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Il Regno Unito sembra che stia elaborando un piano segreto per spostare le sua base di sottomarini nucleari dalla Scozia se questa diventerà indipendente.

A riferirlo è il Financial Times, che cita “fonti informate” identificate come “alti funzionari” del Ministero della Difesa (MoD) londinese, che avrebbero anche illustrato le diverse opzioni presenti nel piano. Londra, riporta il quotidiano britannico, “si oppone strenuamente all’indipendenza scozzese, ma la prospettiva di una potenziale separazione preoccupa Whitehall”. Sappiamo infatti che lo Scottish National Party della premier Nicola Sturgeon, che ha vinto le scorse elezioni, è contrario alle armi nucleari, che saranno vietate se la Scozia diventerà indipendente. Secondo quanto riferito dal Financial Times ci sarebbero tre opzioni nel caso che la Scozia esca dall’Unione: trasferire la base sulle isole britanniche, il trasferimento in un Paese alleato, per esempio negli Stati Uniti o in Francia, infine creare un nuovo territorio britannico d’oltremare nella Scozia indipendente dove ci sono le installazioni militari che ospitano sottomarini e missili nucleari.

Il governo del Regno Unito però nega, e insiste che “non ci sono piani” per spostare il deterrente nucleare strategico del Paese, l’unico rimasto a Londra dopo il pensionamento dei bombardieri della serie V (Vulcan, Victor e Valiant). Il portavoce del MoD ha dichiarato infatti che “il Regno Unito è fortemente impegnato a mantenere il suo deterrente nucleare presso la base navale di Clyde, che esiste per scoraggiare le minacce più estreme al Regno Unito e ai nostri alleati della Nato”. Il Ministero ha fatto sapere che “non ci sono piani per spostare il deterrente nucleare, che contribuisce alla sicurezza e all’economia della Scozia e del Regno Unito in generale, e le sue strutture di supporto sono sicure per le comunità locali”.

Non è la prima volta che da Londra trapela l’idea di spostare la sua base scozzese di Clyde, comunemente nota come Faslane. L’installazione militare si compone di due località: Faslane on Gareloch, dove sono basati i sottomarini, e Coulport on Loch Long, a otto miglia di distanza, dove sono immagazzinate le testate. I siti sono tenuti separati per motivi di sicurezza.

Già nel 2013 Il governo britannico stava prendendo in esame la possibilità di designare la base scozzese come “territorio sovrano del Regno Unito” se l’esito del referendum dell’anno successivo avesse portato all’indipendenza della Scozia. Allora, come riportato dal The Guardian, i funzionari del Ministero della Difesa stavano iniziando a esaminare un processo in due fasi per garantire che la Gran Bretagna potesse continuare a mantenere i sottomarini Vanguard nella base di Faslane.

La strategia britannica si era articolata in una prima azione diplomatica, informando la Scozia che smantellare la base di Clyde per costruirne una nuova in Inghilterra (o Galles) sarebbe costato decine di miliardi di sterline in molti anni che sarebbero stati conteggiati nella liquidazione “di fine rapporto” negoziata con il governo scozzese prima della possibile piena indipendenza.

L’alternativa proposta a quel tempo per ridurre tali costi che Edimburgo avrebbe dovuto sobbarcarsi sarebbe stata consentire la designazione di Faslane come territorio sovrano del Regno Unito sulla falsariga delle basi di Akrotiri e Dhekelia a Cipro. Faslane, in quel caso, avrebbe assunto lo status di Sba (Sovereign Base Area) per un periodo iniziale di 10 anni – per permetterne lo smantellamento – se il governo scozzese avesse rifiutato di consentire allo stazionamento dei sottomarini. Se invece il governo scozzese avesse accettato che i Vanguard fossero rimasti in Scozia, si sarebbe negoziato un contratto di locazione più lungo.
Le due basi alternative a Faslane – Falmouth Harbour e Milford Haven – che erano state individuate a quel tempo, avrebbero comportato costi molto elevati di adeguamento perché sono utilizzate per altri scopi sin dagli anni ’50.

