L’industria italiana guarda al compartimento difesa navale e al futuro delle nuove tecnologie che faranno la differenza nelle sfide che si profilano all’orizzonte del secondo e fondamentale dominio strategico: il mare e le sue profondità.
Per questo Fincantieri, che già detiene una profonda conoscenza nel settore grazie alla lunga storia nella realizzazione di sottomarini la nostra Marina Militare e non solo, ha annunciato alla fine della scorsa settimana la chiusura di un accordo per l’acquisizione, da parte di Leonardo, della linea di business “Underwater Armament Systems”. Tale linea è specializzata nella progettazione e costruzione di sistemi di difesa sottomarini e in particolare siluri, contromisure e sonar.
Tutti i principali attori globali che guardano al mare come una risorsa e un’area d’influenza strategica e proiezione di potenza stanno focalizzando buona parte delle loro risorse adibite allo sviluppo di nuove tecnologie nel settore subacqueo e nella competizione che condurre alla “supremazia” nel campo di scontro underwater. Il programma Aukus lanciato da Stati Uniti, Regno Unito e Australia, e lo sviluppo di sottomarini e droni autonomi da parte di Stati Uniti e Cina sono esempi di questo focus.
Comprendiamo dunque il valore del perfezionamento dell’Operazione condotta da Fincantieri e Leonardo, che, dopo l’acquisizione di Rezemal si appresta ad acquisire, oltre alle tecnologie produttive dei siluri, anche il controllo delle tecnologie acustiche subacquee che costituirà un tassello fondamentale nella strategia di crescita del gruppo nel settore dell’underwater per applicazioni in ambito militare e soluzioni innovative per la sicurezza delle infrastrutture civili subacquee, oltre che nuovi prodotti in ambito civile. Accelerando e consolidando di fatto la leadership del gruppo Fincantieri come “integratore tecnologico” nel settore della subacquea e della difesa navale. Il tutto in linea con la strategia annunciata e facendo seguito ad una serie di accordi industriali già stipulati dall’azienda, che in un report fa menzione di 300 milioni di euro quale corrispettivo per l’acquisizione della componente fissa relativa all’enterprise value, oltre a massimi fino a 115 milioni di euro come componente variabile al ricorrere di determinati presupposti di crescita legati all’andamento della linea di business dell’Undewater Armament Systems nel 2024.
L’amministratore delegato di Fincantieri, Roberto Folgiero ha dichiarato : “Siamo estremamente soddisfatti di questa operazione (…) e dell’attuazione della strategia underwater di Fincantieri per il prossimo ciclo industriale. L’autonomia tecnologica subacquea e le capacità esecutive globali, in questo nuovo scenario geopolitico e industriale, saranno i fattori distintivi che consentiranno di valorizzare pienamente il potenziale di Fincantieri nell’interesse degli stakeholder industriali e finanziari del Gruppo”.
Il settore underwater, come giustamente sottolineato da Fincantieri è un dominio geopolitico di “crescente rilevanza per tematiche militari e di sicurezza delle infrastrutture subacquee critiche come gasdotti e cavi per telecomunicazioni e trasmissioni elettriche oltre che per il presidio dei fondali minerari marini”. Il Mediterraneo in particolare, quale crocevia tra tre continenti, ora minacciato nel collegamento con l’Oriente della crisi del Mar Rosso scatenata dai ribelli Houthi dello Yemen, è “particolarmente popolato da infrastrutture critiche” che potrebbero essere obiettivo sensibile per attori statali e non statali avversari. Si sono già registrati, infatti, attacchi alle infrastrutture subacquee che custodiscono i cavi delle reti di telecomunicazione Aae-1, Eig e Seacom/Tgn-Eurasia.
Per questo lo sviluppo, l’ottenimento e la padronanza di capacità nel campo dell’underwater la fine di garantire la sicurezza in questo dominio strategico, dove sono in “forte crescita le attività di intelligence, sorveglianza, difesa e deterrenza” richiede un focalizzazione industriale dedicata che Fincantieri e Leonardo hanno prontamente inserito, quali eccellenze italiane, nella loro agenda d’interessi fondamentali.

