Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Ais è l’acronimo di Automatic Identification System, un transponder per le unità navali che fornisce in tempo reale la posizione, l’identità, la rotta e la velocità di una nave esattamente come avviene per gli aeromobili. Sebbene il radar (di bordo o a terra) sia ancora lo strumento primario per evitare le collisioni in mare, l’Ais è un ausilio oggi fondamentale per la navigazione marittima moderna, tanto che tutte le unità, anche quelle militari, ne sono dotate. Il sistema ha lo scopo di assistere gli ufficiali di guardia di una nave e consentire alle autorità marittime di tracciare e monitorare i movimenti delle navi. L’Ais integra un ricetrasmettitore radio Vhf con il sistema di posizionamento Gps e con altri sensori elettronici di navigazione, come la girobussola o un indicatore di velocità di virata. Le navi dotate di ricetrasmettitori Ais possono essere tracciate da stazioni situate lungo le linee costiere o, quando fuori dalla portata delle reti terrestri, attraverso un numero crescente di satelliti dotati di speciali ricevitori.

La convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare dell’Organizzazione Marittima Internazionale richiede che questo sistema sia installato a bordo delle navi con 300 o più tonnellate di stazza lorda e su tutte le navi passeggeri, indipendentemente dalle dimensioni. L’Ais, esattamente come il transponder aeronautico, può essere spento per vari motivi: spesso le navi militari lo fanno durante una missione, ma altrettanto spesso lo fanno anche altri natanti che compiono azioni illegali o ai margini della legalità: le flotte di pescherecci cinesi che razziano i mari di mezzo mondo sono state notate spegnerlo quando si trovano in acque “contese” oppure quando pescano ai confini delle riserve naturali marittime, che a volte sono accusate di violare.

Ora però veniamo a sapere che il segnale Ais non solo si può spegnere per passare “inosservati”, ma si può anche simulare alla perfezione mostrando passaggi e rotte del tutto inesistenti.

Nel corso degli anni, gli analisti di dati che lavorano con Global Fishing Watch e SkyTruth hanno notato una serie di tracce di navi in luoghi impossibili: in transito sull’Antartide, nel deserto dello Utah e altrove, e si sono chiesti se queste false posizioni fossero il risultato di errori dei trasmettitori dell’Ais, se fosse per un loro uso improprio o a causa di un’interferenza intenzionale di terzi. Queste anomalie riscontrate in passato sono state interpretate e, in molti casi, si era comunque riuscito a individuare la posizione reale dell’unità navale, che è sempre stata effettivamente in mare. Da qualche tempo, però, si sta notando un nuovo tipo di “anomalia”, che mostra segnali coerenti con la normale navigazione di una nave che in realtà non è mai uscita dal porto.

Questo nuovo tipo di tracce Ais simulate rappresenta una minaccia significativa per l’integrità dei suoi dati e per la navigazione stessa e sottolinea la necessità di effettuare un’attenta revisione di quanto registrato dal sistema.

Uno dei primi casi di falsificazione su larga scala riguarda una regata in cui il segnale del gruppo di barche a vela appariva a centinaia di miglia nell’Oceano Atlantico anche se le antenne Ais a terra hanno una portata massima di circa 60 miglia. Si trattava, in quell’occasione, di un sito web che simulava queste competizioni in modo estremamente realistico; simulazione che è stata poi inserita in un sito Ais pubblico. Sebbene in quella occasione sia stato improbabile che i dati falsi abbiano interferito con la navigazione in tempo reale (le trasmissioni radio ad altissima frequenza che trasmettono informazioni Ais tra le navi vicine non sono state interessate), i dati raccolti su questi siti vengono trasmessi ad altri fornitori di dati e servizi di abbonamento utilizzati per monitoraggio e analisi marina, fornendo, sostanzialmente una “fake position” che vale quanto una “fake news”.

Come detto anche le navi militari sono dotate del sistema, e a quanto pare anche nel loro caso si può originare una falsa traccia. Recentemente, a febbraio del 2021, nove navi della marina svedese sono apparse sull’Ais come se fossero in manovra nel Baltico e in particolare anche vicino all’exclave russa di Kaliningrad, ma le autorità militari di Stoccolma hanno confermato che queste posizioni erano false.

Non è però l’unico caso. I più attenti ricorderanno, a pochi giorni del passaggio nelle acque territoriali “russe” al largo della Crimea del cacciatorpediniere britannico Hms Defender che ha innescato la risposta della marina di Mosca e una crisi internazionale, che su fonti open source girava il tracciato di un’altra unità statunitense, un altro cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, in navigazione sempre in quelle acque quando in realtà era ancora in porto a Odessa in attesa di salpare per l’esercitazione Sea Breeze. Traccia smentita dalla stessa Us Navy.

Gli esperti sono stati capaci di distinguere queste false posizioni da quelle vere: l’Ais segue un protocollo complesso che consente a diverse imbarcazioni di coordinare e trasmettere le posizioni l’una all’altra ed il sistema scambia in realtà un’abbondanza di informazioni oltre alla posizione, alla rotta, alla velocità e all’identificazione dell’imbarcazione che appaiono sullo schermo di una nave vicina. Proprio sfruttando questa complessità delle comunicazioni Ais si è riusciti a identificare uno schema specifico per le false posizioni simulate.

