Skip to content
Difesa

Armamenti: in Germania cresce l’influenza del colosso israeliano Elbit Systems

Dalla Striscia di Gaza alla Germania: come il principale produttore d'armi israeliano costruisce la sua rete di influenza in Europa.
visitatori allo stand di Elbit Systems durante una fiera in Europa

Secondo una recente pubblicazione a cura del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), Israele – un Paese di poco meno di 10 milioni di abitanti – è il settimo fornitore di armi al mondo e ha aumentato la sua quota di esportazioni globali di armi dal 3,1% nel periodo 2016-2020 al 4,4% nel periodo 2021-2025, superando per la prima volta il Regno Unito. 

Al centro del complesso militare-industriale che rappresenta la dorsale economica della Start-up Nation, c’è la società attiva nel settore della difesa Elbit Systems, nata come partnership pubblico-privato e successivamente privatizzata.

Il più grande produttore di armi del Paese – insignito del Premio Israeliano per la Difesa 2024 -, collabora strettamente dal 2023 con le operazioni militari condotte da Tel Aviv contro la Striscia di Gaza, come ha sottolineato Francesca Albanese – Special Rapporteur per l’ONU sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati – nel suo report Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio. 

Le propaggini del colosso israeliano della difesa si estendono fino all’Europa: Elbit Systems vanta infatti una forte la presenza nel Regno Unito, dove la società è stata al centro delle proteste degli attivisti di Palestine Action; collabora abitualmente su vari programmi con l’italiana Leonardo, azienda  legata da una storica partnership al complesso militare israeliano; sta, infine, ulteriormente estendendo la sua influenza in un Paese chiave dello scacchiere europeo, la Germania.

La produzione in Germania

Il giornalista David Cronin ha di recente rivelato che suoi colleghi tedeschi come Burghard Lindhorst – figura di riferimento per i temi militari e della difesa in Germania – sono stati cooptati da Elbit Systems per scrivere articoli dal tono celebrativo dopo aver visitato «un luogo tenuto segreto nel cuore di Israele», dove il colosso produce i suoi droni che «hanno dimostrato la loro efficacia sul campo» in Iran. 

Elbit Systems si muove in direzione di una partnership sempre più consolidata con la realtà tedesca anche attraverso l’espansione di Elbit Systems Deutschland – filiale con sede nella città sudoccidentale di Ulm – che annovera tra i suoi vertici Marcus Faber, ex presidente della commissione Difesa del Bundestag, l’Assemblea nazionale tedesca. Nel suo nuovo ruolo di vicepresidente del ramo locale della Elbit Systems, Faber avrà il compito di rappresentare l’azienda sia a Berlino che a Bruxelles.

In base a un codice di condotta applicabile ai lobbisti, Faber ed Elbit Systems Deutschland dovrebbero aderire al cosiddetto “registro della trasparenza” dell’Unione Europea. Una ricerca in tale registro indica che non lo hanno ancora fatto, avendo probabilmente più a cuore le dinamiche produttive del sito.

I rappresentanti di Elbit Systems, infatti, durante una fiera su sicurezza e difesa tenutasi a Norimberga, hanno lasciato intendere che si potrebbe avviare proprio nella filiale tedesca la produzione di Iron Fist, qualora tale sistema di protezione attiva venisse acquistato dall’esercito tedesco per integrarlo nei propri carri armati. La tecnologia è la stessa incorporata nei bulldozer D9 – utilizzati dalle forze armate di Tel Aviv per demolire le case dei palestinesi e divenuti tristemente noti per essere stati il mezzo usato per uccidere l’attivista americana Rachel Corrie 22 anni fa – così come nei veicoli blindati Eitan, testati durante il genocidio a Gaza.

Il magazine Bloomberg, lo scorso 4 marzo, ha rivelato infine che il Ministero della Difesa di Berlino sta negoziando con l’azienda israeliana della difesa l’acquisto di un ingente quantitativo di missili e lanciarazzi. 

Se per un verso la Germania continua a ospitare truppe statunitensi sul proprio suolo, nella base di Remstein, dall’altro conferma la sua postura nei confronti di Washington e Tel Aviv, confermandosi un partner fondamentale per l’industria bellica israeliana.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.