Il riarmo marittimo della Cina e la portaerei nucleare fantasma

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Lo scorso marzo, funzionari della marina cinese (PLANPeople’s Liberation Army Navy), avevano affermato che la costruzione della quarta portaerei era già iniziata, che la sua progettazione era stata realizzata “senza intoppi e senza ostacoli tecnologici” e che il tipo di propulsione della nuova unità sarebbe stato svelato al pubblico entro breve tempo.

Secondo indiscrezioni riportate dai media australiani, il primo taglio della lamiera della portaerei Type 004 sarebbe avvenuto a dicembre 2017, quindi all’incirca due anni dopo gli inizi dei lavori del Type 003 “Fujian”, che a maggio di quest’anno ha effettuato le sue prime prove in mare dopo essere stata varata a giugno del 2022. A oggi però, nei due maggiori cantieri navali cinesi, quelli di Jiangnan e di Dalian, i satelliti non hanno osservato alcun tipo di progresso nella costruzione del Type 004 (escludendo una foto sfocata risalente a febbraio 2024, in cui si vede ben poco), mentre nel corso degli ultimi tre anni i lavori svolti sulla portaerei “Fujian” sono stati ben visibili; ancora a dicembre 2023 in rete giravano solo disegni e modelli della futura portaerei cinese e cominciavano a circolare voci sulla costruzione di un’unità gemella del “Fujian”, che quindi apparterebbe alla medesima classe Type 003.

Secondo i primi progetti cinesi, la Type 004 dovrebbe essere una portaerei di tonnellaggio superiore rispetto al “Fujian” (che disloca 84mila tonnellate a pieno carico) ovvero caratterizzata da 100/110mila tonnellate di dislocamento – simile alle portaerei statunitensi – e soprattutto dovrebbe avere propulsione nucleare, rispetto a quella convenzionale della classe Type 003.

Come dobbiamo prendere le rivelazioni dello scorso marzo quindi? Disinformazione? Propaganda? Molto probabilmente la Cina ha effettivamente cominciato a impostare la sua quarta portaerei ma non sarà di dimensioni maggiori e a propulsione nucleare come originariamente reso noto. Risulta molto più probabile che sarà effettivamente un’unità gemella del “Fujian”, anche in considerazione che il ritmo sostenuto dai cantieri navali cinesi è stato elevato e la costruzione di una portaerei con reattori nucleari richiede ingenti risorse ingegneristiche e umane, che in questo momento sono impegnate in altre costruzioni, non da ultimi i sottomarini tipo SSBN (lanciamissili balistici a propulsione nucleare) di nuovo tipo.

Sembra inoltre che Pechino non disponga di reattori nucleari e associate turbine/scambiatori di calore con una potenza adatta alla propulsione di una portaerei, ovvero di una nave che deve essere in grado di sostenere velocità molto elevate. Ma soprattutto esiste una motivazione di ordine strategico: nei prossimi dieci o quindici anni, le esigenze della PLAN si concentreranno nella Seconda Catena di Isole (Second Chain of Islands) che circondano il Mar Cinese Meridionale, per cui una o due portaerei a propulsione convenzionale di nuovo tipo, come è il “Fujian”, sono più che sufficienti e soprattutto più economiche e veloci da progettare e costruire.

A testimoniare la validità di questo assunto strategico di breve periodo arrivano sia le fugaci (e piuttosto rare) incursioni in aperto Oceano Pacifico delle portaerei cinesi attraverso lo Stretto di Miyako (tra le Senkaku e le Ryukyu a nord di Formosa), sia la maggiore attività navale riscontrata negli ultimi due anni nel Mar Cinese Meridionale. Proprio da questo specchio d’acqua conteso arriva la notizia recentissima di un’importante esercitazione aeronavale che vede la presenza del CSG (Carrier Strike Group) della portaeri “Shandong” per la prima volta insieme a un’unità da assalto anfibio di classe Type 075.

La necessità di portaerei a propulsione nucleare apparirà, per la Cina, sicuramente negli anni a venire, quando la PLAN avrà tutti i mezzi, ma anche l’esperienza operativa, per supportare missioni di proiezione di forza a distanza e di lungo termine.

Per quanto riguarda il futuro gruppo aerei imbarcato, la Cina sta rapidamente adeguando la composizione ai suoi obiettivi strategici: risulta infatti che l’aviazione navale di Pechino avrà in servizio i caccia J-35, paragonabili per linee all’F-35 occidentale, ma soprattutto velivoli AEW (Airborne Early Warning) tipo KJ-600, che risultano sostanzialmente una copia del ben noto E-2 “Hawkeye” statunitense.

Mettendo a confronto il cambiamento delle costruzioni aeronautiche e di quelle navali, sicuramente possiamo dire che la Cina ha ambizioni che vanno al di là della Seconda Catena di Isole, sebbene velivoli come quelli già citati siano comunque adatti ed efficaci per l’attività nei mari più prossimi al territorio cinese. Risulta che questi due velivoli possano essere usati solo da portaerei con catapulte, com’è il “Fujian”, pertanto se si riuscisse a conoscerne i ritmi di produzione si potrebbe capire di quante portaerei di questo tipo la Cina intende dotarsi, siano esse a propulsione convenzionale o nucleare, date le speculazioni che vorrebbero la PLAN avere sino a 12 portaerei entro il 2045, ma è più plausibile pensare che tra il 2040 e il 2050 la marina cinese avrà in servizio sei di queste unità navali, compreso il “Liaoning”, che potrebbe continuare a essere esclusivamente una nave “per esperienze”.

Questa corsa verso l’aumento del potere aeronavale è dovuta alla necessità di Pechino di contrastare lo strapotere statunitense sui mari per una motivazione molto semplice: la protezione delle linee di rifornimento e commerciali. Il gigante asiatico è un Paese importatore di materie prime, produttore di altre materie prime vitali come le Terre Rare, ma soprattutto manufatturiero, pertanto la consapevolezza che la U.S. Navy potrebbe bloccare gli accessi ai mari perimetrali cinesi, come il Mar Cinese Meridionale (il ben noto “Dilemma della Malacca”), “strangolando” l’economia cinese, ha portato il Politburo a dare notevole impulso alla cantieristica e a produrre uno sforzo notevole per dotare la PLAN di potenza aeronavale, ovvero le portaerei.

Chiaramente per avere una blue water navy, c’è bisogno o di solidi alleati sparsi per il globo che mettano a disposizione i propri porti, o di vere e proprie basi navali, e la Cina si sta muovendo lentamente ma costantemente in entrambe queste direzioni.

Come abbiamo più volte detto nel corso delle passate analisi sull’ingrandimento della PLAN, avere tante navi non significa automaticamente avere potere navale, in quanto quello che veramente fa di un Paese una potenza marittima è l’esperienza e l’addestramento degli equipaggi: in una parola, la tradizione navale, e da questo punto di vista la Cina è una neofita della guerra moderna.