La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

La Difesa non è un costo, è un valore. In Italia di questo dovremmo essere ben consci, non fosse altro che per una consolidata tradizione calcistica. Ma, ironie a parte, anche il governo italiano si sta gradualmente adoperando per dare profondità strategica ai suoi apparati di difesa permettendo che il sistema delle forze armate e delle strutture ad esso collegate contribuisca sempre di più a generare valore per il sistema-Paese. Partendo dal ruolo fondamentale della politica industriale.

Lorenzo Gueriniche da attento conoscitore degli affari strategici in questa legislatura è passato dal ruolo di presidente del Copasir (durante il governo Conte I che vedeva il Partito Democratico all’opposizione) a quello di ministro della Difesa nel Conte-bis e nel governo Draghi, interpreta in maniera ampia i

compiti della struttura che presiede. E nella giornata del 29 luglio ha emanato una direttiva per chiamare la Difesa a un ruolo più pervasivo nel campo della politica industriale: ““L’industria dell’aerospazio, difesa e sicurezza rappresenta una delle più competitive realtà industriali italiane”, ha sottolineato. “Un patrimonio di conoscenza e occupazione qualificata in cui risiede una parte importante della sovranità dell’Italia, nonché della sua appartenenza alla cerchia dei Paesi tecnologicamente ed economicamente avanzati. Entrambe condizioni indispensabili per assicurare libertà e sicurezza alle future generazioni di italiani”.

Il ruolo chiave della Difesa

La pandemia ha definitivamente sdoganato il concetto chiave secondo cui, in profonda discontinuità col mito fondativo della globalizzazione, compito di un Paese è tutelare e valorizzare i settori strategici unendo principi di creazione di valore e dinamiche di sicurezza nazionale nel loro sviluppo. Guerini, in maniera semplice ed esplicita, indica la necessità per l’Italia di partecipare alla sfida globale del capitalismo politico, mettendo in campo una sinergia tra strategie politiche di matrice economica e industriale, partenariati tra apparati e settore privato, principi di sicurezza nazionale.

L’obiettivo primario che il governo Draghi, in una fase di rilancio dell’apparato pubblico e di consolidamento del peso dell’Italia in campo euroatlantico, si pone è quello di rendere efficiente e operativo lo strumento militare sia come fondamentale presidio della difesa del Paese sia come importante abilitatore di vantaggi tecnologici, industriali e operativi e, dunque, fonte di competitività per il sistema Paese. Lo Stato Maggiore della Difesa, nel recente rapporto “Scenari futuri” che ipotizza un’agenda per l’Italia fino al 2040, proponeva del resto, in sintonia con il rapporto del comparto intelligence, di sviluppare un crescente presidio da parte del ministero sul tema delle tecnologie abilitanti, dell’innovazione, della creazione di filiere critiche. Per permettere all’Italia di essere sempre più autonoma sul tema dei sistemi d’arma e di sicurezza e giocare un ruolo di primo piano nelle grandi aggregazioni internazionali.

Il rapporto “Scenari Futuri”, a tal proposito, ricorda l’importanza di “favorire il confronto con realtà d’eccellenza sempre più dirette e aperte sviluppando Innovation Labper l’implementazione delle tecnologie digitali e incontrare la domanda di servizi-sistemi per la Sicurezza nazionale e il mondo dell’impresa (Pmi e startup)”, e un recente emendamento dal Dl Cybersicurezza che dà prerogative simili in questo ambito va nella direzione prospettata dall’analisi e dalle nuove scelte di Guerini.

Prospettive operative

In sostanza, Guerini invita a un’operatività molto più organica capace di evitare che l’Italia si trovi a dipendere esclusivamente dalle fortune di pochi grandi gruppi con ramificazione internazionale. Gruppi che, beninteso, rappresentano i principali punti di riferimento anche delle nuove strategie operative ma cui non sarebbe funzionale chiedere un ruolo di supplenza per gli investimenti in quei settori in cui è necessario spingere su innovazioni di frontiera costose o con un’ottica di lungo e lunghissimo periodo.

