La geopolitica della corsa allo spazio
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Nelle ultime ore lo spettro nucleare è tornato ad aleggiare sull’Europa. Uno spettro causato dalla guerra in Ucraina e dalla decisione di Vladimir Putin di emanare lo “stato di allerta speciale” per le sue forze strategiche. Abbiamo già avuto modo di spiegare, dalle colonne de il Giornale, che in realtà il leader del Cremlino non ha minacciato di utilizzare il suo poderoso arsenale atomico, bensì si tratta di una forma di linguaggio diplomatico, dettato dalle contingenze che non sono solamente limitate al fronte europeo, per cercare di essere più incisivo al tavolo negoziale e quindi di costringere l’Occidente a trattare seriamente sul futuro dell’Ucraina, e quindi di tutta l’Europa.

La Russia ha in corso, da tempo, la modernizzazione del suo arsenale atomico: la “triade” nucleare russa, ovvero i sistemi balistici lanciati da terra, da sottomarini che vanno a unirsi ai bombardieri strategici, è il principale, se non l’unico, strumento di deterrenza che ha Mosca.

Se in questi anni abbiamo assistito a un lento ma progressivo miglioramento delle componenti navali e aeree con l’ingresso in servizio degli Ssbn classe Borei e la modernizzazione dei Tupolev Tu-160 (“Blackjack” in codice Nato), sicuramente il settore missilistico è quello che ha visto i progressi più importanti, sebbene coi dovuti distinguo.

Una prima considerazione, essenziale per capire il contesto strategico dell’arsenale nucleare russo, è che le ristrettezze economiche in cui versa la Russia – anche dovute alle sanzioni internazionali – hanno costretto il Cremlino a razionalizzare i suoi programmi rinunciando, ad esempio, allo sviluppo di un missile balistico intercontinentale (Icbm) mobile: l’RS-26 Rubezh. Si è pertanto scelto di continuare a modernizzare i vettori in silos già esistenti, come gli UR-100N UTTKh e di proseguire nella costruzione di un Icbm pesante di nuova generazione, RS-28 Sarmat.

Gli UR-100N UTTKh (o SS-19 “Stiletto” in codice Nato) sono stati i primi, e finora unici vettori a essere dotati del nuovo veicolo planante ipersonico (HGV – Hypersonic Glide Vehicle) Avangard, in grado, grazie al suo profilo di volo variabile unito all’altissima velocità, di una certa capacità di eludere le difese antimissile statunitensi. La modernizzazione degli SS-19 prosegue: lo scorso agosto la NPO Mashinostroeniya, ditta produttrice, ha fatto sapere che quest’anno comincerà i lavori per prolungarne la vita operativa “per oltre i 37 anni”. Parallelamente, lo scorso anno, sono cominciati i test del vettore Sarmat, che in questo momento non è ancora entrato in servizio: lo scorso 17 dicembre il comandante delle forze missilistiche strategiche, il generale Sergei Karakaev, ha reso noto alla Tass che la Russia prevede di mettere in servizio, nel 2022, “quattro reggimenti missilistici. Tra questi, un reggimento con il sistema Sarmat nella regione di Uzhur”. Il Sarmat, quindi, lo ripetiamo, non è ancora in servizio nelle Forze Missilistiche Strategiche della Federazione Russa, e dovrebbe effettuare una serie di test anche quest’anno.

L’RS-28 è un Icbm a propellente liquido a tre stadi pensato per essere lanciato dai silos dei missili balistici. Denominato in codice Nato SS-X-30 Satan II, è lungo poco più di 35 metri e in grado di portare un carico bellico di 10 tonnellate, comprese le testate plananti ipersoniche Avangard, rappresentato da 10 testate di grosse dimensioni o da 16 più piccole.

Si stima che abbia una gittata compresa tra i 10mila e i 18mila chilometri ed è stato pensato per sostituire i vecchi SS-18 Satan. l’RS-28 Sarmat ha iniziato a essere sviluppato negli anni 2000, ovvero all’incirca in concomitanza con l’uscita degli Stati Uniti dal Trattato ABM. Dopo aver assegnato contratti di produzione al Makeyev Design Bureau e NPO Mash all’inizio del 2011, la Russia ha concluso la ricerca e lo sviluppo del Sarmat il 21 luglio 2011. Il primo prototipo è stato completato alla fine del 2015, mentre a dicembre 2017, la Russia ha condotto il suo primo test di espulsione da silo, che secondo quanto riferito ha rivelato carenze tecniche al sistema di lancio. Due successivi test di espulsione, a marzo e maggio 2018, hanno apparentemente avuto successo.

L’RS-28 inizialmente sarebbe dovuto entrare in servizio nel 2018, con 50 missili in ordine, ma, come accennato, ha subito anch’esso ritardi a causa delle difficoltà economiche in cui versa la Russia. Il Sarmat, secondo fonti russe, potrebbe potenzialmente, se lanciato non col suo carico bellico al completo, raggiungere gli Stati Uniti attraverso una traiettoria “da sud”, evitando cioè quella passante per il Polo Nord che lo metterebbe nel mirino del complesso sistema antimissili balistici statunitense. Tuttavia si ritiene, con molta probabilità, che un lancio di saturazione di missili balistici sarebbe in grado di penetrare lo scudo antimissile Usa.

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