La geopolitica della corsa allo spazio
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I siti di monitoraggio delle unità militari hanno segnalato alcuni movimenti sospetti al largo delle coste italiane. Secondo alcuni osservatori, il Varyag, incrociatore di classe Slava come l’affondato Moskva, starebbe navigando non lontano dalla Puglia facendo rotta verso l’isola greca di Zante. A dare l’allarme due diversi tipi di immagini studiate dagli analisti. La prima legata alle fotografie satellitari che confermerebbero la presenza del Varyag non lontano dall’estremità meridionale della Puglia. La seconda, rilanciata invece dal portale Itamilradar, riguarda invece il volo di un aereo da pattugliamento Lockheed CP-140 Aurora che ha deviato dalla sua rotta originale per compiere un volo circolare in pieno Mar Ionio. Incrociando i dati, è stato così possibile capire che l’incrociatore, una delle navi più potenti della flotta russa, è in quel tratto di mare. E insieme a essa, vi sarebbe anche l’Admiral Tribuc, cacciatorpediniere lanciamissili di classe Udaloj.

La notizia, per quanto possa scatenare sospetti, non deve in realtà destare particolare allarme, ma va inquadrata all’interna di una precisa tattica da tempo avviata dai comandi russi. Da molto prima dell’inizio della guerra in Ucraina, diverse navi e sottomarini di Mosca hanno iniziato a solcare le acque del Mediterraneo sia per unirsi alle basi russe in questo bacino marittimo, sia per compiere manovre di distrazione o di disturbo nei confronti delle forze atlantiche. Come ha spiegato al Corriere della Sera il capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Enrico Credendino, la presenza russa nel Mediterraneo attualmente vede 18 navi da guerra e due sottomarini. “Un aumento progressivo” ha spiegato il vertice della Marina. Credendino ha ribadito che i russi in questo momento “non sono una minaccia. Solcano il Mediterraneo dalla base di Tartus, in Siria, come facciamo noi nel Canale di Sicilia”. Tuttavia, è abbastanza evidente che la presenza di navi e sottomarini intorno alle coste italiane fa scattare inevitabilmente tutte le misure tipiche per controllare i movimenti sospetti. Specialmente se in un periodo così’ complesso delle relazioni tra Nato e Russia e in un’area in cui è ancora operativa la portaerei americana Uss Truman.

Per la Russia si tratta di movimenti che servono a due scopi. Il primo è quello appunto di disturbo: ma quello che serve ai comandi russi è anche capire i tempi e i metodi di reazioni delle forze Nato rispetto alla presenza di unità nemiche. A questo si deve aggiungere poi l’importanza strategica del Mediterraneo per il Cremlino. Nella sua parte orientale, in particolare in Siria, è presente la base di Tartus: vero hub delle forze russe al di fuori del territorio della Federazione, incastonato tra Medio Oriente e rotte del Mare Nostrum. Mentre più a nord, oltre il Bosforo, il Mar Nero è al centro della guerra in Ucraina e del futuro equilibrio di forza tra Occidente e Mosca. Più volte si è parlato di una possibile operazione militare per sminare i porti ucraini e soprattutto scortare i cargo carichi di cereali fuori da quello specchio d’acqua. Anche l’Italia ha fatto capire di essere pronta con i mezzi più adeguati alla spedizione. Ma senza il placet di Mosca, sembra impossibile al momento attivare una qualsiasi operazione. E questi momenti di tensione nel Mediterraneo confermano che la situazione è incandescente.

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