Leonardo, ad esempio, fa eccellentemente il suo lavoro portando avanti ricerche su cloud, Ia, supercomputer parallelamente alla partecipazione a programmi come quello Tempest in asse col Regno Unito; Fincantieri ha fatto segnare un +26,5% di ricavi per il boom di ordinativi delle nuove Fremm; Avio è ben posizionata nel mercato dei lanciatori spaziali. Allo Stato è deputato il compito di rafforzare le filiere che possono generare tecnologie e materiali utili al lavoro dei prime contractor e aumentare la quota di valore creata nella catena produttiva identificabile nell’industria nazionale.

Si può in questo modo comprendere appieno il punto della direttiva di Guerini in cui il ministro immagina la nuova politica industriale per la Difesa come volta a “perseguire l’efficace aggregazione di tutte le eccellenze scientifiche, accademiche e industriali nel campo della ricerca tecnologica ai fini dello sviluppo delle tecnologie disruptive ed emergenti”. Nella consapevolezza che “l’Italia ha consolidate aree di eccellenza in campo scientifico e tecnologico e il mantenimento questo vantaggio costituisce interesse essenziale per il Paese e per la Difesa in un’epoca di evoluzioni tecnologiche generazionali destinate a determinare i futuri equilibri geostrategici, militari, industriali, economici”. In quest’ottica, appare chiaro che un interlocutore cruciale per Guerini sarà il Ministero dello Sviluppo Economico guidato da Giancarlo Giorgetti, cassaforte e polmone operativo dei disegni di politica industriale alla cui guida vi è un ministro accomunato all’ex sindaco di Lodi dalla comune posizione centrista, moderata e apertamente atlantista.

Quanto pesa la Difesa

I numeri di gruppi come Fincantieri, Leonardo, Avio raccontano una parte importante ma non l’interezza dei rapporti tra la difesa e il mondo industriale italiano che Guerini vuole ulteriormente valorizzare.

Il peso economico del comparto della Difesa è difficile da valutare sia per la difficoltà di fissare perimetri chiari al settore, dalla componentistica ai prodotti finiti, sia per la sicurezza e la tutela che avvolgono molti comparti. Secondo Aiad (la Confindustria delle industrie del settore) il totale delle aziende di questo settore svilupperebbe un fatturato complessivo di 15,5 miliardi di euro, che altre analisi innalzano fino a 16,5-17 miliardi. Ambrosetti, in un report del 2018, fissava una cifra simile, attorno ai 14 miliardi. A cui va aggiunta tutta la complessa filiera dell’aerospazio, per sua stessa natura in larga parte strutturalmente dual use soprattutto nella componentistica.

Uno studio del Centro studi internazionali (Cesi) dedicato al comparto strategico dell’aerospazio per la difesa e la sicurezza (AD&S) ha sottolineato il forte effetto moltiplicatore garantito in questa particolare branca che genera direttamente 4,5 miliardi di euro di fatturato, arrivando ai 12 miliardi attraverso l’operato dell’indotto. 

In ogni caso parliamo di un peso importante e sostanziale a cui si sommano tutte le ricadute di lungo periodo su innovazione, ricerca, valorizzazione di talenti, creazione di brevetti e via dicendo. Sicuramente fare chiarezza sugli estremi della filiera, sulle sue divisioni e sui rapporti interni ed esteri delle aziende del settore potrà aiutare a fissare parametri chiari per investimenti e analisi dei ritorni, ma la questione fondamentale da cogliere è il fatto che parliamo di comparti ad alto moltiplicatore sulle spese effettuate. Una seria programmazione della politica industriale per la difesa può, in questi tempi complessi, contribuire dunque a generare occupazione d’alta qualità, valore aggiunto e profondi ritorni economici. Aggiungendo un consolidamento occupazionale e economico al suo inestimabile valore per la tutela della sicurezza nazionale.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.