Il Dipartimento della Difesa statunitense ha recentemente pubblicato un lungo rapporto sul potenziale militare e sugli sviluppi inerenti la sicurezza della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Il documento risulta interessante perché, oltre a fornire una visione generale delle condizioni economiche, sociali e del livello delle forze armate cinesi, evidenzia i cambiamenti del “sistema Difesa” di Pechino per raggiungere gli obiettivi fissati dal Politburo con l’avvento del presidente Xi Jinping. La RPC cerca infatti di raggiungere un “ringiovanimento nazionale” entro il centenario della sua fondazione (2049), e i leader del Partito Comunista Cinese (PCC) considerano un esercito moderno, capace e “di livello globale” essenziale per raggiungere gli obiettivi prefissati e affrontare quello che Pechino vede come un ambiente internazionale sempre più turbolento.
Il rapporto traccia il corso della strategia nazionale, economica e militare della RPC e offre approfondimenti anche sui futuri obiettivi di modernizzazione. Nel 2023, la RPC ha continuato i suoi sforzi per trasformare il PLA (People’s Liberation Army) in uno strumento di potere nazionale sempre più capace. Nel corso dell’anno, le forze armate hanno intrapreso azioni più coercitive nella regione indo-pacifica, accelerando al contempo lo sviluppo di capacità e concetti per rafforzare la possibilità della RPC di “combattere e vincere guerre” contro un “nemico forte”, contrastare un intervento di una terza parte in un conflitto lungo la periferia della nazione e proiettare potere a livello globale.
La politica estera di Pechino cerca di rimodellare l’ordine internazionale in quella che chiama una “comunità di destino comune” per supportare la sua strategia e realizzare il “ringiovanimento” nazionale. I leader della RPC affermano che il potere cinese di plasmare gli eventi mondiali continua a crescere, presentando “nuove opportunità strategiche” per creare un ambiente favorevole agli interessi della RPC. Nel 2023, la politica di difesa cinese è rimasta saldamente orientata a promuovere i suoi interessi di sovranità, sicurezza e sviluppo, ritagliando al contempo un ruolo globale più ampio per se stessa anche con azioni di forza. Pechino ha dimostrato una crescente volontà di utilizzare la coercizione militare per raggiungere i suoi scopi (Taiwan, Kashmir e Mar Cinese Meridionale).
Chiaramente, gli obiettivi strategici di politica estera abbisognano di uno strumento militare moderno, capace e credibile, sia per esprimere deterrenza nei confronti di possibili avversari, sia per avere un effettivo ruolo coercitivo. In questo senso la RPC ha investito molto in nuove tecnologie senza però tralasciare di sviluppare e ingrandire le capacità e gli assetti convenzionali (e non) già presenti negli arsenali cinesi.
Le forze armate cinesi hanno intrapreso da tempo la strada di modernizzare le proprie capacità e migliorare le competenze in tutti i domini di guerra per diventare una forza congiunta in grado di gestire l’intera gamma di operazioni terrestri, aeree e marittime, nonché nucleari, spaziali, ASAT (Anti Satellite), di guerra elettronica e cyberspaziali. Nonostante i progressi, ci sono ancora carenze significative, tra cui le competenze dei comandi, la logistica a lunga distanza e la guerra urbana. Nel 2023, la RPC ha continuato ad adeguare le sue strutture militari, a schierare moderni sistemi fabbricati localmente, a creare prontezza operativa e a rafforzare la capacità di condurre operazioni congiunte.
L’Esercito sta continuando il suo sforzo decennale per modernizzare l’equipaggiamento e concentrarsi su operazioni combinate e attività di addestramento congiunto per diventare una forza di livello globale entro il 2049. La PLAN (People’s Liberation Army Navy) è ormai diventata numericamente la marina più grande del mondo, con una forza da battaglia di oltre 370 navi e sottomarini, tra cui oltre 140 grandi unità di superficie. La PLAN è in gran parte composta da moderne navi e sottomarini multi-missione e nel 2023 ha continuato ad aumentare la sua capacità di svolgere missioni oltre la Prima Catena di Isole conducendo il primo dispiegamento fuori area della sua nuova nave d’assalto anfibia di classe Yushen e tre dispiegamenti con la portaerei “Shandong” nel Mar delle Filippine, facendo segnare il record per qualsiasi portaerei cinese in un anno.
La PLAAF (People’s Liberation Army Air Force) sta modernizzando rapidamente i suoi velivoli e sistemi aerei senza pilota, con un importante incremento di quelli costruiti localmente, adeguandosi agli standard statunitensi. Recentemente sono stati diffuse immagini di quelli che sono sembrati prototipi, o dimostratori tecnologici, di nuovi velivoli, pilotati e non, che fanno pensare a sistemi di sesta generazione o di quinta generazione avanzata. Nel 2023 sono state trasferite parti delle unità di aviazione da combattimento ad ala fissa basate a terra della PLAN insieme a strutture, reparti di difesa aerea e unità radar al PLAAF. Col tempo, questo cambiamento probabilmente consentirà un migliore comando e controllo sui sistemi di difesa aerea della RPC, nonché sulla rete di radar nazionale portando a una migliore integrazione della difesa aerea nazionale.
La PLARF (People’s Liberation Army Rocket Force) sta portando avanti i suoi piani di modernizzazione a lungo termine per migliorare le capacità di deterrenza strategica. L’industria missilistica nazionale sta sviluppando nuovi missili balistici intercontinentali (ICBM) che miglioreranno significativamente le sue forze missilistiche con capacità nucleare e richiederanno una maggiore produzione di testate nucleari. La RPC potrebbe anche esplorare lo sviluppo di sistemi missilistici di portata intercontinentale con armamento convenzionale sulla falsa riga del programma Global Prompt Strike statunitense. Se sviluppate e schierate, tali capacità consentirebbero alla RPC di colpire con attacchi convenzionali obiettivi negli Stati Uniti continentali, nelle Hawaii e in Alaska.
Le forze armate cinesi continuano quindi ad aumentare le proprie capacità militari per raggiungere gli obiettivi di sicurezza regionali e globali della RPC oltre la sua immediata periferia. Sono state infatti principalmente enfatizzate le capacità di proiezione di forza nel dominio marittimo, col varo di una terza portaerei (con sistema CATOBAR) e di unità da assalto anfibio e porta droni, ma le capacità operative congiunte oltre la Prima Catena di Isole rimangono per il momento limitate. I miglioramenti nei sistemi aerei e navali, però, consentono alle forze del PLA di operare più lontano dal territorio nazionale per più tempo e in una prospettiva di medio lungo termine determineranno la possibilità per la RPC di effettuare operazioni a lunga e lunghissima distanza anche grazie alla disponibilità di scali marittimi e aerei all’estero ulteriori a quello di Gibuti, che Pechino sta attivamente acquisendo con successo grazie a partenariati commerciali ed economici con diverse nazioni intorno al globo.

