La crisi del sistema di sicurezza internazionale, e nella fattispecie la crisi ucraina, ha generato un cambio di rotta nelle politiche di Difesa delle cancellerie europee: dopo un torpore durato più di 20 anni nei quali si riteneva, con sguardo un po’ miope, che un conflitto convenzionale non potesse più verificarsi nel teatro euro-atlantico, ed euro-mediterraneo, l’invasione russa dell’Ucraina ha ridestato bruscamente i governanti europei mettendoli davanti a una realtà che, a ogni buon conto, era già palese almeno dal 2008, anno in cui Mosca decise di risolvere militarmente la questione georgiana.
Maggiori spese per la Difesa sono state richieste dalla NATO sin dal vertice del Galles del 2014, tenutosi dopo il colpo di mano russo in Crimea, e solo ultimamente anche l’Unione Europea ha stabilito un importante aumento col documento ReArm Europe/Readiness 2030. Sostanziosi aumenti della spesa per la Difesa in rapporto al Pil sono stati stabiliti da quasi tutti gli Stati europei, ma il decennale smantellamento dello strumento Difesa nel Vecchio Continente non riguarda solamente i mezzi, ovvero i sistemi d’arma, ma anche il personale: da dopo la Guerra Fredda, com’era ovvio, gli “eserciti” hanno visto una progressiva diminuzione degli effettivi e la loro professionalizzazione, con la sospensione, più o meno diffusa, della coscrizione obbligatoria.
Ora che il teatro europeo non viene più considerato sicuro, oltre a più armamenti – per avere un deterrente credibile – servono più “uomini”, e in alcuni Paesi si è aperto il dibattito sullo ristabilire o meno il servizio di leva.
Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier si è detto a favore della riattivazione della coscrizione obbligatoria in Germania. “Sono un sostenitore del servizio militare obbligatorio”, ha affermato in un’intervista all’emittente pubblica ZDF. Alla luce della mutata situazione della sicurezza in Europa, la Bundeswehr ha bisogno di un organico migliore. Non si sa se le misure previste per rendere il servizio più attraente siano sufficienti, ha detto Steinmeier. “Ecco perché abbiamo bisogno di un dibattito sul servizio militare obbligatorio ora, anche se non possiamo implementarlo da un giorno all’altro”, ha aggiunto il presidente federale, riferendosi alla mancanza di caserme e istruttori, affermando anche che “dobbiamo essere pronti nel caso in cui non ci siano abbastanza volontari che vogliano unirsi alla Bundeswehr”. Anche la Francia, però da qualche tempo (2021), ha fatto marcia indietro istituendo lo SNU (Service National Universel): una sorta di servizio militare volontario, ma della durata di un solo mese, rivolto ai giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni.
Quello che manca
Riattivare il servizio di leva tout court non è affatto semplice dal punto di vista della logistica: la riduzione degli effettivi ha portato con sé, inevitabilmente, la chiusura e dismissione delle caserme e di tutto l’apparato logistico che un tempo sosteneva i migliaia di giovani che svolgevano il servizio. Non solo mancherebbero gli alloggi e gli spazi addestrativi, ma oggi mancherebbe tutto lo strumento selettivo che capillarmente, sul territorio nazionale, incorporava i giovani nel servizio distribuendoli tra le varie forze armate. Mancherebbero figure professionali in numero adeguato per il lavoro di selezione, mancherebbero istruttori, divise, equipaggiamento vario, mancherebbero perfino le siringhe per le vaccinazioni o i prelievi di sangue, nonché tutto un apparato burocratico che gestiva il complesso della coscrizione. Cerchiamo di essere più chiari: questi strumenti esistono, ma sono dimensionati per gestire un esercito professionale, fatto di circa 150mila unità, non per gestire un esercito di leva più numeroso di almeno quattro volte.
Ricostruire un sistema simile, oltre a essere molto dispendioso (come si fa con le caserme? Si ricostruiscono? Si recuperano quelle dismesse da 20/30 anni? Con quali fondi?), richiederebbe anche molto tempo per farlo, e come ha detto il presidente tedesco Steinmeier, non si può implementare “da un giorno all’altro”.
La leva universale obbligatoria è veramente utile nell’attuale contesto internazionale e nel conflitto moderno? Diamo una risposta secca: no.
Ma un modello valido c’è
Sarebbe solo uno sperpero di denaro. Un inutile e dannoso anacronismo, buono solo per qualche nostalgico. Il mondo è molto diverso dai tempi della Guerra Fredda, soprattutto i sistemi d’arma sono diversi: basti pensare al tempo necessario oggi per addestrare un equipaggio di un carro armato, che non significa solo insegnare a “guidare” il carro, ma anche farne un “equipaggio”, ovvero creare quell’armonia e sinergia che permette di ottenere il meglio dalla macchina (cosa che gli ucraini, ad esempio, non sono riusciti a ottenere dati i tempi accelerati imposti dal conflitto e dalla disparità di forze). Il soldato di oggi, anche nella fanteria, è sempre più una singola tessera di un mosaico più complesso, in quanto il campo di battaglia è “digitalizzato”, e il fante si interconnette con altri assetti presenti o che interagiscono sul campo di battaglia (quindi deve imparare a farlo). Sono lontani i tempi in cui bastava saper maneggiare un FAL, lanciare una granata e sapersi muover sul terreno per poter essere idoneo al combattimento.
Lascia il tempo che trova anche il refrain che la leva obbligatoria servisse a formare il carattere della gioventù maschile: non è mai stato così. Tralasciando la considerazione che le Forze Armate non devono e non possono sostituirsi a chi deve educare un ragazzo, perché non sono un collegio o un precettore di Stato, pensare che il servizio di leva “formi” il carattere di una persona è molto ingenuo in quanto la coscrizione, da questo punto di vista, rende solo più esplicite le caratteristiche caratteriali che già sono presenti nell’individuo, e solo in rari casi, ovvero solo quando esiste una certa predisposizione alla disciplina, queste possono mutare. Sì, è vero che passare molti mesi lontano dalla famiglia, dagli affetti, insieme a sconosciuti, dovendo essere perfettamente responsabili delle proprie azioni (o inazioni), aiuta a capire come funziona “la vita”, ma non cambia chi non ha già in sé la predisposizione per cambiare.
Cosa fare quindi? La soluzione ottimale, per rimpolpare le fila delle unità sotto-organico (ovvero quasi tutte) e per avere una buona fascia di popolazione avvezza al “mestiere delle armi” l’abbiamo sempre avuta sotto gli occhi ed è il modello di coscrizione svedese: una leva selezionata di 10mila unità ogni anno che vengono inviate ai reparti, e col tempo vanno a stabilire una riserva specializzata e all’altezza degli strumenti d’arma moderni (e relative tattiche). Una soluzione ad interim, che sarebbe utile per alleviare il carico di lavoro per i militari di professione, sarebbe quella del richiamo del personale che ha già svolto il servizio, che potrebbe essere utilizzato per quei compiti meno specializzati ma pur sempre vitali all’interno delle forze armate.
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