Allora questa prospettiva aveva sollevato un vespaio politico, con il leader dell’Snp, Angus Robertson, che aveva dichiarato palesemente che quello inglese era uno “straordinario tentativo di Westminster di intimidire la Scozia”.

Il sito gallese di Milford Haven poteva essere un’opzione interessante perché è un porto naturale in acque profonde. Ma negli anni ’60 la Esso vi ha stabilito una raffineria di petrolio e il Ministero della Difesa, già negli anni ’60, decise che la base era incompatibile per motivi di sicurezza. Oggi il porto ospita due impianti di gas naturale liquefatto (Gnl) e gestisce il 30% della fornitura di gas del Regno Unito, oltre a due raffinerie di petrolio, complicando ulteriormente la possibilità di vedere arrivare i Vanguard.

Nel 1963, Falmouth fu suggerita – insieme a Plymouth che avrebbe ospitato i sottomarini – come opzione per il deposito dei missili, al pari di Coulport oggi, in combinazione con Devonport Dockyard. Tuttavia il Ministero della Difesa respinse l’idea perché voleva che il deposito di munizioni si trovasse entro un’ora di navigazione dalla base sottomarina. Falmouth, infatti, si trova a 70 chilometri a ovest di Devonport. Falmouth è anche un’area a forte vocazione turistica, e il sito proposto avrebbe richiesto l’acquisizione di terreni da parte del National Trust, il che sarebbe stato molto difficile, se non impossibile.

Si era pensato anche a Barrow-in-Furness, in Cumbria, dove la Bae costruisce i sottomarini della classe Astute a propulsione nucleare. Tuttavia, la base non è stata inserita nella rosa dei candidati del 1963 perché si è ritenuto che il Walney Channel fosse troppo poco profondo per i sottomarini nucleari. Il problema è la marea: ci sono solo un certo numero di ore al mese in cui è abbastanza alta da permettere ai battelli di transitare in sicurezza.

Risulta difficile, invece, pensare che il Regno Unito intenda appoggiarsi all’estero per la sua nuova base. Il sito francese di Ile Longue, in Bretagna, sembrava idoneo perché ha sede la flotta francese di sottomarini nucleari, ma non ha spazio sufficiente. Inoltre, non si dovrebbe presumere che i francesi sarebbero pronti ad avere una base sovrana straniera, con armi nucleari, sul proprio territorio.

Ancora anni fa si era parlato anche degli Stati Uniti. I missili Trident II D5, imbarcati sui Vanguard, sono noleggiati dagli Stati Uniti a King’s Bay, in Georgia. I sottomarini britannici, infatti, ci tornano regolarmente per la loro manutenzione e il Regno Unito paga ogni anno 12 milioni di sterline agli Stati Uniti come parte dei costi di gestione della base. Anche i componenti delle testate nucleari sono fabbricati negli Usa.

Nonostante questo i missili vengono usati in modo del tutto indipendente dal Regno Unito, in quanto il loro eventuale lancio non richiede il permesso, i satelliti o i codici da parte statunitense. Sebbene intercorra una “relazione speciale” tra Washington e Londra, ci sarebbero enormi ostacoli politici da superare, esattamente come per l’opzione francese. Anche quando i Paesi vanno d’accordo, possono non essere d’accordo su tutto. Quindi affinché il Regno Unito possa vedere garantita la sua massima indipendenza, sottomarini e missili sarebbe meglio che rimanessero su suolo patrio.

Attualmente Londra ha in servizio quattro sottomarini lanciamissili balistici classe Vanguard, e ne mantiene almeno uno costantemente in mare per attività di pattugliamento. I Vanguard, unità a propulsione atomica lunghe 150 metri, imbarcano 16 missili Trident ciascuno con tre testate nucleari.

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