Il sistema di difesa aerea russo tiene ma ha tre punti deboli: elettronica, software e geografia

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La guerra in Ucraina ha permesso di approfondire e aggiornare l’ecosistema Difesa della Russia grazie alle osservazioni provenienti dal campo di battaglia e dall’intero apparato militare/industriale russo, andato modificandosi durante il conflitto per adeguarsi alle necessità belliche.

Modalità di combattimento terrestre, aereo e perfino navale sono state spesso profondamente modificate in risposta alle esigenze del campo di battaglia, e parimenti il sistema industriale che supporta la Difesa, con annessa filiera logistica, è stato adeguato per sostenere il conflitto.

Il RUSI (Royal United Service Institute), istituto di ricerca britannico nel campo delle forze armate e della Difesa, ha recentemente pubblicato un dossier sul sistema di difesa aerea integrata della Russia in cui, oltre ad analizzarne la struttura, ne individua le vulnerabilità alla luce di quasi quattro anni di conflitto e di relative sanzioni internazionali, evidenziando nel contempo le capacità di resilienza sviluppate per sostenerne l’architettura in modo efficace ed efficiente.

La difesa aerea russa odierna ha ereditato la convinzione sovietica della necessità di essere, oltre che multilivello per affrontare tutte le minacce aeree, diffusa, consistente e all’avanguardia per contrastare la superiorità aeronautica della NATO.

La difesa russa tiene, però…

Per quanto riguarda la difesa antimissili balistici, al cuore del sistema di difesa aerea integrato (che da ora in avanti citeremo col suo acronimo anglosassone IADS), oltre a una rete di sensori (radar di allerta precoce e satelliti per il tracciamento dei missili), la Russia dispone attualmente di tre sistemi schierati principalmente a difesa di Mosca: i vettori A-135, A-235 (il primo con carica atomica il secondo con tecnologia hit-to-kill) guidati dal radar “Don-2N”, e l’S-500, sistema di difesa aerea mobile erede dell’S-400 capace anche di intercettare satelliti in orbita bassa.

Per quanto riguarda la difesa aerea strategica, ovvero quella a lungo raggio, le forze russe hanno in servizio S-300, S-350 (di portata inferiore), S-400 ed S-500 messi in rete e dipendenti da un’architettura radar incentrata sul nuovo “Container”, un radar con capacità di scoperta “oltre l’orizzonte”. In aggiunta, vengono utilizzati aerei AWACS (tipo Beriev A-50) e radar mobili, come quelli delle batterie di missili già citati. Dal punto di vista tattico (considerabile come medio raggio), l’esercito russo può contare sul sistema mobile “Buk-M3”, osservato nel conflitto a seguito delle forze corazzate/meccanizzate impiegate in battaglia, e a protezione delle basi avanzate (ad esempio in Crimea). Per quanto riguarda il corto raggio, il perno della difesa aerea russa è il sistema “Tor-M2”, affiancato dal “Pantsir-S2” e da un numero considerevole di diversi tipi di MANPADS (missili spalleggiabili).

La guerra in Ucraina, e in particolare gli attacchi ucraini alle infrastrutture russe (raffinerie, porti, basi aeree e navali) ha generato la falsa percezione che le difese aeree russe siano inefficaci: il rapporto afferma, invece, che “le difese aeree russe hanno imposto notevoli limitazioni alle forze armate ucraine, hanno protetto l’esercito e l’industria russa dalla maggior parte dei tentativi di colpirli in profondità e sono migliorate sostanzialmente nel corso della guerra. La Russia ha anche evitato di utilizzare alcune parti dei suoi sistemi di difesa aerea che sono più preoccupanti per la NATO”.

Il dossier afferma però che “le difese aeree russe possono essere penetrate e distrutte. Non sono insormontabili, ma rappresentano un ostacolo importante per colpire efficacemente le forze e il territorio russo”, come hanno dimostrato le azioni ucraine tramite UAV one way a lungo raggio e missili da crociera/balistici a corto raggio. Quando l’ATACMS entrò per la prima volta in scena, ad esempio, il numero di intercettori S-400 che i russi hanno utilizzato per intercettarli era sproporzionato. Nel tempo, l’integrazione del sistema russo è migliorata, con un abbinamento molto più efficace degli intercettori appropriati ai bersagli.

