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La Cina ha dimostrato il livello avanzato della sue capacità spaziali testando un sistema ipersonico del tipo Hgv (Hypersonic Glide Vehicle) con capacità nucleare lo scorso agosto, secondo quanto riportato dal Financial Times (Ft).

L’Hgv lanciato dall’esercito cinese ha fatto il giro del globo nello spazio, volando in orbita bassa, prima di accelerare verso il suo obiettivo, che, secondo le fonti del Financial Times, pare abbia mancato di circa due dozzine di miglia (circa 38 chilometri). Il test, nonostante l’insuccesso, ha colto di sorpresa l’intelligence statunitense: “Non abbiamo idea di come abbiano fatto questo”, ha detto un’altra fonte al Financial Times.

Il volo di prova di agosto ha utilizzato un razzo Lunga Marcia 2C ed è stato il 77esimo con questo vettore. Il lancio non è stato reso noto da Pechino, mentre lo sono stati il 76esimo e il 78esimo, l’ultimo dei quali avvenuto a fine agosto. Ci sarebbero enormi implicazioni se un tale sistema dovesse essere reso operativo: il principio su cui si basa questo sistema, già noto ai tempi della Guerra Fredda, è comunemente indicato come Fobs (Fractional Orbital Bombardment System) solo che invece di trasportare un tradizionale veicolo di rientro con armamento nucleare, questo utilizza un veicolo planante ipersonico (Hgv) che possiede un’immensa energia cinetica al rientro in atmosfera e pertanto potrebbe compiere un volo manovrato molto lungo a velocità molto elevate verso il suo obiettivo.

Il principio Fobs è stato a lungo una preoccupazione a causa della possibilità di aggiramento non solo le difese missilistiche, ma anche di molte capacità di preallarme. Rispetto a un missile balistico intercontinentale tradizionale (Icbm), un Fobs può eseguire gli stessi attacchi ma da direzioni altamente imprevedibili. I limiti di portata diventano un fattore irrilevante (la scala sarebbe effettivamente globale) e anche la tempistica di un first strike in arrivo è molto meno prevedibile. Con un tradizionale sistema di missili balistici Fobs, però, si potrebbe fare una sorta di proiezione di traiettoria se il veicolo “orbitale” a metà percorso viene rintracciato, anche se risulta essere ancora molto difficile. Questo non è affatto il caso di un progetto ibrido come quello che si dice sia stato testato dalla Cina: la combinazione del principio orbitale (il Fobs) col sistema Hgv renderebbe totalmente imprevedibile un attacco nucleare.

La testata Hgv, scendendo da quote suborbitali a velocità estrema, potrebbe percorrere migliaia di chilometri verso il suo obiettivo su una traiettoria che può essere totalmente avulsa da una normale balistica. A complicare ulteriormente le cose, questi sistemi possono attaccare dal Polo Sud, non solo dal Nord, eludendo così completamente i sistemi antimissile, pensati e schierati per intercettare veicoli di rientro e Pbv (Post Boost Vehicle) in volo nello spazio dell’emisfero settentrionale, e, per di più, eludendo anche la rete di localizzazione e di allerta precoce dei missili balistici americani anch’essa pensata per sorvegliare quel settore del Pianeta. Intercettare un tale sistema sarebbe quindi molto impegnativo, per non dire impossibile, soprattutto considerando che le capacità di intercettazione midcourse degli Stati Uniti (il Gmd – Ground-based Midcourse Defense) sono focalizzate sui tradizionali profili di volo dei missili balistici, che volano su una traiettoria parabolica e hanno distanze generalmente note di ogni fase di volo.

Una testata Hgv è già di per sé una sfida per la Bmd (Ballistic Missile Defense) statunitense, tanto che Washington sta correndo ai ripari cercando di sfruttare i sistemi attualmente in servizio, o di prossimo ingresso, ad interim in attesa di completare una nuova rete satellitare/missilistica appositamente pensata per intercettarli. Un veicolo di rientro planante ipersonico, infatti, è progettato esplicitamente per superare le difese antimissile avversarie sfruttando le sue caratteristiche intrinseche e di volo: la sua altissima velocità lo rende già di per sé più difficile da colpire, inoltre la possibilità di manovrare in volo, cambiando quota e direzione è un altro fattore che complica l’intercettazione. Se a questi aggiungiamo il profilo di volo notevolmente più basso rispetto a un normale missile balistico, quindi in grado di venire rilevato dai radar da scoperta molto più tardi, si capisce la preoccupazione del Pentagono. Risulta poi chiaro, da quest’ultimo punto di vista, che se un veicolo di rientro ipersonico vola su traiettorie inconsuete, ad esempio provenendo dall’emisfero meridionale, non si troverà nemmeno i radar da early warning puntati.

Il mese scorso, Frank Kendall, segretario dell’aeronautica americana, aveva lasciato intendere che Pechino stava sviluppando una nuova arma. Aveva infatti affermato che la Cina ha fatto enormi progressi, inclusa la “capacità di strike globali dallo spazio”. Il segretario aveva rifiutato di fornire dettagli, ma aveva suggerito che la Cina stesse sviluppando qualcosa di simile al Fobs che l’Urss ha dispiegato per parte della Guerra Fredda, prima di abbandonarlo. Ad agosto, il generale Glen VanHerck, capo del comando di difesa aerospaziale nordamericano, aveva dichiarato che la Cina aveva “recentemente dimostrato capacità di volo ipersonico molto avanzate” avvertendo che i progressi cinesi “forniranno sfide significative alla capacità del Norad di fornire preavvisi di minaccia e valutazione degli attacchi”.

È logico che Pechino, come Mosca, investa in sistemi di consegna delle testate nucleari che eludano le capacità di allerta precoce e difensive degli Stati Uniti, e l’idea che almeno alcuni delle centinaia di presunti nuovi silos di lancio scoperti nel deserto cinese potrebbero un giorno essere armati con un’arma come questa preoccupa molto il Pentagono. Del resto era inevitabile che, a fronte della concreta possibilità di vedere azzerato il loro potenziale di deterrenza nucleare, Cina e Russia prendessero le debite contromisure.

Proprio Mosca è stata la prima a schierare un missile balistico armato con Hgv: il secondo reggimento missilistico dotato di Avangard entrerà in servizio nelle forze missilistiche strategiche della Federazione Russa entro il 2023, mentre il primo è diventato parzialmente operativo a dicembre 2019 nell’oblast di Orenburg, a Dombarovskiy, presso la 13esima divisione che conta cinque reggimenti ciascuno operante con sei silos di lancio.

Il sistema cinese dovrà essere perfezionato (l’errore sul bersaglio è ancora troppo grande) e certamente servirà tempo per farlo diventare operativo, ma non bisogna sottovalutare le capacità di Pechino, che ha in forza già un primo sistema Hgv: il DF-ZF montato sul Mrbm (Medium Range Ballistic Missile) DF-17, un sistema missilistico mobile con una gittata compresa tra i 1800 e i 2500 chilometri.