Questa metodologia, messa in pratica per il caso svedese, ha però scoperto un “vaso di Pandora”: utilizzata per i vascelli militari ha permesso di scoprire che quasi un centinaio di navi da guerra statunitensi ed europee avevano segmenti di rotta con lo stesso schema Ais delle false tracce.

Sebbene l’uso dell’Ais sia obbligatorio per la maggior parte delle navi di grandi dimensioni nei viaggi internazionali, non è mai stato previsto che le navi militari trasmettano la loro posizione. Tuttavia, molte navi da guerra usano il sistema quando il rendere nota la loro posizione non rappresenta una minaccia per l’unità o la missione, ad esempio durante le esercitazioni, in passaggi innocenti, durante la normale navigazione o quando entrano o escono dal porto. Dopo due importanti collisioni avvenute nel 2017 che hanno coinvolto cacciatorpediniere della Us Navy, la politica della Marina degli Stati Uniti si è spostata verso l’utilizzo dell’Ais in aree ad alto traffico navale. Tuttavia, anche quando lo si utilizza, le navi militari in genere non trasmettono i segnali di identificazione più specifici come nome, nominativo o numero dell’organizzazione marittima internazionale. Invece appaiono con una designazione generica come Netherlands Warship. Fortunatamente è anche possibile identificare e tracciare le navi utilizzando il numero di identificazione legato alla trasmissione Ais di ciascuna unità, l’identità del servizio mobile marittimo o il numero Mmsi (Maritime Mobile Service Identity).

Un altra modalità empirica, anche se non in tempo reale, di capire se effettivamente un’unità navale militare sia effettivamente quella indicata dal sistema Ais è di confrontare la traccia “radar” con le immagini satellitari, ma le fonti open source di ricognizione satellitare hanno sempre un certo “ritardo” nel divulgare le immagini e spesso non si trovano quelle che servono.

Un analista che ha effettuato un importante lavoro di controllo delle tracce Ais, ha osservato che la maggior parte delle tracce false è apparsa nel Mar Baltico o in altre acque dell’Europa settentrionale, ma ci sono stati diversi esempi anche nel Mar Nero. Molte delle unità da guerra, come già detto, avevano tracce che erano un mix di posizioni Ais normali, apparentemente legittime, e posizioni contrassegnate come potenzialmente false dall’algoritmo messo a punto dall’esperto.

È il caso della nave oceanografica statunitense Usns Bruce C. Heezen in transito nel Mar Baltico a settembre del 2020. I dati Ais la mostrano che nel suo passaggio attraverso il Mare del Nord ed entrante nel Mar Baltico tra il 17 e il 23 settembre, tuttavia, le posizioni trasmesse in quelle date corrispondono al falso modello di una falsa segnalazione Ais.

Il 18 settembre l’esperto asserisce di aver confrontato la presunta posizione della nave con le immagini radar del satellite Sentinel-1 dell’Esa, notando che non è presente alcuna nave, sebbene le dimensioni dell’unità statunitense (circa 100 metri) siano tali da poter essere notate senza troppi problemi.

Un secondo caso, ancora più eclatante, sarebbe quello della portaerei britannica Hms Queen Elizabeth che secondo l’Ais avrebbe incrociato al largo della costa irlandese con una flottiglia di altri navi da guerra britanniche, olandesi e belghe, a settembre 2020.

Il 17 settembre 2020 il sistema mostra questo gruppo da battaglia a circa 20 miglia dalla costa dell’Irlanda: oltre al Queen Elizabeth ci sarebbe il caccia Hms Duncan, la nave anfibia Hms Albion, nonché le due olandesi Rotterdam e Johan de Witt e la fregata belga Leopoldo I. Questa flottiglia avrebbe dovuto spiccare sulle immagini satellitari di Sentinel-2, tuttavia nelle date del transito secondo il sistema Ais non si è notata nessuna di queste, inoltre diverse foto e articoli di quei giorni mostrano che queste navi erano in porto altrove.

Non è chiaro come le false posizioni vengano combinate con i dati reali delle antenne Ais terrestri, sebbene si ipotizzi che possano essere prodotte da un programma di simulazione simile a quello utilizzato per produrre le tracce nelle regate simulate. Quello che è chiaro, invece, è che questi falsi segnali sono sempre più numerosi e sono diventati parte integrante del tracciamento delle unità militari.

Perché vengono create questa false tracce? Una motivazione potrebbe essere che siano un test della capacità di produrre e far passare false posizioni realistiche di navi o semplicemente si tratta di un modo per creare sfiducia e confusione tra coloro che utilizzano le informazioni di tracciamento dai siti Ais pubblici.

Ma la produzione di false rotte, che è né più né meno che attività di spoofing, se riguarda navi militari può anche essere sfruttata da un Paese per la propria propaganda: si potrebbe infatti creare ad arte una violazione delle acque territoriali durante quelli che vengono definiti “passaggi innocenti”, per montare un caso politico.

Viene anche da pensare che, vista la facilità con cui le marine militari ricorrono a questi falsi segnali che integrano in quelli veri, alcuni incidenti in mare, proprio quelli che hanno riguardato i cacciatorpediniere statunitensi, possano avere, se non come causa, come concausa una tale modalità.

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