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Se, come previsto, la guerra in Ucraina doveva generare un effetto domino globale, con la moltiplicazione delle tensioni ad ogni latitudine, allora possiamo affermare con certezza che gli effetti del conflitto sono arrivati, forte e chiari, anche in Asia. Non c’è ancora un secondo fronte caldo asiatico da opporre a quello caldissimo situato nell’est Europa, ma, senza alcun dubbio, la temperatura dell’Indo-Pacifico sta iniziando a raggiungere temperature caldissime. E non stiamo parlando del clima impazzito ma dei movimenti in corso d’opera nella regione.

In particolare, la Russia ha avviato una partita geopolitica nello scacchiere estremo orientale, proponendo esercitazioni e manovre militari, molto spesso a braccetto con la Cina, che preoccupano gli Stati Uniti e i loro partner locali, Giappone e Corea del Sud in primis.

Dovessimo dare un’occhiata ad una qualsiasi cartina geografica, potremmo individuare con facilità un triangolo della morte nel cuore a due passi dall’Oceano Pacifico. Ebbene, i tre vertici sono costituiti da Cina, Corea del Nord e, appunto, Russia. Con Pyongyang e Mosca ben felici di aumentare la pressione su Washington nell’area, nel tentativo di complicare la vita all’amministrazione Biden, costretta così a monitorare con attenzione tanto lo scenario ucraino quanto le azioni di disturbo in Asia orientale (in aggiunta alle sporadiche crisi riguardanti Taiwan e ai rimanenti dossier di politica estera).



Le esercitazioni della Russia

La flotta navale russa del Pacifico, che ha il suo centro di comando a Vladivostok, ha lanciato un’esercitazione su larga scala nelle aree costiere dell’Estremo Oriente, compresa una parte dei cosiddetti Territori del Nord, contesi con il Giappone.

Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha annunciato l’inizio delle operazioni spiegando che l’obiettivo principale delle manovre è quello di aumentare la capacità delle forze armate russe nel respingimento di un attacco in mare da parte di un aggressore. L’esercitazione ha inoltre lo scopo di impedire a ipotetici nemici di sbarcare a Sakhalin e nelle Isole Curili meridionali, che comprendono tre delle quattro isole rivendicate da Tokyo. Mosca ha fatto inoltre presente che l’esercitazione coprirà una parte meridionale del Mare di Okhotsk, e che vi prenderanno parte navi da guerra, sottomarini e unità dell’aeronautica.

La mossa del Cremlino è arrivata in un periodo di forti tensioni con la Nato, che negli ultimi mesi ha dato l’impressione di voler espandere la propria presenza militare proprio nel Pacifico, e proprio per contenere russi e cinesi.

Ricordiamo che, lo scorso settembre, navi da guerra cinesi e russe hanno intrapreso il secondo pattugliamento navale congiunto nell’Oceano Pacifico, poco dopo le esercitazioni strategiche Vostok 2022 guidate da Mosca. A dicembre, i bombardieri strategici russi e cinesi hanno invece effettuato manovre congiunte, sempre sul Pacifico. Durante una missione di otto ore, i bombardieri russi Tu-95 “Bear” e i bombardieri cinesi H-6K hanno sorvolato il Mar del Giappone e il Mar Cinese Orientale, in una traiettoria di volo che ha tra l’altro spinto la Corea del Sud e il Giappone a far decollare i caccia in risposta.



La Cina chiama Kim

La Cina, intanto, ha inviato un messaggio alla Corea del Nord. Xi Jinping ha detto al leader nordcoreano Kim Jong Un che i due Paesi dovrebbero intensificare la comunicazione tra le crescenti tensioni nella penisola coreana.

“Le situazioni internazionali e regionali stanno ora cambiando seriamente e in modo complicato”, ha detto Xi a Kim, secondo la Korean Central News Agency. Il presidente cinese si è detto disposto a rafforzare la “comunicazione strategica” con il Nord, guidare congiuntamente “la direzione dello sviluppo delle relazioni Cina-Corea del Nord (in realtà è stato utilizzata la dicitura istituzionale Repubblica Popolare Democratica di Corea) e promuovere la “cooperazione amichevole tra le due parti” per condurla ad un “livello superiore”.

Il messaggio sarebbe stato consegnato mercoledì scorso ma non sarebbe stato reso pubblico fino a martedì mattina, poche ore prima che i ministri degli Esteri del G7 chiedessero alla Corea del Nord di “astenersi da qualsiasi altra azione destabilizzante o provocatoria, compresi ulteriori test nucleari o lanci che utilizzano la tecnologia dei missili balistici”.

Unendo le due notizie, emerge dunque in tutta la sua interezza il triangolo della morte citato. La Cina si è assicurata l’assistenza indiretta dei suoi due partner, Russia e Corea del Nord, che hanno intrapreso azioni che costringono le forze armate statunitensi a rivedere i loro piani operativi. Washington, insomma, non dovrebbe ignorare la tripla convergenza tra Pechino, Mosca e Pyongyang.

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