nel conflitto, venendo paragonata al D-Day nel 1944. Un eventuale fallimento della controffensiva potrebbe infatti spingere i governi occidentali a fare pressioni sull’Ucraina allo scopo di pervenire ad un cessate il fuoco. L’assenza di rilevanti risultati sul campo renderebbe infatti difficile l’allocazione di un elevato quantitativo di risorse come avvenuto negli scorsi mesi durante l’assemblaggio della coalizione dei Leopard. L’iniziale tenuta difensiva delle forze di Mosca e il limitato avanzamento ucraino hanno determinato un forte scetticismo circa le capacità ucraine di portare a termine l’obbiettivo centrale della controffensiva, la liberazione di Melitopol e la conseguente distruzione del ponte di terra che collega la Crimea alla Federazione russa. Tale scetticismo è stato inizialmente contestato dall’Isw, il quale ha determinato che anche in caso di mancato raggiungimento di Melitopol le forze ucraine sarebbero comunque in grado di cagionare significativi danni dalle linee logistiche russe. I recenti successi ucraini hanno però comportato un cambiamento nella narrativa occidentale, concretizzatosi tramite la dichiarazione del Capo di Stato Maggiore statunitense Mark Milley circa lo sfondamento della prima linea difensiva russa.

La differenza relativa in termini di equipaggiamento tra i due eserciti è stata significativamente ridotta e le forze armate ucraine sono meglio equipaggiate ora di quanto lo siano mai state. Al contempo la Federazione russa rimane afflitta da gravi problemi industriali determinati dall’assenza di componentistica e personale qualificato, la quale rende estremamente difficile generare una forza combattente addizionale da gettare nel conflitto. Contemporaneamente le forze russe hanno impiegato un numero significativo di riserve, ma al netto di ciò i loro contrattacchi non hanno avuto successo, obbligando Mosca a sguarnire le proprie forze su altri fronti. La variabile fondamentale nel determinare i risultati della controffensiva risulta essere la capacità di logoramento relativa rispetto all’avversario. Le forze russe sono chiamate a tenere la maggior quantità di territorio possibile disabilitando le capacità offensive ucraine, Kiev è invece chiamata a sfondare le linee russe col minor dispendio possibile di asset. Per quanto sia ancora presto per trarre delle conclusioni, i recenti successi ucraini testimoniano come il cambiamento di strategia adottato dagli ucraini stia dando i suoi frutti

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