Il mondo fattosi sempre più inquieto negli ultimi decenni ha spinto l’Italia a dover riprendere confidenza con le problematiche della sicurezza nazionale e l’attuale legislatura parlamentare si è particolarmente attivata su questo fronte. Non solo, ovviamente, per le dinamiche innescate dalla pandemia di Covid-19 ma anche per l’emersione di un contesto globale sempre più anarchico e competitivo, per il peso della rivalità globale Usa-Cina sull’Occidente e l’Europa, per le tensioni nel Mediterraneo e nell’estero vicino dell’Italia, per l’emersione di nuovi domini di competizione (cyber e spazio) che la Nato e le grandi potenze occidentali presidiano come strategici.

In quest’ottica, negli ultimi anni è aumentata sempre di più l’importanza degli apparati d’intelligence nel quadro della definizione del perimetro di sicurezza nazionale. Tanto da portare a una serie di partite politiche per il controllo delle principali agenzie (Dis, Aisi, Aise) che spesso hanno esposto i servizi eccessivamente di fronte all’opinione pubblica.

La recente scelta del governo Draghi di avviare la creazione dell’Agenzia di cybersicurezza nazionale entro il perimetro della sicurezza nazionale, sotto il comando di Palazzo Chigi ma al di fuori del Dis ha aperto la questione su come si possano coordinare apparati formalmente facenti capo all’intelligence con agenzie ad essa correlate ma indipendenti. E questo ha portato la discussione sul tema dell’aggiustamento della Legge 124/2007 che regola il funzionamento del sistema di informazione e sicurezza della Repubblica.

La 124 fu una legge bipartisan condivisa tra il governo Prodi II e l’opposizione di centro-destra che adattò all’era della globalizzazione e al contesto del modello bipolare della Seconda Repubblica la governance politica dell’intelligence, ponendo una distinzione tra le agenzie destinate al controllo del fronte interno (Aisi) e quelle legate al presidio del contesto estero (Aise), mettendo in capo a Palazzo Chigi la responsabilità ultima delle decisioni più strategiche, istituendo la figura dell’autorità delegata per sgravare il premier delle necessità operative più stringenti e il Copasir per dare voce al parlamento e all’opposizione nella supervisione degli apparati.

Questa architettura si è dimostrata valida per lungo periodo e non è certo declinata oggigiorno. Necessita semplicemente di venire aggiustata e ristrutturata compatibilmente con le nuove esigenze imposte dall’evoluzione dei teatri di scontro, dalle minacce sistemiche alla sicurezza repubblicana e dai cambiamenti nel perimetro di sicurezza nazionale.

Angelo Tofalo (M5S), ex sottosegretario alla Difesa dei due governi Conte e tra le figure politiche più esperte di materie di sicurezza nazionale nell’attuale Parlamento, ha dichiarato dopo il parere favorevole del suo ex ministero al decreto cyber che istituisce l’Acn che è necessario inserire nell’ordinamento “una disposizione di coordinamento normativo con la legge n. 124 del 2007, anche al fine di definire le modalità di collaborazione tra l’Agenzia per la cybersicurezza e le Agenzie di informazioni e sicurezza già esistenti”, presupposto per poter in seguito “rivedere organicamente l’intero complesso normativo della legge”. Il suo successore Giorgio Mulé, esponente di Forza Italia, ritiene che alla luce dei cambiamenti la legge necessiti di una “rinfrescata” e analogo parere ha Alberto Pagani del Partito Democratico.

Rimesso ordine tra i servizi con la nomina di Elisabetta Belloni al Dis e Gabrielli come autorità delegata, il governo Draghi potrebbe nel resto del suo mandato pensare a un avvio del processo di riforma della 124. Quali sono i punti critici su cui intervenire?

Sicuramente, una prima questione riguarda la definizione concreta dei poteri di controllo. Il caos in cui è precipitato per mesi il Copasir per le ambiguità legate alla necessità di cambiare la presidenza del comitato di Palazzo San Macuto al mutare delle maggioranze, non risolte in una legge pensata in tempi di bipolarismo al di là della lettera della norma, richiede di chiarificare fino in fondo la necessità di darne all’opposizione la guida anche in caso di alternanze a legislatura avviata.

Un secondo tema riguarda la definizione del perimetro operativo delle agenzie. Parlando con Inside Over, l’ex funzionario dei servizi e ex direttore della security di Eni Umberto Saccone ha proposto l’idea di una ridefinizione dei perimetri operativi dei servizi, passando dal dualismo interno/estero a quello più pragmatico tra human intelligence signal intelligence, garantendo a un’agenzia compiti prettamente legati alla raccolta informativa e a un’altra spiccate prerogative operative, nella consapevolezza che per diverse minacce (terrorismo, cyber, criminalità organizzata, scalate straniere all’economia e così via) spesso la soglia dei confini nazionali non è dirimente nel definire i perimetri.

Infine, va considerata approfonditamente l’idea di istituire, a coordinamento della politica nazionale nei settori più strategici, un consiglio per la sicurezza nazionale permanente presso la Presidenza del Consiglio che possa recepire le linee guida del Consiglio superiore di Difesa guidato dal Quirinale e tagliare i nodi gordiani della compartimentazione delle competenze tra ministeri, comitati, apparati. L’analisi dei lavori promossi dagli apparati segnala che negli ultimi anni il Comparto Intelligence e la Difesa hanno sviluppato una “visione di sistema” che fornisce istruttive e interessanti lezioni sulla percezione dei fattori di rischio per il Paese e che necessita di uno scrutinio quotidiano.

Implementare un apparato simile al National Security Council americano, che possa pianificare politica estera, difesa e sicurezza con strategie a medio e lungo termine, consentirebbe di creare una camera di compensazione in grado di resistere all’alternanza e alla caducità dei cicli politici, dei governi e delle linee guida politiche, di controbilanciare il declino di alcuni apparati (ministero degli Esteri) e evitare il protagonismo di altri. Consigliando i decisori sulle modalità ottimali con cui far coesistere i numerosi apparati securitari che, con la nascita dell’Acn, presto riceveranno un ulteriore ampliamento. E rilanciando la sicurezza nazionale come asset comune a tutte le istituzioni pubbliche.