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Uno strano incidente a largo delle acque pakistane. La Marina militare di Islamabad ha affermato di avere individuato “e bloccato” un sottomarino indiano che si trovava a circa 150 miglia nautiche dalla costa del Pakistan. In base ai rapporti inviati dal Pakistan (correlati da un video), un aereo da pattugliamento marittimo avrebbe intercettato il sottomarino il 16 ottobre all’interno della propria zona economica esclusiva.

In base al video rilasciato dalla Marina pakistana, gli analisti sono stati subito certi che si fosse trattato di un sottomarino Scorpene. Questa lettura farebbe ovviamente propendere per l’appartenenza dell’unità all’India, dal momento che è la Marina del gigante asiatico ad avere questo tipo di sottomarini, noti, nel Paese, come classe Kalvari. Ma a questo punto la domanda che può sorgere spontanea è quella sull’origine di questo gesto da parte dell’India. Perché inviare un sottomarino, peraltro ben visibile, all’interno della zona economica esclusiva di un Paese rivale come il Pakistan? E dall’altro lato, perché il Pakistan ha voluto rilanciare questa notizia rischiando per ora solo una piccola crisi diplomatica, ma che comunque non è da sottovalutare in un contesto teso come quello dei rapporti tra i due Stati?

Le risposte ovviamente possono essere molte. Da una parte c’è il chiaro intento da parte di Islamabad di far capire al vicino indiano le potenzialità della propria flotta aerea e navale. Il Pakistan controlla le sue acque, anche quella della ZEE, e non accetta intromissioni di alcun tipo. Del resto non è la prima volta che in quel tratto di mare avvengono episodi di questo tipo: già nel 2016 e nel 2019 Islamabad ha rivendicato di aver fermato o “sventato” l’intromissione di sommergibili indiani nelle sue acque. Dunque questo episodio di ottobre rientrerebbe perfettamente nei canoni del rapporti complesso con Nuova Delhi.

Ci sono però anche altri elementi che ci aiutano a comprendere l’importanza di un episodio che apparentemente può essere considerato marginale. C’è innanzitutto un profilo di rivalità tra i due Paesi in cui, se il Pakistan vuole mostrare di avere le capacità per intercettare le unità indiane, dall’altra parte c’è il desiderio dell’India di manifestare una propria supremazia in campo marittimo. Da parte di Nuova Delhi si è ripetuto, ad esempio, che quel sottomarino sarebbe stato fotografato ben lontano dalla costa pakistana, addirittura in un punto in cui era più vicino al limite territoriale dell’India. E che non si può in ogni caso parlare di un mezzo intercettato e bloccato.

C’è poi anche una chiave di lettura per tutto l’Indo-Pacifico, di recente interessato dalla questione Aukus e dalla vendita della tecnologia per sottomarini a propulsione nucleare all’Australia. In quella parte di oceano, l’India ha tutto l’interesse a essere considerata la potenza di riferimento. E il Pakistan, partner strategico della Cina, è considerato un problema se dovesse confermarsi come eventuale hub strategico per la Marina cinese non lontano dalle coste indiane. Gli osservatori del Paese temono che Pechino possa ampliare la propria presenza nell’oceano limitando la proiezione marittima di Nuova Delhi. Le basi sulle coste africane fino al Pakistan oltre al disegno del “filo di perle” possono essere un problema per un Paese che vuole ritenersi centrale in un’area che gli Stati Uniti considerano il nuovo pivot strategico. E dal punto di vista sottomarino, tanti dopo Aukus ritengono possibile che l’India ampli il proprio arsenale anche per quanto riguarda la parte nucleare.

Dopo il sottomarino nucleare INS Arihant si attende un rafforzamento della flotta. E in un’area a forte competizione con i vicini, con l’obiettivo di contenere l’avanzata cinese e con l’avvento di una nuova forza navale dotata di tecnologia nucleare (l’Australia), anche l’India potrebbe riprendere la corsa per il controllo dei mari. A tal proposito, l’arrivo del gruppo della Queen Elizabeth, la portaerei britannica, per un’esercitazione in grande stile con l’India potrebbe essere un ulteriore messaggio rivolto a tutto l’Indo-Pacifico: soprattutto dopo la svolta data dal patto con Canberra.

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