L’evoluzione della tecnologia balistica recentemente mostrata da Pyongyang suscita attenzione e interrogativi sulle capacità di deterrenza nordcoreane, sull’impatto nell’equilibrio di potenza asiatico, e sul crescente partenariato militare con Mosca.
Dallo Scud-C all’“Iskander nordcoreano”
L’agenzia di stampa statale Korean Central News Agency (KCNA) ha dato notizia dell’expo Defence Development-2025 tenutosi lo scorso 4 settembre nella capitale nordcoreana. Un evento in cui, da tre anni a questa parte, Pyongyang flette i muscoli al fine di mostrare “le capacità militari della Corea del Nord, con il suo deterrente nucleare come spina dorsale, su una base sempre più moderna e avanzata”.
Ad attirare l’attenzione, quest’anno, è stata la mostra del nuovo Hwasong-11Ma, un sistema balistico a corto raggio (SRBM) che evolve i precedenti modelli della famiglia KN-23, svelata per la prima volta durante una parata militare nordcoreana nel 2018, ed entrata in servizio tra il 2019 e il 2020.
Il progetto rispecchia da vicino le caratteristiche osservate nel sistema russo 9K720 Iskander-M (nome NATO: SS-26 Stone), che utilizza traiettorie quasi balistiche con capacità di manovra nella fase terminale. Entrato in servizio nel 2006, è stato considerato non di rado come l’evoluzione del progetto 9K714 OKA (nome NATO: SS-23 Spider), terminato con la stipula del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, che vietava la produzione di sistemi con raggio superiore a 500 km (e inferiore a 5.500 km). Uno sviluppo che non si arrestò con il Tender, ovvero uno OKA-U con raggio dichiarato di 400 km, che nella versione export del 1995 prese il nome di Iskander.
Il 9K720 è un sistema d’arma che nel teatro ucraino si è dimostrato altamente efficace non soltanto contro il sistema di difesa aerea a lungo raggio più capace della NATO, il MIM-104 Patriot, ma anche potenzialmente adeguato contro reti e architetture di difesa missilistica a strati che includono THAAD e Aegis BMD utilizzati da Stati Uniti e Corea del Sud.
Ben 30 anni separano i missili balistici tattici (TBM) nordcoreani, noti come Hwasong-6 e denominati anche Scud-C, dall’apparizione di SRBM avanzati come quelli della famiglia KN-23. Un’evoluzione tecnologica che si riflette nella capacità di trasportare una testata di circa 500 kg (con opzioni convenzionali e non), una lunghezza stimata dai 7,3 fino a 9,8 metri, una gittata tra i 450 e 600 km, e una probabilità di errore circolare (CEP) tra 5 e 30 metri.
Il nuovo Hwasong-11Ma, in particolare, utilizza propellente solido in grado di garantire una prontezza di lancio rapida e tempi di rilevamento ridotti, con un raggio di circa 600-800 km.
La Corea del Nord tra le potenze ipersoniche?
Ma c’è anche un’altra novità. Secondo l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, l’Hwasong-11Ma sembra in grado di trasportare un veicolo ipersonico planante (HGV) che permetterebbe al missile di volare a velocità superiori a 5 Mach (6.125 km/h), nella fase di manovra a bassa quota, per evitare l’intercettazione.
Pyongyang già disporrebbe di capacità militari ipersoniche con i sistemi Hwasong-12B e Hwasong-16B: si tratta di sistemi balistici a raggio intermedio (IRBM) equipaggiabili con veicoli di rientro in grado di far atterrare una testata su un bersaglio con una velocità ipersonica.
Il recente Hwasong-11Ma conferirebbe dunque a Pyongyang un’ulteriore capacità di deterrenza regionale attraverso un sistema balistico a corto raggio. Rispetto a sistemi SRBM tradizionali, l’aggiunto utilizzo di un veicolo ipersonico planante consente maggiori vantaggi in termini di manovrabilità del carico, elusione delle difese anti-missile, e flessibilità dei profili di attacco (per esempio utilizzando traiettorie “piatte”).
Un aspetto che, se confermato, farebbe rientrare Pyongyang a pieno titolo tra le potenze ipersoniche, nel contesto di una più ampia corsa globale per questo tipo di tecnologia militare. E un indizio che confermerebbe il timore, già espresso dall’ex Segretario di Stato USA Antony Blinken nel gennaio di quest’anno, circa una possibile condivisione da parte della Russia di tecnologia avanzata spaziale e satellitare con la Corea del Nord.
Tra capacità reali e bluff
Secondo Yoo Yong-Won, membro dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Corea, dietro alle nuove armi nordcoreane vi sarebbe un chiaro “supporto tecnico russo”, cresciuto in particolare dopo il febbraio 2022. Per il colonnello sudcoreano Lee Sung-junl’expo ha probabilmente anticipato la panoplia di nuove armi che saranno mostrate durante parata del 10 ottobre, per commemorare l’80° anniversario del Partito dei Lavoratori di Corea assieme alle delegazioni di fedeli alleati di Pyongyang.
Al di là della propaganda, è difficile negare che si tratti comunque di un risultato concreto. Secondo The War Zone, “la ricerca di capacità ipersoniche da parte del regime nordcoreano è certamente reale ed è una chiara risposta agli sforzi dei sudcoreani e dei loro alleati statunitensi per espandere le difese aeree e missilistiche”. In che misura Mosca abbia contribuito al risultato di un “Iskander nordcoreano”, rimane oggetto di congetture. E la capacità militare di Pyongyang non rimane nemmeno confinata al solo teatro regionale asiatico.
Alcuni missili dei modelli precedenti al Hwasong-11Ma, sempre della famiglia KN-23, sono stati reperiti nel teatro ucraino fin dal 2023. La Corea del Nord, infatti, sarebbe servita non soltanto come il fornitore principale di artiglieria per l’esercito russo, ma anche di missili balistici a corto raggio come KN-23 e KN-24. Il nuovo SRBM, soprattutto con la sua capacità HGV, indica dunque un’evoluzione significativa di Pyongyang sotto il profilo dello sviluppo tecnologico-militare.
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