Quando in Italia erano le ore 1:24 di oggi, un potente terremoto ha colpito la Kamchatka, una penisola della Russia orientale che si protende nel Pacifico settentrionale. Il sisma, di magnitudo 8.8, è stato tra i più potenti della storia e si è verificato in una zona caratterizzata da violenti terremoti per via del suo assetto geologico. La Kamchatka, così come le isole Aleutine, il Giappone, le Filippine e la costa occidentale delle Americhe, si trova lungo la “cintura di fuoco del Pacifico”: una zona in cui le placche tettoniche collidono, generando subduzione che a sua volta causa violenti terremoti e vulcanesimo.
L’epicentro del sisma della scorsa notte è stato localizzato al largo della costa meridionale della Kamchatka, proprio lungo la linea di subduzione della placca Pacifica a una profondità di circa 20 km, e praticamente davanti alla città di Petropavlovsk. Circa dieci minuti dopo il terremoto, il Pacific Tsunami Warning Center ha diramato allerte tsunami per tutti i Paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico e l’onda di maremoto ha colpito la Kamchatka con un’altezza di poco più di tre metri, mentre il Giappone e le Hawaii con onde di circa un metro. Per sismi così intensi ci si attendono repliche (aftershock) che possono anche essere di notevole intensità (magnitudo 7) e che possono proseguire in un lungo arco temporale.
Una piazzaforte sul mare
La Kamchatka è una terra di confine, incastonata tra due mari freddi, e per questo praticamente disabitata, ma non è solo sede di terremoti e vulcani attivi: è una penisola che è un’importante provincia militare russa, con un livello di militarizzazione secondo solo a quello dell’exclave di Kaliningrad, sul Mar Baltico. Proprio a Petropavlovsk è presente un’importante base navale della Flotta del Pacifico che ospita i sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) di Mosca: la base di Rybachiy, fondata durante l’epoca sovietica. Le autorità russe hanno confermato danni strutturali in diverse città ma sembra non siano stati registrati decessi ufficiali. Lo tsunami ha però colpito tutta la costa della penisola, e in particolare l’area di Petropavlovsk-Rybachiy, che dista solo 130 km dall’epicentro del potente sisma.
La base navale ha subito negli ultimi 10 anni degli importanti lavori di potenziamento per poter accogliere i nuovi SSBN della classe Borei e all’incirca a partire dal 2022 sono cominciati i lavori per implementare le infrastrutture della base con bunker che, secondo gli analisti, servirebbero a ospitare i siluri a propulsione nucleare Poseidon e relative testate atomiche, oltre che per migliorare la sicurezza dell’immagazzinamento dei missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) “Bulava” e relative testate che equipaggiano i battelli classe Borei.
Attualmente, presso Rybachiy, è presente un battello della classe Delta III (project 667BDR per i russi), il K-44 “Ryazan”, equipaggiato con 16 missili balistici R-29R, ciascuno con tre testate nucleari; due della classe Borei (project 955), lo “Alexander Nevsky” e il “Vladimir Monomakh”, ciascuno armato con 16 missili Bulava dotati di più testate indipendenti (fino a 96 testate per nave); quattro classe Borei-A (project 955A), il “Principe Oleg”, il “Generalissimo Suvorov”, lo “Imperatore Alessandro III” e il “Principe Požarskij”, con la stessa dotazione di missili dei precedenti ma dalla firma acustica migliorata; tre SSGN (sottomarino lanciamissili da crociera a propulsione nucleare) della classe Antey (project 949A o Oscar II per la NATO), il “Tomsk”, lo “Omsk” e lo “Irkutsk”, ciascuno con 24 missili da crociera, tra cui gli ipersonici antinave/land attack Zircon; due SSN/SSGN classe Yasen-M (project 885M); il “Novosibirsk” e il “Krasnoyarsk”; due SSN classe Shchuka-B (project 971 o Akula per la NATO), il “Magadan” e il “Kuzbass” e infine viene dato presente l’SSGN speciale della classe Oscar II modificata “Belgorod”, armato di siluri Poseidon e in grado di operare droni sottomarini e minisommergibili.
Le basi e il rischio tsunami
Se il porto di Petropavlovsk, trovandosi in una baia dalla stretta imboccatura, è ben protetto dagli tsunami, quello di Rybachiy non lo è in quanto notevolmente più aperto. Non sappiamo se l’onda di tre metri di altezza, che, lo ricordiamo, non è una semplice onda ma un innalzamento repentino di tutto il livello marino dietro il fronte d’onda, abbia causato danni all’installazione navale della Flotta del Pacifico. Ma a giudicare dalle immagini che ci stanno giungendo dalla Kamchatka e in considerazione che il porto di Rybachiy non mostra protezioni anti-maremoto paragonabili a quelle visibili in Giappone, è probabile che le installazioni portuali più prossime al livello del mare abbiano subito danneggiamenti. In ogni caso, i bunker che ospitano testate e vettori, sono costruiti più in alto e all’interno dei rilievi, per cui non ci dovrebbe essere nessun tipo di fuga radioattiva, a meno che l’onda non abbia sorpreso il personale russo nelle delicate fasi di ricarica dei missili in un sottomarino.
Per completezza ricordiamo l’ordine di battaglia della Flotta del Pacifico al 2022, prima che il conflitto in Ucraina stendesse una cortina di censura sui dati pubblici disponibili. La Flotta del Pacifico fa parte del Distretto Militare Orientale ed ha la sua sede principale a Vladivostok. Essa dipende dal comando centrale situato a S.Pietroburgo e può contare sulle basi secondarie di Fokino e Bolshoi Kamen (territorio di Primorsky), Vilyuchinsk e Petropavlovsk (territorio di Kamchatka), Sovetskaya Gavan (insediamento di Zavety Ilyich, territorio di Khabarovsk). La nave ammiraglia della flotta è l’incrociatore lanciamissili “Varyag”, il terzo della classe Atlant (o Slava in codice NATO), progetto residuato della Guerra Fredda essendo stato varato nel 1983 ed entrato in servizio nel 1989 e di cui uno è stato affondato durante il conflitto ucraino.
Oltre al “Varyag” nella Flotta del Pacifico ci sono due corvette della classe Stereguščij (project 20380), due cacciatorpedinere della classe Sovremennyj (project 956), quattro della classe Udaloy (project 1155), quattro piccole corvette lanciamissili della classe Nanuchka (project 12341), 11 altre della classe Tarantul (project 12411), cinque “navi anti-sabotaggio” classe Grachonok (project 21980) e otto vecchie corvette antisom della classe Grisha III (project 1124M). La componente da assalto anfibio è data da una unità classe Alligator (project 1171) classificata in occidente come Lst (Landing Ship Tank) e tre classe Ropucha (project 775) anch’esse della stessa tipologia della precedente, infine sette altre piccole unità da sbarco. Per quanto riguarda le navi contromisure mine nella Flotta del Pacifico ci sono due unità d’altura della classe Natya (project 266ME), 7 unità costiere classe Sonya (project 1265) e una classe Yevgenya (project 1258). Tutte navi entrate in servizio tra gli anni ’70 e i primi anni ’90.
La Flotta del Pacifico ha alle sue dipendenze la 40esima Brigata di fanteria di marina, accasermata a Petropavlovsk, dotata di armamento pesante (T-80BV) e che viene attualmente impiegata come reparto terrestre nel conflitto ucraino: a novembre 2024 elementi della Brigata combattevano a Velyka Novosilka, nella regione di Donetsk.