Nonostante l’IADS russo sia robusto, la realtà ha dimostrato che comunque gli obiettivi non sono al sicuro per via della natura del Paese: in Russia ci sono molti obiettivi, e sono geograficamente dispersi, il che significa che non possono essere tutti difesi. L’Ucraina, nel tempo, è diventata piuttosto abile nell’attaccare obiettivi privi di difesa aerea e ha dato priorità a obiettivi in cui materiali infiammabili o sensibili hanno consentito a piccole quantità di munizioni con carichi utili limitati di causare danni a cascata. Questo ha provocato la reazione russa con la decisione di difendere i possibili obiettivi e, di conseguenza, ha determinato la difficoltà per l’Ucraina di colpirli: quando sono stati attaccati obiettivi più protetti, il tasso di successo complessivo è stato meno del 10%, e ancora meno è stato prodotto un effetto considerevole.

Una guerra di logoramento

Gli attacchi riusciti su obiettivi rinforzati hanno spesso richiesto all’Ucraina di lanciare oltre 100 UAV per saturare le difese aeree e solo successivamente sparare missili da crociera o UAV più grandi per infliggere danni. Anche quando l’Ucraina ha utilizzato missili da crociera “Storm Shadow” o altre armi avanzate, i miglioramenti nell’adattamento della difesa aerea russa hanno fatto sì che spesso oltre il 50% di queste munizioni sia stato intercettato.

Queste percentuali hanno però avuto un peso considerevole nelle capacità di rifornimento, che sono state intaccate: Mosca sta subendo una campagna di attrito che ha faticato inizialmente a contenere con aumenti di produzione dei vettori più usati, sebbene abbia risparmiato i missili più performanti per mantenerli come deterrente verso le minacce aeree più complesse (bombardieri, caccia, missili balistici), per poi essere stata in grado di incrementarla.

Quindi è impossibile colpire l’ecosistema Difesa russo, in particolare quello per l’IADS? No. Il RUSI è molto chiaro in merito quando afferma che “le difese aeree russe utilizzano un’ampia gamma di componenti microelettronici di origine estera che la Russia ha faticato a produrre internamente, esponendola a rischi sistemici di interruzione della catena di approvvigionamento per sottocomponenti critici”. Come ad esempio per il radar dell’S-400, dove dal 2022 per alcune vitali componentistiche di calcolo si sono riscontrati ostacoli legati alla sua produzione. Gli equivalenti costruiti in Russia, dopo l’embargo e l’abbandono di fabbricanti stranieri di microcircuiti ad alta tecnologia, non hanno le stesse prestazioni, pertanto si stanno riscontrando perdite di efficacia. La conclusione del RUSI è che l’industria microelettronica russa è poco efficiente, dipende ancora da fornitori stranieri per chip più complessi, e che l’interruzione delle sue attività avrebbe un grave impatto sulla produzione di alcuni dei componenti più critici dei suoi sistemi di difesa aerea. Anche laddove la Russia produce la propria microelettronica, spesso essa dipende dalle importazioni di materiali e prodotti critici, anche dagli Stati Uniti.

Esiste anche una significativa dipendenza dalle forniture estere di materie prime, pertanto le importazioni di questi materiali potrebbero essere bloccate attraverso sanzioni economiche ad hoc. Inoltre, bisognerebbe sfruttare meglio la dipendenza del complesso militare/industriale russo da software di fabbricazione straniera, che è da tempo riconosciuta come una vulnerabilità informatica dallo Stato russo, che ha finanziato progetti per lo sviluppo di analoghi nazionali non all’altezza di quelli importati, al punto da ricercarli sul mercato attraverso triangolazioni con Paesi terzi.

Un’altra vulnerabilità, questa volta non dal punto di vista sanzionatorio, è data dalla “geografia” delle industrie della IADS russa: la maggior parte di esse sono composte da poli unici, ben individuabili, e quindi suscettibili di attacchi cinetici (oltre che cyber, aggiungiamo). Infine, per questi motivi, il RUSI sottolinea come l’esposizione dell’industria russa a interruzioni di produzione (o di produzione di materiale meno efficiente) potrebbe rendere la Russia un fornitore inaffidabile sul mercato estero in caso di crisi che imponga la richiesta di rifornimenti.