Lo hanno soprannominato “scenario Z” e descrive alla lettera quello che secondo la Cina potrebbe accadere nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra totale. L’Esercito popolare di liberazione (Pla) cinese ha effettuato una simulazione per valutare le prestazioni delle sue nuove armi, a fronte di un possibile conflitto a tutto campo. Un’ipotesi più che realistica, quella della total war, considerando le crescenti tensioni con gli Stati Uniti e i molteplici dossier aperti potenzialmente esplosivi, come la questione taiwanese e le varie rivendicazioni incrociate nel Mar Cinese Meridionale.
Ebbene, nel loro ultimo test, gli esperti della Marina cinese, senza far riferimento a nemici specifici né nominare gli Usa, hanno denominato questo fantomatico giorno del giudizio come “scenario Z”. Attenzione ai termini: quando scoccherà l’ora X, il Dragone si troverà a fare i conti con una guerra totale. Un concetto secondo cui tutte le risorse e gli sforzi disponibili del Paese saranno mobilitati nel tentativo di vincere il confronto militare, e che prevede il coinvolgimento nell’azione i militari, certo, ma anche la popolazione civile e l’economia, proprio come accaduto durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
I dettagli del world war Z scenario sono racchiusi in un articolo (consultabile e scaricabile qui) intitolato An operational effectiveness evaluation method for surface warships in complex operational test environment pubblicato per la rivista Chinese Journal of Ship Research ad opera del ricercatore del Pla Fang Canxin e del suo team. Si tratta, come detto, di una simulazione ma, a causa di vari aspetti del documento – come la particolarità del contenuto e alcune mosse tratteggiate al suo interno – la notizia ha fatto il giro del mondo.
- La grande corsa della marina cinese
- La diplomazia sottomarina di Pechino
- La Cina è pronta a varare la sua terza portaerei
Lo scenario Z e l’unità 91404
Come ha evidenziato il South China Morning Post, nella Cina continentale la valutazione delle prestazioni delle armi convenzionali prevede war games basati su computer e test sul campo. Nel caso specifico, la simulazione si è concentrata principalmente sulla valutazione delle capacità di combattimento delle armi in un conflitto regionale, come l’intervento militare diretto di due o più gruppi di portaerei stranieri intorno a Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale.
Nello scenario Z c’è però “uno scontro di forza di volontà strategica” che spinge un conflitto regionale a trasformarsi in una guerra totale, si legge nel testo di Fang Canxin, appartenente all’unità 91404 dell’esercito cinese. Non un’unità qualunque ma quella responsabile dei test in mare di alcune delle armi navali più recenti e potenti della Cina.

Il signor Fang e i suoi colleghi, come detto, non hanno nominato alcun Paese in particolare, ma l’hardware nemico apparso nella pubblicazione – come il cacciatorpediniere classe Arleigh Burke – appartiene alla Marina degli Stati Uniti e ai suoi partner. Tali asset sono stati fatti appartenere ad una immaginaria “blue alliance” e cioè ad un'”alleanza blu“.
- La Cina lancia la sua terza portaerei
- Il “Grande Balzo in Avanti” della marina cinese
- La guerra dei mari del XXI secolo
Navi e mari
Nel loro articolo, gli scienziati cinesi si sono concentrati sul destino di una nave. La modalità Z-war presuppone che l’esercito cinese possa trovarsi sotto attacco (a tutto campo) da parte della suddetta e ipotetica alleanza blu.
La marina cinese, che attualmente può contare su quasi 50 cacciatorpedinieri, si vedrebbe colpire ciascun mezzo con più di 11 missili e più di tre siluri nemici. Sarebbe complesso schermare le imbarcazioni, visto che le minacce proverebbero da più direzioni e in più modi. L’alleanza blu sarebbe inoltre in grado di generare rumori di disturbo oltre 30 volte più forti del segnale utilizzato dalle navi da guerra cinesi per la comunicazione, mentre il raggio di rilevamento dei radar cinesi verrebbe ridotto ben al di sotto del 60% della sua distanza normale.
Insomma, queste condizioni estreme frenerebbero gravemente le capacità di combattimento della nave da guerra cinese. In un simile scenario, quasi un terzo delle capacità di difesa aerea del cacciatorpediniere andrebbe perso immediatamente dopo l’attacco, e solo la metà dei missili terra-aria potrebbe colpire i bersagli in arrivo. Gli esperti navali cinesi, che hanno valutato in modo indipendente i risultati della valutazione del test, “ritengono che le cifre siano realistiche“, si legge nel solito paper.

Foto: EPA/US NAVY/LT. AARON B. HICKS
La guerra totale immaginata dalla Cina
Il destino di una nave da guerra può essere trascurabile rispetto al costo complessivo di una guerra totale che, tra le altre conseguenze, potrebbe includere la perdita di milioni, o addirittura miliardi, di vite umane e ingenti danni a infrastrutture, città, reti di comunicazione e strutture industriali. Qualora uno o più attori dovessero ricorrere all’uso di armi nucleari, allora la guerra potrebbe anche causare effetti duraturi e dannosi sugli ecosistemi, sull’agricoltura e sull’ambiente, generando carenze alimentari, mutazioni genetiche e tassi più elevati di cancro e altre malattie.
Il team di Fang ha sostanzialmente presentato una seria discussione sulla guerra totale nel contesto delle potenziali minacce che le navi cinesi di superficie potrebbero affrontare in scenari molto familiari, coincidenti con le acque del Mar Cinese e dello Stretto di Taiwan. Il documento è stato però diffuso in un momento delicato. Ricordiamo, infatti, che nell’ultimo decennio la Marina cinese ha rivoluzionato (e sta continuando a farlo) le sue capacità militari per allestire una flotta oggi considerata qualitativamente quasi alla pari con quella degli Stati Uniti, almeno in termini di prestazioni delle sue navi di superficie.
Vuol dire che la Cina si sta preparando ad una guerra totale con gli Usa? È escluso. Al contrario, è più probabile che il report dell’unità 91404 sia stato realizzato per valutare le potenzialità militari dell’esercito cinese, e correggerne eventuali errori, e al contempo per dissuadere i nemici (leggi: Stati Uniti) ad intraprendere mosse azzardate nell’Indo-Pacifico.
“Se mettessi la scala di una guerra imminente su una scala da uno a 10, metterei la situazione in questo momento su un 7”, ha in ogni caso dichiarato Rodrigo Duterte, ex presidente delle Filippine, in un programma radiofonico nel fine settimana. Dal canto suo Hu Xijin, ex redattore capo del quotidiano cinese Global Times e figura di spicco sui social media cinesi, ha affermato che la maggior parte dei funzionari del governo cinese ritiene che il Paese dovrebbe mantenere la calma e non lasciarsi intimidire e impegnarsi in una eventuale “guerra di annientamento” contro gli Stati Uniti. “Se dovesse scoppiare una guerra tra Cina e Stati Uniti, nella quale gli interessi strategici di entrambe le parti fossero ugualmente in gioco, gli Usa sarebbero in grado di mobilitare facilmente le proprie forze e impegnarsi in una lotta all’ultimo sangue” ha detto Hu, lasciando intendere che la Cina avrebbe ben poche chance.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

